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Al Teatro Cargo “L’Orchestra di carta”. Il Vte regala 140 posti ai dipendenti

di Caterina Bruzzone

Voltri, Teatro Cargo: gente in piedi nel foyer che confabula, altri che si segnalano alla cassiera: “ero in lista d’attesa da ieri”; i fortunati che hanno l’abbonamento prendono posto, molti si accontentano di una (comoda) sedia extra fila, mentre gli altri  ottengono con soddisfazione un posto dell’ultimo momento e la sala va verso il tutto esaurito. Per lo spettacolo L’Orchestra di Carta, il pubblico è variegato ed eterogeneo, differente da quello che in genere si vede nella Stagione teatrale ponentina.
La direttrice del Cargo, Laura Sicignano svela l’arcano di tanta affluenza: <Alcuni giorni fa il Vte ha acquistato 140 biglietti da regalare ai propri dipendenti e alle loro famiglie>.
Le famiglie infatti sono numerose, tantissimi bambini, alcuni ragazzi delle medie con i genitori e le loro insegnanti.
Sul palco, dietro a un tavolo che sa di officina Max Vandervorst armeggia con libri manifesti scatole e mostra pian piano al pubblico la sua arte e svela l’anima segreta delle cose: la musica è nascosta in ogni oggetto, anche quelli di uno di uso più comune e meno nobile, come il tubo dello scottex o la scatola del toblerone.

L’Orchestra di carta è costituita, appunto, da libri/arpa, fiammiferi/maracas, fustini di detersivo/chitarre, poster/flauti.

Max Vandervorst compositore e inventore di strumenti, non rientra in alcuna categoria di spettacolo perché lui stesso è spettacolo: un po’ liutaio un po’ mimo, molto musicista, intrattiene il pubblico per un’ora come one-man-band, mentre, davanti agli occhi stupiti dei molti bambini, trasforma un poster colorato in un flauto: lo arrotola, lo taglia alla misura opportuna, lo fora nei punti giusti, aggiunge un’ancia et voilà! Poi è la volta del rock del fustino: un basso elettrico con l’anima del Dash. e della cassetta della frutta che un po’ cetra un po’ bastone della pioggia.

Il gran finale spetta al pubblico: dapprima consegna a ognuno un pezzetto di carta, che, opportunamente ripiegato, diventa un fischietto che può accompagnare il flauto solista, poi invita otto papà sul palco, consegna loro del manifesti arrotolati che, battuti sulla mano, creano una scala di do maggiore: qualche nota di Mozart, l’incipit dell’inno alla gioia e poi un coro di applausi.

Inutile dire che i bambini di tanto in tanto continuavano a fischiare nei foglietti, qualcuno fino all’uscita.

Max Vandervorst dal 1988 ha prodotto un grande numero di performance e strumenti creati a partire da oggetti riciclati. “Symphony for Abandoned Objects”, “Concerto for Two Bicycles”, “The Man from Spa”, “The paper orchestra”, sono stati rappresentati per anni in giro per il mondo. è anche un prolifico compositore per il teatro, autore e scenografo. Ha insegnato all’Università francese e tenuto molti stage in tutta Europa.

 

 

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