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Il bruco, la farfalla, Rovazzi, l’appestato ed il sondaggio

Fine settimana difficile fra lettere respinte e nemmeno troppo cortesemente, al mittente, tavoli di incontro che invece di costituire un auspicabile inizio hanno invece contribuito ad aumentare le distanze e a far riesplodere le polemiche. Messaggi in codice tutto da decodificare e comportamenti conseguenti, fra voltagabbana opportunisti e incoerenti, con uno sparuto, ma forse nemmeno troppo, gruppetto di inossidabili.
Ci eravamo lasciati con un sondaggio, quello di PrimoCanale, dai più svariati significati, a seconda dei punti di vista. Gioco, “Gomplotto”, farsa. Addirittura belinarie con copyright di Anna Pettene. Eppero’ quando il biofilosofo autocandidato alle primarie che non ci saranno in casa Pd, ha effettuato il sorpasso addirittura nei confronti di Alice Salvatore, rappresentante dei pentastellati con ingombrante presenza social, molti scettici hanno iniziato a rinterrogarsi sul significato dell’operazione dell’emittente televisiva genovese. E sulle ferite ancora aperte e’ caduto ancora un po’ di sale.

pastorino
Prima la lettera rimandata al mittente inviata da Terrile alla sinistra, definita dallo stesso Gianni Pastorino, esponente di Rete a Sinistra in Regione, imbarazzante, poi la tirata d’orecchi di Regazzoni al segretario provinciale del Pd con un post molto duro in cui il professore universitario ricorda di aver previsto il risultato con largo anticipo “Ho ripetuto, inascoltato, che il modo in cui il PD genovese andava a proporre un’alleanza con la sinistra era politicamente disastroso: perché senza un preventivo giudizio politico sulla Giunta Doria, di cui il PD è azionista di maggioranza; perché senza una strategia politica chiara che non fosse quella di un’armata Brancaleone come argine alle destre. Per dirla con la premiata ditta Rossetti & Terrile, che ha impostato questo approccio disastroso: “Dobbiamo fare l’accordo con Rete a Sinistra e Possibile altrimenti perdiamo”: Possibile ha subito risposto che non ci sta. Oggi arriva la risposta di Rete a sinistra alla linea Rosetti &Terrile per bocca di Gianni Pastorino. Una risposta politicamente lucida, bisogna riconoscerlo, dura, che mette a nudo l’inadeguatezza politica del patto Rossetti & Terrile che da giorni denuncio. Un piccolo patto, un accordicchio elettoralistico senza spessore politico, senza strategia, che, naturalmente, viene criticato da Rete a sinistra. Condivido le parole di Pastorino anche quando afferma che occorre aprire una discussione sul sistema di potere che in questi anni ha governato la città. Cari Rossetti & Terrile forse è tempo di capire che il percorso è sbagliato. Con Rete a sinistra si deve andare a un confronto con una linea politica chiara e autonoma, non perché si ha paura di perdere. Ma per fare questo dobbiamo avere il coraggio di dire, in modo chiaro, cosa non ha funzionato in questi anni, ed elaborare una critica seria al sistema di potere a cui il Pd ha partecipato. Senza questi passaggi sono inevitabili le risposte di Rete a sinistra e di Possibile”.

regazzoni

C’era già abbastanza carne al fuoco senza che il segretario incappasse in un’altra buccia di banana, quella di partecipare ai tavoli programmatici allestiti da Claudio Pontiggia e Manuela Arata senza aprire l’ iniziativa a tutto il Pd, come pare gli avesse chiesto proprio Claudio Pontiggia. Così il clima già caldo si è’ nuovamente infiammato, con tanto di post di Regazzoni sul profilo di Terrile “Trovo grave che il Segretario Alessandro Terrile partecipi ai tavoli per la costituzione del programma senza informare iscritti del PD, amministratori e senza coinvolgere forze sociali e cittadinanza. Io sapevo dell’iniziativa ed avevo deciso di andare. Quando ho saputo, oggi stesso, che il Segretario non aveva provveduto a informare tutti e ad aprire i tavoli alla cittadinanza non sono andato. Questo non significa solo essere autorefereziali Terrile. Questo significa non sapere quello che si fa e dare alla città e agli iscritti un’idea di totale improvvisazione. Avanti così”. Del resto da qualche settimana proprio Regazzoni è’ diventata una spina nel fianco della dirigenza genovese del Pd e il sorpasso alla Alice nel sondaggio ha aumentato le sofferenze. È’ ancora Regazzoni ad andare all’attacco “Ho ricevuto moltissime telefonate, questa mattina, per il risultato del sondaggio informale di Primocanale sul Sindaco di Genova che mi vede al primo posto. Grazie: il vostro sostegno e il vostro calore mi fanno sentire meno solo in questa battaglia per rinnovare la politica e dare un buon governo alla nostra città. La cosa più singolare, visto che al primo posto c’è comunque un uomo del PD, è stato il fatto che il Segretario del PD genovese Alessandro Terrile non solo non abbia speso una parola, ma abbia detto in tv che sono un alleato della destra e che spera io lo faccia gratis. Questo è oggi il livello del Segretario del PD genovese. Per quanto mi riguarda ringrazio il Segretario per le sue parole. Vado avanti e continuo a chiedere le primarie. Chi ama giocare con il fango è giusto che giochi da solo”.
Non a caso il politologo professor Francesco Gastaldi detto Gastalin commenta sulla sua bacheca facebook ” Non c’è’ un dirigente del PD genovese che se citi in nome di Regazzoni non vada su tutte le furie, ma come mai tutti questi cervelloni non hanno ancora trovato un’alternativa reale a Regazzoni??? È’ una domanda seria..”. Nonostante i risultati del sondaggio Regazzoni è’ diventato l’appestato di turno. L’accusa, risibile, è’ sempre la stessa. Da fasciocowboy lo si descrive come alleato, prezzolato o meno, della destra. Rispolverando la vecchia sindrome di una certa sinistra per chiunque dissentisse, etichettato come fascista, qualunquista o di destra. Politica d’antan. Riesumata anche nella polemica dei tavoli dal segretario provinciale Alessandro Terrile che spiega con serenità ” Considero un passo avanti ogni momento in cui due o più persone si siedono ad un tavolo ad immaginare il futuro della nostra città’. Chiunque siano quelli che lo organizzano, chiunque siano quelli che vi partecipano. Smettiamola di avere paura dei secondi fini. E costruiamo nuovi momenti ancora più belli, ancora più intensi. Continuero’ a partecipare ad ogni occasione di confronto a cui sarò invitato, e come PD ne organizzeremo diversi a livello provinciale e di municipio, con i nostri circoli e i nostri amministratori. Dimostreremo sono più importanti dei nomi. Lasciamo agli autocandidati le polemiche sugli inviti, sulle correnti, sui sondaggi online. Vi assicuro: ci farà’ bene. Un sorriso”.

terrile-bersani
E se non vi fosse un ritardo ormai abissale sull’agenda che porta alle prossime amministrative il sorriso di Terrile avrebbe la meglio sui naturali scetticismi. Ma ci sono anche conflitti interni ormai insanabili, tanto è vero che sono stati in molti gli assenti nonostante il percorso qualche settimana fa fosse stato condiviso fra il gelo degli organismi dirigenti. Ieri Non c’erano, per esempio, oltre a Regazzoni, Pippo Rissetti, Michele Malfatti e Victor Rasetto, tutti renziani. Le assenze e i post che si sono susseguiti sui profili dei vari esponenti del Pd, primo fra tutti quello del segretario, non sono sfuggiti a Genova 3000 che ha potuto spender qualche riga sulla nuova polemica in casa Pd. “Il casus belli e’ stata una riunione rivolta a militanti di centrosinistra indetta da Manuela Arata (ex Festival della Scienza) e Claudio Pontiggia (ex LegaCoop), le foto dell’evento pubblicate dal segretario genovese del PD Alessandro Terrile intitolate “Laboratorio per il futuro della città. Tavoli al lavoro” hanno scatenato le reazioni di iscritti e consiglieri di municipio che non sapevano nulla dell’iniziativa. Non si è fatta attendere la replica di Terrile: “Non era un’iniziativa organizzata dal PD. Ma da alcuni amici tra cui Manuela Arata, Claudio Pontiggia, Daniela Minetti, Alberto Balbi. Un incontro utile e partecipato che certamente porterà un contributo di idee per il futuro della città”, non si trattava quindi di un incontro targato PD anche i PD erano in netta maggioranza. Ancora Terrile ha proseguito: “Considero un passo avanti ogni momento in cui due o più persone si siedono ad un tavolo ad immaginare il futuro della nostra città. Chiunque siano quelli che lo organizzano, chiunque siano quelli che vi partecipano. Smettiamola di avere paura dei secondi fini. E costruiamo nuovi momenti ancora più belli, ancora più intensi. Continuerò a partecipare ad ogni occasione di confronto cui sarò invitato, e come PD nelle prossime settimane ne organizzeremo diversi a livello provinciale e di municipio, con i nostri circoli e i nostri amministratori”. Battaglia in cui Terrile ha ritrovato qualche personale sostenitore Maurizia Migliorini “Man mano che passa la serata, i nostri tavoli di oggi diventano sempre più ambiti…al prossimo incontro saremo tantissimi…ma noi siamo pronti all’assalto…noi accettiamo anche Giuda Iscariota, vero? E anche il Convitato di Pietra. Ci interessano le idee di chiunque, gli Ego un po’ meno, perché sono troppo ingombranti e soffocano il pensiero libero e soprattutto quello collettivo.”

erminia federico-raggi
Ed è’ addirittura l’ex alleato di Regazzoni Giovanni Battista Raggi, andatosene per costruire ponti, che pur convalescente dal l’influenza ha riproposto la tesi di Terrile sulla sua bacheca. E poi uno spaccato di vita familiare “Sono settimane che mio figlio mi martella con l’ultimo successo del cantante Rovazzi…Sulle prime ero piuttosto freddino a riguardo, ma oggi ho capito finalmente tutta la forza comunicativa del pezzo, leggendo alcune polemiche politiche cittadine su FB…Grazie Rovazzi! (E grazie a mio figlio Antonio per avermi insegnato nuovamente qualcosa!)” . Passaggio in cui probabilmente Raggi alludeva al “che caxxo me ne frega” che costituisce il refrain dell’interpretazione dell’autore di Andiamo a Comandare nel suo nuovo successo Molto interessante.
Gia’. Talmente interessante che Gaia De Pascale, sostenitrice di Regazzoni risponde per le rime al tesoriere del Pd Giovanni Battista Raggi “Bacia la mano che non puoi tagliare – recita un proverbio africano. In questi giorni me ne sto qui, nel mio eremo di bambini scuola e scrittura, a guardare la triste processione dei baciamano con la mannaia sotto il letto, e ripenso al grande Sanguineti, al suo ‘odio i convertiti’, a quante conversioni richiede la ginnastica politica, quanti capolavori di piccole meschinità quotidiane. È un teatrino di serie B, ma a trovarci il comico, dentro, a guardar bene che non di mannaia si tratta, ma di coltellino da scout, o limetta per le unghie, c’è pure da divertirsi”. Triste pero’, quando quello che sino a qualche settimana fa pareva essere un pistoleros eroico e dal sangue freddo. Anche per Raggi è’ diventato un appestato da impallinare pur, e a maggior ragione, ricevendo un bel po’ di consensi. Raggi dopo aver cullato i propositi della prima canzone del Rovazzi, ora è ‘ costretto a rifare i conti e i personali programmi e a rispondere per le rime di fronte a qualche comportamento che avvalorerebbe la sudditanza e l’alto tradimento. Vabbè, come si diceva solo gli imbecillì…. Con tutto quel che ne consegue, ponti e fughe in avanti. Tavoli usurpati e accuse di favorire la destra. Tutto già visto, già sentito, già digerito. Come in questa storia surreale raccontata da Tiler, il genovese che affresca i muri per ricordare antiche contraddizioni e delitti nei confronti del paesaggio e dei genovesi. Abbiate la pazienza di leggerla. Il finale è’ particolarmente adatto anche per questa storia. Tutta targata Pd. Storia di incomprensioni, tornaconti personali e bugie.

tiler

Dunque racconta Tiler: “Questa è una storia che vorrei restasse a chi verrà domani. Narra di un Bruco, un essere un pò speciale, il suo corpo era enorme, lungo ben 60 metri e le persone rimasero da subito molto stupite quando entrò in città e nelle nostre vite. Vide una strada molto grossa e molta gente ai lati che non sapeva come attraversarla, cosi decise, senza troppo pensarci su, che avrebbe offerto il suo corpo per aiutare quelle persone a giungere in sicurezza dove dovevano andare. Quanto stupore nel vedere un gesto cosi altruista, in migliaia cominciarono a calpestarlo, e cammina cammina alla fine nessuno si ricordava più da dove fosse venuto quel Bruco. Passarono gli anni, i troppi passi avevano lasciato il segno al punto che nessuno voleva più attraversare il suo corpo, il Bruco a quel punto decise che voleva continuare ad aiutare, non se ne sarebbe andato. Chiamo il suo amico Vento e gli chiese se gentilmente poteva avvertire chi incontrava per strada di notte, che lui era li e che il suo corpo poteva dare dimora e riparo. E vennero in tanti, non importava chi fossero nella vita, avevano bisogno di aiuto e lui li aiutava. Anche gli anni da rifugio passarono, e il Bruco si ritrovò di nuovo solo, vecchio, stanco e consumato al punto da non essere più un bello spettacolo. Così la gente cominciò a guardarlo male. Si fece una riunione con tutti i Colti della città per decidere cosa si potesse fare di un essere così grande e cosi inutile, la riunione durò anni, i Colti non mangiarono e non dormirono fino a che un giorno trovarono la soluzione…. A MORTE LA BESTIA! Corsero fuori in tutta fretta, fucili alla mano, ma quando arrivarono in quella grossa strada il Bruco non c’era più. Quello che agli occhi di tutti sembrava un corpo decadente, era in realtà l’inizio della sua metamorfosi, il nostro caro Bruco non stava morendo ma aveva appena cominciato a vivere. “CHE SPLENDIDA FARFALLA!” furono le parole del Vento quando lo vide spiccare il volo, da quel giorno non hanno più smesso di giocare insieme. Questa è ovviamente una favola, la realtà la conosciamo bene tutti, negli anni 90 si spesero 2 miliardi di lire per costruire un oggetto di dubbia utilità, la ditta che lo costruì, come spesso accade in Italia, è poi fallita e i nostri cari governanti non hanno voluto prendersi carico della manutenzione del tunnel, lasciandolo per anni a simboleggiare il decadimento della nostra città. Oggi, chi ci governa si vanta e si elogia di averlo smontato, ma se si fermassero a pensare e smettessero di nutrirsi con le loro stesse bugie, si accorgerebbero di aver solo posto fine ad un fallimento, non c’è da congratularsi, non c’è festa, c’è solo la solita cruda realtà”.

Il Max Turbatore

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