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Il bucato di Regazzoni

Ho incocciato il volto umano di Simone Regazzoni, pop filosofo, docente a contratto dell’Universita di Pavia, direttore editoriale de “Il Melangolo”, autore di libri, e candidato alle primarie del Pd. Stavolta l’ho sorpreso nel ruolo di stenditore, non in quello abusato di rottamatore di una gerontocrazia Dem, suggerito dal suo amore per il Clint Eastwood, pistolero invincibile con la colt fumante che lascia vittime sul suo cammino, e nemmeno in quello di massmediologo che ragiona sui segreti della comunicazione social, rinverdito dalla sua ultima lettera-intervento comparsa proprio ieri sul Secolo XIX sulla sinistra all’epoca della post-verità. Parole su cui riflettere, in contrapposizione al momento in cui Beppe Grillo rilancia l’attenzione sulla deriva bufalara dell’informazione e sulla purga di facebook, con il tribunale del popolo pronto a giudicare su giornali, giornalisti e tv. Lui, il Regazzoni, che sarà tutto, anche populista, forse, ma mai banale, rilancia la sua personale chiave di lettura su “Un’epoca in cui verità e finzione, verità e menzogna rischiano di essere indistinguibili”. Il popfilosofo,ex spin doctor della Lella Paita sconfitta da Giovanni Toti non demonizza ma avverte “La sinistra è rimasta indietro. Non ci si misura con il nuovo populismo delle destre contrapponendo una presunta realtà contro le bufale, facendo fact checking ma producendo narrazioni altrettanto potenti. La politica non ha il compito di “dire la verità” ma di farla mettendo in campo una narrazione volta a trasformare le cose, non a dire come le cose stanno “veramente””.

regazzoni

Ma non era di questo che intendevo occuparmi. O perlomeno non soltanto di questo. Di Regazzoni mi ha incuriosito, come dicevo, l’ultimo suo post, quello in cui una volta di più, lascia da parte la sua corazza esteriore di invincibile, razionale filosofo e autore, sceso avventurosamente nel campo politico per misurarsi nella sua felice accezione con salotti-caminetti e vecchie logiche dei dinosauri del Pd. In qualche occasione mi aveva favorevolmente impressionato nelle vesti di padre tenero e affettuoso, a significare che sotto quella scorza rude e battagliera batteva un cuore di genitore attento. Le gite in montagna e le doti potenziali di amazzone alle prime armi della figlioletta, l’albero di Natale, l’empatia per la perdita di un amico. Indagavo sulla scorza rude che si dissolveva sino a riportarlo tanto simile a chiunque, fragile fra le quattro mura di casa. E così ieri mi sono ritrovato a riflettere sull’essenza della post-verità e sulla potenza della narrazione. Perché, nonostante la narrazione, per quanto potente si è quel che si è, non solo quello che si vorrebbe apparire e dare ad intendere di essere.

Così Regazzoni ha recuperato con un solo post quel volto umano, sintomo di imperfezione e fragilità che al di là del personaggio divisivo ce lo restituisce umanamente intatto. Ironia e fragilità di chi si mette in gioco, anche fra le mura domestiche “Quindici minuti passati a stendere, questa mattina: precisione, attenzione che nemmeno leggessi Hegel, nessuna molletta caduta, camicie ben posizionate sul filo, calzini a prova di folate di vento. Operazione compiuta. Poi torni a casa. E capisci dallo sguardo di tua moglie che qualcosa è andato storto. Molto storto. E non ti salverà la filosofia. Perché hai steso le cose già asciutte pronte per essere stirare, mentre la lavatrice è ancora piena di roba bagnata”. Stenditore inadeguato, o soltanto maschio volenteroso e imperfetto nel disbrigo delle faccende domestiche? Scatenando nel dubbio i fans-seguaci social che da tempo, conoscendolo per proclami, critiche, prese di posizione nei confronti del sindaco Doria e quant’altro della sua giunta evanescente, da tempo aspettavano pazienti l’incrinatura, lo scivolone. Da lui sarebbe stato lecito attendersi il bianco più bianco del bianco. O un libello-trattato filosofico sul metodo del buon stenditore. Calzini appesi per la punta e non dalla parte dell’elastico, camicie stese con il collo verso il basso per non far colare il colore o sotto le maniche, nella zona delle ascelle, per non lasciare il segno delle mollette. Invece il pop filosofo si è lanciato in una personale pubblica ammenda perché, pur concentrato ha lasciato la biancheria a mollo in lavatrice e ha steso gli indumenti da stirare. Come se Clint, raccontasse ai suoi tifosi di quella volta che invece delle colt aveva estratto dalle fondine, a velocità supersonica, due banane. Insomma il volto umano riappacifica con il personaggio duro, reattivo, cazzuto. Alcuni dicono, addirittura cinico e un po’ baro.
bucato
E non so – tenendo conto che nel mio passato da cronista in cui ne ho viste di ogni, con personalità bipolari da dottor Jekyll e mister Hyde – se la personale narrazione di Regazzoni in questo caso risponda a una voluta inversione di tendenza. Forse gli hanno consigliato di rallentare, almeno in queste feste e in questo inizio di 2017, edulcorando, almeno un po’, quel personaggio da fumetto tutto d’un pezzo che rasentava la freddezza del replicante-macchina attentissimo a coniugare il causa-effetto. Qualche incertezza, o qualche speranza che ci fosse un cuore, a dire il vero l’avevo nutrita già nel penultimo giorno dell’anno per un post che nella mia naturale, insopportabile, diffidenza avevo giudicato esca per gli animalisti e le gattare “Ti hanno abbandonata qui che stavi in una mano. Rintanata in un buco non ti facevi nemmeno avvicinare.Ti lasciavo il latte in un piattino: tu uscivi per mangiare, poi sparivi di nuovo. Ci sono volute settimane per accarezzarti. È passato molto tempo, avrai circa 15 anni. Continui a essere poco socievole e vagamente scontrosa: se qualcuno prova a prenderti in braccio lo sbrani. Se provano a farti giocare ti alzi e te ne vai. Hai portato in dono topi, uccellini, ramarri e una povera tortora. Un giorno sei sparita, era maggio o giugno, poi ti abbiamo ritrovata con 5 gattini. Mi hanno detto che sei una gatta norvegese, ecco il perché di tutto quel pelo. Buon anno Luna”. O, appena qualche ora prima di una riunione politica importante, l’ultima del 2017, quando con la piccola Julia, la figlia, aveva visitato la mostra dei dinosauri al museo di storia Naturale. Avevo creduto, nell’occasione, che potesse essere nient’altro che un modo per ironizzare ancora una volta sulla gerontocrazia che si preparava ad affrontare. Invece ora penso sinceramente che si trattasse soltanto genuino amore paterno. A riprova di quanto possa essere complesso l’animo umano e che talvolta, forse per difesa, si decida di esplicitare e far suonare all’esterno o in pubblico solo alcune corde.

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Soprattutto quelle del politico puntuto per cui o lo amano o lo detestano cordialmente. Come quel post sull’amico, si fa per dire, Massimiliano Morettini colpevole di cercare per le amministrative un’altra strategia politica.”L’ex-assessore della Giunta Vincenzi Massimiliano Morettini, uomo “nuovo” della politica genovese, prova a dare la linea al Pd con considerazioni “politiche” imbarazzanti senza capo né coda. Siamo a gennaio. Non un tema. Non una analisi su Genova. Non un giudizio su Doria. Non un progetto. La comicità involontaria di Morettini ci espone al ridicolo. Leggere per credere. Abbiamo toccato il fondo. Se abbiamo ancora forza e idee vere risolleviamoci. “Saltiamo a piè pari la discussione sui nomi e costruiamo invece palchi, auditorium e sale d’ascolto” (Massimiliano Morettini).

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Oppure quello con cui omaggia il militante Dem Davide Mazzarello, nipote del l’illustre senatore Graziano con un “Sintesi politica perfetta” perché impallina senza pietà il nemico di sempre, il Marchese Marco Doria “Uno che in 5 anni deve ancora capire la sceneggiatura, che in 5 anni ha avuto l’aiuto regista più spesso impegnato in ciak autonomi che in linea con la regia principale, che in 5 anni pur essendo reduce da un “Oscar” conquistato a sorpresa contro due star in lotta della stessa casa di produzione si è fatto imporre dalla stessa produzione attrici e attori da tv-movie di serie B decisamente fuori “ambiente”, non può che trascinare l’intera produzione verso un mega flop al botteghino, e gli spettatori alla fine premieranno la commedia del regista di Sant’Ilario o la fiction mediaset style del regista di De Ferrari!!! Cambiamo regista per Genova?”.

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O, ancora, come quando qualcuno si stupisce della sua resistenza al lavoro e agli impegni, votato all’onnimpressnza fra politica, mondo universitario e universo di scrittore “Nel 2017 usciranno tre miei libri: a febbraio (saggio UTET), giugno (romanzo Longanesi) e settembre (saggio Ponte alle Grazie). Ora sono in uno di quei rari momenti di calma piatta: quando ancora non so che cosa scriverò e, per un po’ di giorni, non sento il bisogno di scrivere, come se fossi svuotato, sereno (è una sensazione che non dura molto). So, però, che vorrei sperimentare qualcosa di nuovo. E so che, ormai, la dimensione narrativa è per me imprescindibile. E’ in questi momenti che guardo in modo ossessivo film e serie tv: e aspetto, annuso l’aria, finché non si alza il vento e un nuovo temporale, in lontananza, si annuncia”. Addirittura se esplicita legittima soddisfazione per i risultati di un’allieva “Orgoglioso della mia studentessa, Federica Cibien che, dopo una bella tesi in filosofia, ha accettato di misurarsi con la scrittura di un libro su cucina e filosofia (scritto insieme a Francesca Romana Gallerani Pozzo) e ha avuto meritato successo. Federica ha un sogno: occuparsi di giornalismo gastronomico. E’ brava, preparata, seria, e ha grande capacità di scrittura. Se ci sono giornalisti interessati dico: non fatevela scappare. «E’ una raccolta di citazioni filosofiche sulla cucina, il cibo e l’alimentazione. L’idea è partita dal mio professore di Filosofia, Simone Regazzoni, che, oltre ad essere stato il mio relatore di tesi, è anche il direttore editoriale de “Il Melangolo”. Mi ha fatto questa proposta e mi ha affiancato a Francesca Gallerani, che ha invece curato la parte delle ricette. L’idea mi è subito piaciuta: alcuni dei filosofi citati sono stati inseriti per divertire il pubblico, come il passo in cui Wittgenstein “pensa meglio pelando patate”. Lo scopo principale però era quello di capire come i più grandi pensatori di sempre si rapportano col cibo”».

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Nemmeno il food applicato alla filosofia esula dai suoi poliedrici interessi. Talche’ ritrovarlo alle prese con la prova del bianco o finestra che sia, possibile interlocutore dotto di uno scambista di fustini ci è’ – in questa epoca di post-verità applicati alla narrazione – di particolare conforto. Sapere che il potenzialmente perfetto popfilosofo con velleità di primarie, Simone Regazzoni, ceffa come ogni comune mortale di sesso maschile la prova bucato e incorre, come è’ giusto che sia, nei rimbrotti terreni della moglie, ci risolleva almeno un po’. La collega Donatella Alfonso con causticità da pari opportunità lo gratifica “Un po’ distratto, appena appena. Che le donne riescano a pensare e intanto stendere non è una leggenda. 😂😂”.

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E fu così che dal cappello magico spunto’ una pretendente donna alla successione del sindaco, marchese Marco Doria: l’assessore della sua giunta Carla Sibilla. Probabilmente più rassicurante. Almeno sul bucato.

Il Max Turbatore

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