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Serendipity

È stata lei stessa a suggerirmi il titolo del mio articolo odierno. Mi sono spesso riproposto nel mio lavoro – che è diventato mano  a mano hobby, passatempo, passione, modo di comunicare – di percorrere strade inesplorate rifuggendo banalita’, luoghi comuni. Cercando di sforzare il mio lato introspettivo per comprendere – o almeno tentare – le ragioni o i fini di un post. Se ci sia solo la voglia di raccontarsi, egocentrismo ed egorefernzialismo legato all’esigenza di mettersi in mostra, di comunicare senza difese. Di pretendere, magari, di apparire quello che non si è, concedendosi, almeno un po”, a stereotipi di facciata che sanno di politicamente corretto. Non sempre è oro quello che luccica.
Perciò serendipity che significa fare casualmente una scoperta inattesa e fortunata mentre si cerca qualche cosa di altro. Serendipity, per esempio, è il senso del mio articolo di qualche settimana fa sul bucato sbagliato del pop filosofo Simone Regazzoni. Perché – detto fra noi – non potevo che gioire di fronte alla palese inadeguatezza casalinga dell’autocandidato alle primarie del Pd.

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Non potevo che congratularmi con me stesso per aver  scoperto, finalmente, il lato umano, e quindi potenzialmente erroneo, di un neo politico che intende ispirare, nel personale metodo comunicativo, perfezionismo e un brutto carattere. Debolezza terrena di un personaggio che dice pane al pane e ha in odio buonismo, politicamente corretto, accordicchi, inciuci, salotti-caminetti, dinosauri, gerontocrati di partito e giovani replicanti. Divisivo come non mai, ma per scelta, forse… e probabilmente suicida, ossessivamente coerente con se stesso. E la scoperta della sua componente umana mi ha dato particolare soddisfazione. Da sempre mi piace raccontare il lato oscuro, quello più nascosto, quello che molta gente tiene gelosamente compresso. Per timore di incorrere in giudizi di merito non particolarmente positivi da parte di persone che non solo non capiscono ma nemmeno apprezzano. E perciò mi ha stupito, a maggior ragione, constatare che ancora c’è chi non usa i social per apparire quello che non è. In una città come la nostra incline ai giudizi e all’emarginazione.
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Anna Pettene, possibile candidato sindaco per il centrodestra, e comunque in corsa ove si facciano altre scelte per un ruolo di assessore nella squadra del centrodestra, costituisce l’eccezione che conferma la regola. Osservavo in un mio articolo, facendo riferimento a un suo post sull’accoglienza dei profughi ” Parole chiare non macchiate da certa solidarietà pelosa. Anche perché in passato la stessa Pettene si è esposta prendendo le distanze da certi salotti tipici della nostra città in cui passano anche decisioni fra imprenditori e politica. Una sorta di insofferenza da personaggio che ancora non si è completamente assuefatto al maniman tutto genovese. Gli stessi salotti che gravitano attorno alle sezioni del Pd che Il prof. Francesco Gastaldi ha gratificato con la targhetta di sezioni chachemire”. E ho ricevuto, inaspettata, una risposta di condivisione ” Mi sento onorata per il suo riferimento a me. Devo dire che non ci conosciamo ma ha captato in modo molto preciso un mio aspetto che è quello della incontrollabile insofferenza verso certi “habitat”😂Ci sarà modo di collaborare a un testo scritto, a quante mani si voglia e si creda, sull’antropologia dei salotti della SGCC ( sedicente Genova che conta…pare una sigla sindacale).

Sarebbe molto divertente e utile come spaccato sulla città. Potremmo ispirarci a Plutarco ” le vite parallele ” …la vita di facciata e la vita nell’ombra, i buoni propositi e i cattivi bilanci, i burraco di solidarietà e l’indifferenza assoluta verso la vita e le persone soprattutto quelle che non abitano nei palazzi ( e poi predicano l’accoglienza…) Un tema da approfondire una volta per tutte con l’obiettivo di archiviarlo per sempre insieme ai suoi polverosi protagonisti”. Ecco Anna è così. Chiunque, trasferendosi dalla provincia lombarda per entrare  a far parte di una famiglia con una solida e storica tradizione nell’imprenditoria genovese e non solo ( i Garrone, come moglie di Edoardo n.d.r.) avrebbe cercato di gestire la cosa ricorrendo a qualche compromesso. Specie in questo momento in cui risulta particolarmente esposta. Lei niente. E pretende di non rinunciare al suo modo di essere. Cosi’, dopo aver scherzato sul gioco, sondaggio, gomplotto di Primo Canale definendolo “belinarie”, inventa questa fulminante definizione dei salotti genovesi:  SGCC. Sigla da leggere…. Sedicente Genova che conta. Tanto per toccarla piano. Perciò Antonio Sava’, da attento scrutatore dei fenomeni media, suggerisce di coniare addirittura un hashtag: Anna dixit.

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 Anna dixit, per esempio, sorprendendo il naturale becerismo di certi leghisti “Mi è arrivato su Twitter il messaggio del Presidente del Consiglio Gentiloni che rassicura gli italiani sul suo stato di salute. Ho guardato i commenti in calce e ho provato ribrezzo. C’è gente che fa ancora battute infelici sulla malattia, augurando le peggiori prospettive. Ecco queste persone mi fanno schifo e mi preoccupano perché difetta ogni briciolo di umanità e di empatia. Se il repertorio disumano è quello che si scorge sui social c’è veramente tanto da costruire nel mare magnum delle relazioni umane rese sempre più anaffettive. Questa deriva umana fortificata e incentivata dall’interconnessione web mi allarma soprattutto in un momento dove l’orribile cronaca nera di Ferrara evidenzia quanto poco possa valere la vita umana…1000 euro per uccidere i propri genitori. Questi malawebeti li terrei molto d’occhio perché manifestano una importante dose di cattiveria ( sicuramente anche di pusillanimità) che può sfociare in atti di violenza maggiori” . O ancora cita  “L’introspezione è un’attività che sta scomparendo. Sempre più persone, quando si trovano a fronteggiare momenti di solitudine nella propria auto, per strada o alla cassa del supermercato, invece di raccogliere i pensieri controllano se ci sono messaggi sul cellulare per avere qualche brandello di evidenza che dimostri loro che qualcuno, da qualche parte, forse li vuole o ha bisogno di loro”. (Zygmunt Bauman). E comunque, Anna dixit o no, lei non demorde e, per nulla intimorita,  posta ancora “Il mio concetto di comunicare è pane al pane vino al vino. A molti non piace. Io non posso farne a meno. Lo so è spiazzante ma a volte un po’ di scosse fanno bene”. Ed è’ forse per questa ragione, cioè di spiazzante somiglianza, che sui social assistiamo a un sostegno a suon di like dell’autocandidato Simone Ragazzoni per la Pettene e della Pettene per Regazzoni. E stupisce che due potenziali politici di opposta fazione comunichino e si sostengano sulle rispettive pagine social come due amici qualunque. Serendipity, come dicevo. Una sorta di empatia suggerita in un post di un anno fa dalla stessa Pettene “Ho sempre adorato quel film dal titolo suggestivo “Serendipity”, una storia di amore ambientata a New York nel periodo natalizio. Galeotto fu un paio di guanti per Jonathan e Sara. 

Il termine significa fare una scoperta inattesa e fortunata, mentre si sta cercando qualcos’altro .Così per caso, la felicità e la fortuna bussano alla tua porta quando tu manco vuoi andare ad aprire e vedere chi è .Ed ecco la svolta! La vita che prende inaspettatamente un corso differente lasciandosi alle spalle per esempio un momento difficile, una relazione sbagliata, un lavoro non ideale…

Un nuovo inizio con la prospettiva di una vita diversa”. 

 

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E chissà se per la moglie di Edoardo Garrone, avvocato che frequenta un master sulla mediazione familiare si prospetta una svolta con impegno istituzionale? Anche perché, a quanto sembra, questi suoi nuovi studi la interessano parecchio ” Separazione, figli contesi, vite distrutte. Qualcuno conosce la mediazione familiare? A Catania si è suicidata una ragazzina di 14 anni. Indubbiamente già molto sensibile, resa ancora più fragile dalla separazione altamente conflittuale dei genitori. Ci sono tante storie del genere. Non tutte, grazie a Dio, hanno un epilogo così drammatico; ma sono comunque storie di dolore, angoscia, disperazione, paura, sensi di colpa, amarezza, solitudine… Troppo spesso i figli nel mezzo, contesi, inascoltati e neppure visti. Assistono a litigi, insulti, a bieche strumentalizzazioni. I genitori non mollano la presa pur di non darla vinta all’altro… I figli diventano spesso un modo per stringere ulteriormente la morsa in una sorta di legame disperante e disperato che assume i contorni di una spirale senza senso alla quale alcuni si sottraggono ponendo fine alla propria esistenza. C’è qualcuno che è riuscito ad aiutare la coppia in crisi ad uscire da questa stretta mortale? Esistono ancora professionisti seri e responsabili che offrono alla coppia soluzioni diverse dalla lite legale/ giudiziaria che passa il più delle volte attraverso carte piene di accuse, addebiti e fango che finisce per travolgere minori inermi? C’è qualcuno tra professionisti e cerchia di amici e conoscenti disposto a far ragionare diversamente i protagonisti del conflitto aiutandoli ad avere in mente i figli indirizzandoli verso soluzioni sane in un’ottica di responsabilità genitoriale? A riorganizzare la vita genitoriale nonostante la fine della coppia coniugale? C’è qualcuno che conosce la Mediazione Familiare? Vorrei capire cosa ne sapete voi perché i mezzi per limitare certe vicende esistono purché se ne parli”.

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La prima risposta sul tema lanciato dalla Pettene, che non a caso ha scelto una particolare branca del diritto di famiglia, valutando come particolarmente importante l’aspetto della difesa dei figli rispetto a quello dell’accordo economico fra i coniugi, è arrivata qualche ora dopo da Marinella Accinelli, presidente di Fidapa genovese che ha intravisto la possibilità di organizzare un convegno sul tema. E non solo: il vicepresidente del consiglio comunale Stefano Balleari ha proposto come sede del convegno la sala rossa di palazzo Tursi. Del resto la Pettene ha recentemente frequentato un master presentando una tesi dal titolo “Scontro e incontro tra infanzie in mediazione familiare” in cui la stessa Pettene sostiene, e spiega,  in estrema sintesi ” La crisi coniugale viene osservata come uno scontro tra infanzie, capace di provocare una serie di emozioni che riportano la coppia indietro nel tempo e nello spazio. La relazione conflittuale con il partner si presta ad affrontare ancora una volta il rapporto con i nostri genitori e a rivivere quelle emozioni che questo ci provocava da bambino. Il mediatore familiare nell’affrontare queste sedute di mediazione deve avere ben presente questo livello di conoscenza per condurre le parti al di fuori di quella emotività incontrollata idonea a boicottare ogni decisione sulla riorganizzazione futura delle relazioni familiari nell’interesse esclusivo dei figli minori”. Già, i figli minori, un aspetto spesso dimenticato dall’antica dottrina, pagina riportata spesso all’attenzione da terribili fatti di cronaca. Ma c’è un’ultima ragione che mi rende empatica Anna Pettene. Al di là della sua veste professionale e dalla sua natura che le impone di dire pane al pane e vino al vino. Il redivivo collega Elio Domeniconi la interpella con un commento a un suo post ” Perché non vuoi fare la sindaca?”. E la Pettene leggera glissa “Elio per favore non stressiamoci con l’argomento”, e poi aggiunge “A parte il fatto che sindaca è una roba che non si può sentire”. Domeniconi ci riprova “Allora diciamo sindachessa”. Altra risposta “Sempre peggio. Ha una certa cacofonia insopportabile che fa rima con cessa”. Ancora Domeniconi “Allora restiamo a sindaco”. Ma non ottiene nessun altro segnale. Il momento è delicato e le vecchie sottigliezze….da giornalista esperto non servono con l’avvocato. Avvocato, anche se una certa corrente di pensiero, lanciata dalla presidente della Camera Laura Boldrini, preferirebbe avvocata. O peggio… avvocatessa. Che fa sempre rima con cessa. Per dirla come la Pettene. Ancora un post, tanto per gradire “Per evitare perdi tempo, su questa pagina fb trovate post di vita in generale vissuta da me come cavolo mi piace da sempre fare, miei pensieri liberi di uscire dal mio cuore e cervello come cavolo mi pare e piace, selfie miei dei miei amici figli e cani , post di politica , mi piace la Lega di base, ho le mie idee da sempre su utero in affitto, matrimoni gay, immigrazione, terrorismo e le facce da culo le detesto. Per me facce da culo ha un significato molto esteso: ipocriti, buonisti, opportunisti, maleducati, predicabenemarazzolamale, arroganti e simili…Per cui evitate di insistere. Grazie”
 Tanto per ricordarvi – e ricordarci – che è ostile al neo movimento SGCC, ossia sedicente Genova che conta, ai salotti che si auto gloriano perché dicono di farne parte, al politically correct e al buonismo un po’ ideologico e un po’ peloso. Lei viene da Pavia, Florida provincia lombarda, in cui alcune vecchie mentalità della provincia novecentesca – a quanto parrebbe – sono state da tempo sdoganate. E negli accordi fra coniugi, per separazioni o divorzi,  pensa che la parte da preservare maggiormente siano i figli minori. Come spiega lei stessa parlando del suo progetto di professione, per il quale è tornata a studiare “Io sono avvocato, ma da due anni mi sono tolta dall’albo perché ho preferito ritornare a studiare. Per cercare di capire. Perché è’ fondamentale trovare un modo di comunicare diverso per stemperare la conflittualità eccessiva” . Anche per questo…. serendipity
Il Max Turbatore
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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