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Rottamazioni

Lo scrollone prova a darlo PrimoCanale, lanciando, tra il il lusco e il brusco, un sondaggio fra i suoi telespettatori e fra i frequentatori del sito on line dell’emittente genovese, sul nome, più o meno gradito, del possibile, probabile o improbabile, prossimo sindaco di Genova. Mettendo in fila ventidue nomi, di centro sinistra, centrodestra, cinque stelle, e fondatori di una lista civica, fra politici, imprenditori, rappresentanti della società civile, pretendenti al titolo. Un lungo elenco in cui compare persino chi, come il presidente della Fondazione palazzo Ducale Luca Borzani o l’assessore Gianni Crivello, in epoca non sospetta avevano dichiarato, o proclamato a più riprese, di non essere per niente interessati. Ovviamente c’è anche il sindaco uscente, il marchese Marco Doria, al quale ripetutamente il Pd avrebbe dovuto chiedere, per la verità sempre con minor insistenza, se fosse ancora nei suoi progetti ricandidarsi o meno. Doria, per la verità non è mai stato chiaro al riguardo. Si è limitato a dire che avrebbe preferito avere il ruolo del grande tessitore di una rinnovata intesa fra Pd e sinistra, chiedendo l’aiuto di Giuliano Pisapia, senza mai mettere comunque la parola fine alla sua esperienza di primo cittadino. Riuscendo a produrre solamente la reazione stizzita del parlamentare europeo Sergio Cofferati che, nelle vesti di costruttore di ponti, una volta abortito il fantastico progetto di Matteo Renzi di unire con una superstrada lo stivale alla Sicilia, ci si vedeva calato per davvero. Inevitabile che il progetto giocoso di PrimoCanale incontrasse già  sul nascere le critiche che abbondano, in casi simili, sul web. Con tanto di detrattori pronti a mettere in dubbio le finalità del sondaggio. Financo che l’operazione altro non fosse che un tentativo di indirizzare il voto asservito alle mire della proprietà dell’emittente che proprio qualche giorno fa festeggiava i trentacinque anni di vita. Ma il mondo social questo è, cresciuto nella cultura del sospetto perenne che a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca. Senza soffermarsi, al contrario, sul fatto che i partiti, con tanto di segreterie, coordinatori e padri padroni, avevano promesso che passate le feste e gabbato lu santo, le nebbie sui nominativi si sarebbero tosto diradate.

 
regazzoni
 
Eppero’, almeno così la penso, evidentemente sciogliere gli interrogativi che da qualche mese ci portiamo dietro, presentando nomi, cognomi e curriculum dei pretendenti al trono del Marchese sarebbe stata mossa che avrebbe impedito di mettere a posto, nei dettagli, alleanze, riposizionamenti, equilibri e prospettive di chi al momento non ha interesse per le amministrative, ma molto di più per le prossime politiche. Situazioni che andranno ad incidere sulla ridistribuzione del potere locale o, invece sulla perpetuazione dello stesso. Nella strenua difesa dello status quo, che, nella maggior parte dei casi, fatto salvo uno sparuto gruppetto, al di là delle dichiarazioni di rito e di facciata, a nessuno interessa veramente cambiare. Con buona pace di salotti, caminetti e dinosauri della nostra gerontocrazia polito-amministrativa-imprenditoriale.

Rottamatori a parole o forse no, che alla fine si ritrovano protagonisti del vecchio gioco al rialzo della politica. E ad ogni buon conto preferiscono, dopo aver definito, poco prima di capodanno, un Cinepanettone la pretesa di Doria di trasformarsi in grande tessitore sotto l’egida e la regia di Pisapia, virare bruscamente trasformandosi in improbabili costruttori di ponti.

sondaggio

 
 
 
 
Capita così che il sodalizio dei rottamatori neorenziani, convalescente per la batosta del referendum, passato il giorno della rivelazione, come spiega efficacemente in un titolo di ieri il Secolo XIX, si ritrovi a perdere i pezzi e il front man Simone Regazzoni debba continuare la sua battaglia con un gruppetto di fedelissimi un po’ più sparuto.
Accade perciò che il rottamatore per antonomasia il popfilosofo Simone Regazzoni, che vede allontanarsi e quasi scomparire all’orizzonte ogni giorno di più’ la tenzone delle primarie, per la quale da parecchie settimane si stava preparando, debba salutare uno dei suoi alleati principe, il tesoriere del Pd Giovanni Battista Raggi, e alzare nuovamente il tiro sulla sua pagina social. Un po’ urlando, un po’ ragionando. E lanciando sacri anatemi ” MI CANDIDO PER DARE UNO SCROLLONE A GENOVA E ALLA VECCHIA POLITICA. SE VINCO DIVERSI PROFESSIONISTI DELLA POLITICA DOVRANNO CERCARSI UN LAVORO. Penso abbia ragione Mario Paternostro. A Genova serve un sindaco in grado di dare lo scrollone. Io mi candido per questo: per scrollare Genova dal suo torpore, per liberarla dai politici incapaci, per aprire una nuova stagione in cui la politica non occupa poltrone ma risolve problemi.

Credo di essere uno dei pochi che dice quello che pensa e ha la libertà e il coraggio di fare quello che dice. Io non ho paura di decidere. Per me la politica è confronto ma alla fine servono decisioni chiare, nette. Il Centro storico va rivoltato come un calzino, messo in sicurezza e ripulito. Le persone perbene devono avere diritto di vivere serene e tranquille. A Genova non possiamo accogliere più immigrati: dobbiamo impegnare in un lavoro di volontariato al servizio della comunità quelli che ci sono. Gli irregolari vanno espulsi. A Genova dobbiamo migliorare i servizi, razionalizzare le partecipate, attrarre imprese per creare lavoro. E il decoro urbano deve essere messo al centro dell’azione di governo: oggi Genova è una città sporca. Dovrà diventare una delle città più pulite d’Europa. Per fare questo serve però qualcuno che abbia le mani libere e le idee chiare. E non guardi in faccia nessuno. Credo ci siano parecchi politici da mandare a lavorare: a partire dal PD. Si chiama rinnovamento vero. Per questo il Pd e vecchi gruppi di potere a Genova sono in preda a una profonda agitazione di fronte alla mia candidatura. Se vinco la vecchia politica ha le ore contate. Se vinco saltano diverse poltrone. Se vinco alcuni professionisti della politica dovranno cercarsi un lavoro come abbiamo fatto tutti noi. La pacchia è finita”.
Tanto che un amico, dimostratosi negli ultimi tempi più rivale che amico, probabilmente in virtù di qualche ambizione verso il nuovo ruolo di segretario regionale, ha avuto modo di sfogare il suo veleno nei confronti dell’invincibile Clint Regazzoni ferito nella sua ingenuità. Capita a tutti. C’è chi ha nelle corde la propensione al ruolo dell’eroe e chi quella di Maramaldo. Massimiliano Morettini “Alcuni quando restano soli alzano la voce per farsi compagnia. Altri restano in silenzio e cercano di capire se e dove hanno sbagliato. Preferisco i secondi. Sempre”. Massima da affidare alla storia. Quella che il lider maximo individuava come preposta a giudicarlo.
regazzoni gallerani
L’antefatto sta tutto nel duello all’ Ok Corral fra Sergio Pippo Rossetti e Regazzoni che, qualche giorno prima di Natale, ha fatto morti e feriti nella composita corrente renziana genovese. A quel punto qualcuno ha pensato che proprio quello sarebbe stato il momento adatto per tirare i remi in barca per passare all’incasso.
Regazzoni non fa nomi ma spiega “Nelle scorse settimane qualcuno mi ha suggerito: “Questo è il momento buono per fare un accordo”. Ho risposto: “Questo è il momento buono per dimostrare serietà e affidabilità politica, andando fino in fondo senza accordicchi”. Io non costruisco ponti con il gruppo dirigente che in questi anni ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare. Lo sfido fino in fondo sui contenuti e sulla linea politica. Se perderò politicamente perché a Genova ci sarà un centrosinistra con un candidato unitario o perché sarò escluso da eventuali primarie ne prenderò atto con serenità e resterò, da sconfitto, nel mio partito. Quel che è certo, per usare le parole di un grande uomo politico, è che non sarò mai tra quelle ‘anime timide che non conoscono né la vittoria né la sconfitta’”.
Perche’ il momento di massima tensione in cui la vecchia guardia Dem ha deciso di provare ad indebolire la resistenza del “Clint Eastwood de noantri” , per caso o per sorte, è coinciso con il giorno in cui il nuovo ministro dell’interno Minniti ha deciso di inserire con forza il tema della sicurezza e dell’immigrazione nel suo taccuino politico. Sulla sua bacheca Regazzoni lo aveva sottolineato con soddisfazione ” Nel mio programma per Genova ho messo sicurezza e controllo dell’immigrazione ai primi posti. Non servono tavoli di lavoro per sapere che sono due problemi che Genova sta vivendo da troppo tempo e che, da troppo tempo, non vengono affrontati con chiarezza e serietà. La situazione del Centro storico, di Sampierdarena e delle periferie ce lo dice chiaramente.  Oggi questi due temi vanno messi al centro dell’agenda politica. Serve una politica di sicurezza che integri interventi sociali e controllo del territorio da parte delle forze di polizia. Mentre sul piano dell’immigrazione servono controlli rigorosi, rispetto delle quote, espulsione di chi non ha diritto e attività di volontariato o, dove possibile, lavori socialmente utili per chi viene accolto. Sono stato accusato per questo di essere “di destra”. La cosa non mi ha mai preoccupato: era solo questione di tempo prima che i nodi venissero al pettine. E non c’è politica oggi che possa rifugiarsi in mere posizioni etiche su questi temi: questo va bene per chi si occupa di fondazioni culturali, non per chi deve prendere decisioni politiche. Ora i nodi sono venuti al pettine. Finalmente anche a sinistra si riconosce quella che era un’evidenza. Il Ministro Minniti lo ha dichiarato: “Sicurezza è parola di sinistra. Sono da sempre convinto che la sicurezza sia pane per i denti della sinistra”. E sull’immigrazione ha prospettato un deciso cambio di passo, che prevede anche l’accelerazione delle procedure di espulsione per chi non ha diritto. Anche Minniti è di destra? No, semplicemente Minniti affronta in termini finalmente politici due temi ineludibili per una sinistra riformista. A questo punto a Genova il PD deve fare chiarezza”. A livello locale, però una simile scelta avrebbe di fatto inficiato ogni possibilità di futuro accordo fra il Pd e la sinistra. Demolendo in partenza il progetto per cui sia il segretario provinciale Alessandro Terrile sia Doria stanno lavorando. Progetto che prevede, per far quadrare il cerchio, l’individuazione di un candidato unitario, non iscritto al Pd, ma da anni alla sua corte da tirare fuori dal cappello in momenti più propizi.
pippo-rossetti
 
 
 
È proprio per quel motivo Raggi insinua fra i motivi dei dissapori il problema sicurezza sostenendo che Regazzoni  sarebbe stato favorevole alle ronde dei cittadini, cosa che il popfilosofo, da parte sua nega con  forza. In realtà ha sempre parlato di polizia di prossimita’e di tutela della legalità. Ma a questo punto può rendere di più e far gioco parlare di ronde dei cittadini, ne’ più ne’ meno di quanto propongono Matteo Salvini e le camicie verdi della Lega nord. Eppure, appena qualche mese fa proprio Regazzoni e Raggi avevano firmato insieme un documento in cui si prendeva atto, finalmente, che il segretario del Pd Alessandro Terrile, intendeva parlare  e confrontarsi sulla questione tabu’ della sicurezza nel centro storico “Oggi è un gran giorno per il Pd genovese. Per il nostro partito. Il Segretario del Pd Alessandro Terrile saluta con favore il nuovo piano sicurezza per il Centro storico di Genova.Da molto tempo, come noto, sollecito il Pd e la Giunta Doria sul tema sicurezza, chiamando in causa direttamente il segretario Alessandro Terrile. Prima sono stato accusato di essere di destra. Poi sono stato soprannominato “Clint” o “sceriffo”. Quindi mi è stato detto che non c’era nessuna emergenza sicurezza. Infine mi è stato risposto che il problerma sicurezza, in effetti, forse, c’era ma non si risolveva con la forze dell’ordine, bensì con la cultura…Finalmente, ora, ci siamo. Finalmente il Pd si è svegliato. Finalmente un’inversione di rotta, dopo tante accuse e resistenze ideologiche. Finalmente si riconosce che a Genova nel Centro storico c’è un’emergenza sicurezza, si riconosce che la sicurezza non è di destra, si riconosce che una risposta efficace richiede, in primo luogo, un aumento delle forze dell’ordine. Perché dove non vige la forza di legge domina la legge del più forte. Bene. Auspichiamo ora si possa aprire al più presto anche un serio confronto sull’altro tema tabù per il Pd: il problema immigrazione. Ma questo, va riconosciuto, è un buon inizio. Meglio tardi che mai”. Ma nonostante i buoni propositi e le giravolte del sindaco da allora ben poco è’ stato fatto. Legittimo chiedersi a molti mesi di distanza che cosa abbia fatto cambiare la visione in proposito di Giovanni Battista Raggi trasformatosi da fustigatore del segretario provinciale in personalissimo ruotino di scorta dell’abbinata Terrile-Leonardon, con l’attitudine a costruire ponti.


 
 
erminia federico-raggi
 
 
E a tale proposito, anche se da una angolatura diversa vorrei utilizzare le parole di un amico Paolo Vanni, gestore del Berio Caffe, il bar della biblioteca Berio, dove nei giorni scorsi si sono introdotti nottetempo alcuni malviventi portandosi via la cassa. Vanni è giustamente avvilito per il disinteresse del Sindaco e dell’assessore che dovrebbe occuparsi delle biblioteche, Carla Sibilla,  casualmente anche lei inserita qualche giorno fa fra i papabili per la candidatura a sindaco. “Sai che cosa mi ha davvero avvilito….non l’esistenza di ladri e il furto del denaro…..quanto che tutto questo sia avvenuto entrando in un comprensorio pubblico ( la Biblioteca ) e che i ” proprietari di casa ” non si siano neanche preoccupati di conoscere e verificare quello che era accaduto al BerioCafè……potevano averci anche distrutto il locale……non pretendo un atto di solidarietà…..ma un minimo di intersse forse sì……..in fondo e neanche tanto in fondo il bar ristoro della Biblioteca è del Comune di Genova o no?”. Il tutto a significare come e quanto le sfaccettature che stanno dietro al termine legalità e sicurezza risultino il più delle volte insondabili. Come se per la sinistra i due problemi, avvertiti e percepiti da gran parte della cittadinanza, pur esistendo, per facilitare le cose, e le alleanze, fossero da rottamare.

Il Max Turbatore
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