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Cannibalismo

Meno due. Meno due alla fine del 2016. Anno bisesto. Anno funesto. Anno di referendum. L’anno del passaggio di mano fra Renzi e Gentiloni, della contrapposizione fra si e no, del clima da curve, delle tossine da smaltire. Mi sono preso un paio di giorni, dopo gli auguri di rito, un paio di giorni girovagando su facebook, alla ricerca di segnali di discontinuità, di vaticinii di speranza che mi immettessero sul rettifilo che porta al 2017. Poco o niente. Troppo presto, forse. Sono incappato in Carlo Besana, farmacista del Cep e anima per 18 anni del circolo Pianacci, orfano da un anno, dopo 18 anni di attività, dalla sua creatura.
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Nel 2010, forte di una certa popolarità aveva tentato anche con la politica. Capolista alle regionali della lista civica “Noi per Burlando”. Gli andò male.

In questi giorni si è reinventato illustratore satirico con un post a cui ha fatto seguire fotomontaggi che, via via,  si sono perfezionati sul prof. Francesco Gastaldi ” il Natale 2016 ci ha regalato un inedito Francesco Gastaldi, con i suoi post che lo indicano come, in questo periodo vacanziero, “unico tra gli operai”, “unico in periferia” (mentre l’establishment genovese è a Courmayeur), “unico che studia e lavora”… insomma, un vero e proprio compagno nel senso più profondo del termine.

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Mi sono incuriosito e grazie ad un hacker ho “rovistato” negli archivi dell’ex URSS, trovando alcuni documenti che ci rivelano una clamorosa novità: Francesco Gastaldi non è altri che il “compagno Gastalin”… Ha anche affermato “vedo che verso sinistra il senso dell’ironia è sempre a zero …”…

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Ecco un’occasione ghiotta per non offendersi e smentire la “sinistra collocazione” in cui l’ha posto questo innocente cazzeggio post-natalizio… “.  E già, il Gastaldi in periodo non sospetto si era dedicato al proprio  autocompiacimento, osservando, fra l’altro, che le sezioni si erano svuotate perché molti militanti delle suddette si erano diretti nelle località di montagna per le festività. Al Gastaldi operaio, a dimostrare che al contrario l’ironia è di casa nei salotti-caminetti in cui si decidono le sorti della politica locale, si è ‘ contrapposto, unico a prenderlo sul serio, il parlamentare Mario Tullo, con tanto di immagini del suo impegno per cassintegrati e disoccupati.

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Però il Besana, almeno in fatto di satira è stato immenso creando una seria di immagini sovrapponendo la faccia del Gastaldi al fisico scultoreo e in divisa di Iosif Vassirianovich Dugazvili, cioè Stalin, inventandosi persino un nome nuovo di statista sovietico: Gastalin. E Francesco Gastalin non si è fatto pregare dando il via ad una propria personale ed improbabile campagna elettorale in vista delle prossime amministrative. Con un poker di post condito da immagini diverse “Per il “Sol dell’avvenire e la rivoluzione proletaria delle periferie genovesi e delle classi lavoratrici, vota tovarish Gastaldi”, poi “Per una Genova davvero progressista Vota il Compagno Gastaldi candidato per la lista Marxisti Liberali di Centro”, e ancora fino a fondare un nuovo partito “Per la rivoluzione delle masse contadine e del proletariato urbano genovese: vota Gastaldi candidato per i Marxisti liberali di centro”. Sino alla foto di Gastalin sulle rive del Bisagno “Per una migliore tutela del territorio e contro le alluvioni, per la difesa del proletariato urbano, vota il compagno Gastaldi …” . E all’apoteosi, con tanto di inno sulle note delcanto bolscevico sovietico “La Grande Genova ha saldato per sempre/Un’unione indivisibile di ex comuni/Viva l’unita e potente Genova/Fondata sulla volontà del popolo/ Sia celebre la nostra Genova libera,/Sicuro baluardo dell’amicizia fra i popoli!/Il partito di Gastalin, che è la forza del popolo/Ci porta verso il trionfo!/Attraverso la tempesta ci illuminò il sole della libertà/E il grande Gastalin ci rischiarò la via:/Alla giusta causa mosse i popoli,/Ci ispirò al lavoro e ad eroiche imprese!/Nella vittoria delle idee immortali di Gastalin/Noi vediamo l’avvenire del nostro Paese./Ed alla bandiera Rossa trionfante a Genova/Saremo sempre leali con abnegazione!”. L’immagine migliore è quella di Gastaldi/Gastalin che ha in braccio un bimbo biondo a cui probabilmente vorrebbe indicare la strada per il sol dell’avvenir. Solo che Besana, irridente e irriverente ironizza su quella storia tanto in voga negli anni cinquanta con i comunisti trinariciuti e mangiatori di bambini “Un’altra “chicca” scovata tra gli archivi dell’ex URSS in cui il “Compagno Gastalin” è ritratto nel momento in cui pare prendesse personalmente visione di uno degli ingredienti con i quali sarebbe poi stato preparato il suo pasto.

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(ps: caro Francesco Gastaldi, mi sono permesso di insistere, visto l’odierno gradimento tuo e dei tuoi fans; questo fotomontaggio-cazzeggio è stato un po’ più impegnativo dei precedenti, dovresti postare più foto tue sul tuo profilo…  🙂 )”Gastaldi si inchina a Besana ” Ringrazio Carlo Besana per gli splendidi fotomontaggi su Gastalin e alcune considerazioni: 1) i politici genovesi/liguri (soprattutto del PD) si prendono troppo sul serio; 2) non hanno senso del’ironia; 3) in media non sanno comunicare; 4) non sanno suscitare emozioni”. Quattro considerazioni puntute che la dicono lunga sullo stato della politica locale, renziani, o no. Totiani, o forzista della prima ora.

L’innocente “cazzeggio” a cui si è inchinato è prestato il Gastaldi, pero’ deve aver ispirato l’inviato del Corriere della Sera Marco Imarisio, in missione a Genova per raccontare, con una serie di servizi, le dolenti note del Pd locale e non, in vista delle elezioni per palazzo Tursi. Titolo a effetto “Pd in Liguria, partito cannibale, dilaniato dalle lotte intestine” . E il sommario chiarisce ” Non conta la vittoria ma che il rivale interno perda. Dalla sconfitta della Paita al caso Savona. E in primavera si vota a Genova: il timore di perdere l’ultimo bastione”. Insomma il caso Genova, una volta città laboratorio, è diventato di evidenza nazionale. Quel Gastalin con il bimbo biondo in mano, per puro caso, diventa l’emblema con il vecchio “baffone” che si mangia il futuro. Mauro Boccaccio, ex capo ufficio stampa della Regione, da Magnani a Burlando, passando per Biasotti, scrive sulla sua apprezzata rubrica “La moleskine” “Uno che faceva un censimento, una volta, tentò di interrogarmi. Mi mangiai il suo fegato con un bel piatto di fave e un buon Chianti. “(Hannibal Lecter a Clarice Starling ne Il silenzio degli innocenti). E a distanza di anni, Il personaggio interpretato da Anthony Hopkins, Hannibal, per il Corriere della Sera, diventa, di fatto, il capo del Pd in Liguria, “Il partito cannibale”, titola infatti , oggi il quotidiano diretto da Luciano Fontana, ex giornalista per 11 anni dell’Unità”. E il pop filosofo Simone Regazzoni, che da tempo insiste sulla necessità di una nuova classe dirigente e delle primarie a cui si è autocandidato  per decidere la successione del marchese Marco Doria, ci intinge il pane “Oggi una lucida, dura, realistica analisi di Marco Imarisio sullo stato del Pd ligure sul “Corriere della Sera”.

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Una cosa emerge chiara. Dobbiamo chiudere con la generazione dei Burlando e con quel modello politico di gestione del consenso ormai al capolinea. Ma questo lo si ottiene non per concessione, ma con una battaglia politica a viso aperto. Se c’è un’area renziana in Liguria ha questo compito: nuovi volti, nuove idee e un modo nuovo di fare politica. Rinnovare davvero il partito e tornare a parlare al popolo. La stagione Burlando va chiusa definitivamente. E questo deve essere chiaro anche al Pd nazionale se vuole tornare a vincere in Liguria. Per questo ho dichiarato: “Il ricambio generazionale non è una concessione è qualcosa che devi andarti a prendere”. Fioriscono i commenti mentre la parte finale dell’articolo di Imarisio, dopo il racconto dei successivi errori di prospettiva traccia il bilancio della situazione attuale “Negli ultimi 5 anni in Liguria hanno chiuso 38 circoli del Pd. Il politico di riferimento è diventato lo spezzino Andrea Orlando, formalmente più a sinistra di Burlando e molto più orientato alla ribalta nazionale. Anche perché non è certo profeta in patria. Nella sua città, la corsa a segretario è stata vinta dalla candidata renziana sostenuta dalla sua arcinemica Paita. A Sanremo e Imperia, dove il Pd approfittò della crisi del berlusconismo piazzando una manciata di sindaci pescati dalla società civile, ora tutti stentano a dichiararsi democratici, costretti ad aggrapparsi a identità locali per reggere il contraccolpo del populismo montante. «Ci sentiamo un po’ soli» dice Marco Ioculano, giovane primo cittadino di Ventimiglia. L’ultimo bastione è Genova, enclave della ditta bersaniana dove la Cgil è ancora un esercito. Il Pd locale è convinto che con un Doria-bis si perde, ma non è sicuro che con altri candidati si possa vincere. Simone Regazzoni, giovane filosofo, ex portavoce di Paita, si è messo in proprio autocandidandosi a primarie che nessuno vuole, visti i precedenti. «Pratico una forma di populismo aperto, che dà priorità alla sicurezza e a discorsi chiari sull’immigrazione». Cita il filosofo Slavoj Žižek, siamo noi quelli che stavamo aspettando e tanto gli basta per scuotere il partito. «Il ricambio generazionale non è una concessione, è qualcosa che devi andarti a prendere». La supplenza di Ermini era finita, ma quel che resta della dirigenza ligure gli ha chiesto di restare. «Io ci sto, ma non vorrei che la mia presenza diventasse un’alibi per scaricare scelte e responsabilità su qualcun altro». L’unico con le idee chiare è Toti. Dopo la Regione, si è preso anche Savona, sfilandola ai democratici. Se in primavera vince a Genova, la strada per la successione di Berlusconi diventa un viale alberato. La Liguria è ormai terra di conquista. Per tutti, tranne che per il Pd”. Rosanna De Luca da’ la colpa all’eterna tentazione, tutta genovese del mIniman “Mai un’analisi fu così tanto reale. Ma non riguarda solo il PD. L’intero popolo genovese deve leggere con attenzione e comprendere quanto sia vero che l’invidia, nella nostra Ctta, sia lo sport più praticato. Se si riuscisse per una sola volta a scegliere il meglio, sia a destra che a sinistra, seguendo l’esempio di Milano, Sala e Parisi, validi entrambi……!!!!” E Tiziana Notarnicola, esponente del centro destra gigioneggia “PD in difficoltà , chiuse 38 sezioni negli ultimi anni …un partito incapace di rottamare e rinnovare la classe dirigente legata a CGIL , a Bersaniani, a Cofferati, ai comunisti !”L’unico che ha le idee chiare è Toti . Dopo la Regione si é preso Savona , sfilandola ai dem . Se in primavera vince a Genova , la strada per la successione a Berlusconi diventa un viale alberato . La Liguria é ormai terra di conquista per tutti , tranne che per il Pd”. E allora la satira, una volta di più diventa più reale della realtà compromessa per la nostra città in cui Doria tiene ancora in scacco la dirigenza Pd e per il commissario regionale David Ermini (nella foto sotto), inviato da Renzi in via temporanea, si prospetta un prolungamento per il partito che ha divorato se stesso. Tanto che l’inviato del Corriere Marco Imarisio, impietosito obbietta “Esistono lavori meno usuranti”.

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Cercavo segnali di speranza, e forse li ritrovo sull’altra barricata. Sulla bacheca di Stefano Balleari, altro candidato sindaco autoconvocato, esponente di Fratelli d’Italia e vicepresidente del consiglio comunale. Balleari ci mette un po’ di zucchero prima di ritrovarsi a cullarsi nell’amarezza di fine anno. ” Quest’anno a Genova ci sarà un bellissimo evento, almeno sulla carta, in piazza Matteotti: uno spettacolo di funambolismo veramente interessante. Se poi lo paragono al “capodanno Ikea” di Roma, siamo anni luce avanti ! Bella l’idea, bella la presentazione e l’immagine scelta, e se sono il primo a contestare questa amministrazione, ho anche l’onestà intellettuale di riconoscerne i meriti, quando ci sono (ahimè raramente), perché, il bene di Genova va ben oltre la battaglia politica. Guardando la locandina, vedendo il titolo scelto, ho pensato ad una sorta di Nomen Omen, ma più che ad un presagio, penso a come è Genova oggi, che viaggia sul filo, ma sul filo del rasoio, perennemente in bilico tra essere una grande città ed una città allo sbando, perché se è vero che ogni mattina ci sono migliaia di Genovesi che si svegliano e collaborano per rendere questa città migliore, c’è anche, a mio avviso, un’amministrazione, un governo della città, che rema in direzione contraria”. Tra sogno e realtà si intitola l’evento che racconta di una città verticale come spiega Giorgio Caproni nella sua Litania ” Genova verticale, vertigine, aria scale”. Perifrasi che Balleari (nella foto sotto), ancora una volta tratteggia benissimo
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“Il mio augurio alla città per il 2017 è proprio quello di smettere di essere in bilico “tra sogno e realtà” dove spesso il sogno è un’incubo, l’incubo di perdere o non trovare il lavoro, l’incubo di non sentirsi sicuri sempre, l’incubo di trovare un’asilo per i nostri figli, l’incubo di strade rotte e paesaggi urbani devastati, l’incubo di pagare tasse altissime, l’incubo di dover andare a fare file interminabili per un documento, l’incubo per un disabile di non poter salire sull’autobus , l’incubo di non avere regolamenti che vadano incontro alle esigenze reali della città, l’incubo di non essere mai più una grande realtà Italiana. Genova è una realtà grande, anzi grandissima, che ha solo bisogno di ritornare a esserlo e c’è la possibilità che ritorni ad esserlo, magari non nel breve periodo, ma alla lunga distanza Genova può tornare a brillare nel firmamento dell’Italia e dell’Europa. Il mio augurio a Genova è che torni Grande”.
Cercavo segnali di discontinuità. Ma non ne ho trovati. Al contrario, invece, vedo partiti impegnati nella preservazione, strenua, di privilegi. Partiti cannibali inclini ai tatticismi e alla continuazione e alla difesa della ditta. Gli elementi di novità e le giovani generazioni, a lungo marginalizzate, ci sarebbero forse, ma i vecchi dinosauri della politica li hanno messi in un angolo, pronti a mangiarseli e a digerirli. Non ci rimane che ridere con Gastalin e i suoi improbabili Marxisti liberali di centro, espressione del consociativismo su cui si regge la nostra città. O piangerci su. Passeggiando su quel filo, che Doria ha scelto per rappresentare il suo passaggio di mano, teso sull’orlo del baratro.
Il Max Turbatore
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