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Comunque auguri

Devo confidarvelo. Ho avuto un blocco. Non si è trattato, comunque del blocco dello scrittore. Anzi nella mia testa si sono rincorse idee su diversi soggetti e protagonisti dei miei  articoli. A bloccarsi, inchiodarsi, come si dice in gergo, è stato il mio iPad. Rallentando, di fatto, la mia quasi quotidiana produzione per GenovaQuotidiana. Dunque direbbe il compianto Enzo Tortora “Dove eravamo rimasti?”
Ecco sì, ripartiamo da Giuliano Poletti, il ministro del lavoro del nuovo governo Gentiloni in vena di fregnacce.

22/02/2014 Roma, Arrivi dei ministri per il giuramento al Quirinale. Nella foto l'arrivo del ministro del Lavoro Giuliano Poletti

Dopo aver parlato troppo sul referendum sul Jobs act e sulla necessità di arrivare prima alle elezioni ha sbracato sui nostri poveri cervelli in fuga per difendere se stesso e, probabilmente il figlio Manuel che in Italia ha avuto la possibilità di rimanerci. Lui, il Giuliano, dice di essere stato frainteso nella complessità del suo pensiero, a riprova che per il suo, di cervello, più che di fuga si tratta di blocco, o disconnessione. Proprio come è accaduto al mio iPad. Fatto gravissimo per questo mondo che vive in rete e sui social, evidenziando comunque, quanta gente pur perennemente in rete esista, come Poletti, pur con il cervello perennemente disconnesso. Vediamola per intero la frase, dunque. Intanto – ha sostenuto Poletti – bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno 100mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei ‘pistola’. Permettetemi di contestare questa tesi”. E ha poi aggiunto con una stilettata destinata a far discutere: “Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Detto questo, ha concluso il ministro del Lavoro, “è bene che i nostri giovani abbiano l’opportunità di andare in giro per l’Europa e per il mondo. E’ un’opportunità di fare la loro esperienza, ma debbono anche avere la possibilità di tornare nel nostro Paese. Dobbiamo offrire loro l’opportunità di esprimere qui capacità, competenza, saper fare”. Perciò, mancanza di tatto e anche di prospettiva. Anche perché la bandiera dei nostri giovani costretti ad emigrare per trovare opportunità di lavoro, quei trentenni definiti dall’arrogante di turno di volta in volta “bamboccioni” o “choosy” o sfigati, a seconda che si trattasse del ministro Tommaso Padoa Schiopppa, della collega Elsa Fornero o di Renato Brunetta, in fondo in fondo qualche vittima illustre pure ce l’aveva. Da Valeria Solesin, la ventottenne rimasta uccisa a Parigi nella folle notte dell’eccidio del Bataclan, a Giulio Regeni torturato ed ammazzato in circostanze ancora misteriose in Egitto. Fino alle studentesse incappate nella tragedia dell’incidente dell’autobus in Catalugna. Generazione Erasmus, come ebbe a dire il presidente della Repubblica Sergio Mattarella commemorando proprio la Solesin “Uccisa perché rappresentava l’Europa”. E talvolta, come dice Alberto, il  lupo, la sfiga ci vede benissimo, perché a qualche ora dalla topica, Poletti, l’incauto Poletti, ha dovuto fare i conti con la propria coscienza, visto che la lista dei lutti si allungata ancora con la morte di Fabrizia Di Lorenzo, 31 anni di Sulmona, una delle vittime dell’attentato di Anis Amri a Berlino. Per questo il mio pensiero va a Giuliano Poletti in questa vigilia di Natale che io, genitore di due figli quasi trentenni –  entrambi all’estero per motivi di studio – cristianamente perdono. Lo perdono anche per quel lauto finanziamento- sovvenzionamento al giornale in cooperativa del figlio Manuel, ricordando che testate ben più gloriose hanno avuto minor fortuna, e che molti colleghi sono stati costretti ad alzare bandiera bianca sotto i colpi della crisi. Ma non porto rancore e non mi piacciono le guerre fra poveri. Eppero’ al Poletti – Giuliano e Manuel – in questa giornata di vigilia voglio egualmente porgere i miei auguri, sperando, magari, che il contrappasso delle loro coscienze arrivi a suggerire un personale metodo di espiazione con la presenza ai funerali della povera Fabrizia Di Lorenzo. Mi piacerebbe vederli tendere la mano e guardare negli occhi quei genitori che stanno facendo i conti con la tragedia di sopravvivere ad una figlia che per trovare lavoro si è ritrovata costretta ad andar via dall’Italia e che per destino è’ stata falciata da quel tir impazzito. Follia nella follia.
Ecco l’ho detto. Ora continuo la lista dei miei personali auguri di buon Natale.
Perciò auguri a Christian e Luca i due poliziotti, uno addirittura in prova, che hanno affrontato e ucciso Anis Amri, il terrorista dell’attentato di Berlino sbarcato a Sesto San Giovanni, hinterland di Milano. Auguri e onore a loro, esposti con troppa fretta con tanto di facce, nomi e cognomi, a possibili ritorsioni per una sorta di ottuso orgoglio nazionale. Orgoglio nazionale che, naturalmente, ha generato qualche distinguo. E ti pareva?
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Auguri anche a uno dei miei principali ispiratori, puntuale osservatore della politica locale, il prof. Francesco Gastaldi, che nell’occasione dell’attentato di Berlino si è beccato nuovamente accuse di islamofobo, solo per il fatto di non aver ceduto una volta di più alle falsità indotte dal politically correct dopo la strage del mercatino. È una delle tante voci libere della rete, in mezzo all’esercito di gente che digita con la pancia e poco con il cervello.

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Auguri al collega Giovanni Giaccone che spesso mi è d’aiuto con le sue spirituali folgorazioni tutte da interpretare. E una promessa io continuerò a sforzarmi per comprendere la sua mente contorta.
Auguri all’amico Antonio Sava’, spin doctor, conoscitore dei processi mediatici legati alla politica attento osservatore e mia fonte di ispirazione.
E quindi auguri anche al sindaco –  uscente o forse no – marchese Marco Doria, appena autonominatosi nel comitato di gestione dell’autorità portuale. Auguri a lui, perché finalmente con il Natale e con l’anno nuovo chiarisca a noi, ma soprattutto a se stesso, che cosa intenda fare da grande. Se abbia in mente di ricandidarsi oppure di porsi come controparte e soggetto politico, perché uno vale uno, per suggerire il nome di un suo possibile successore. O, ancora meglio, intuisca che è il tempo di schiodare le sue riverite terga per meglio accomodarle su un cadreghino del nostro ateneo.
Di conseguenza auguri anche al collega Giovanni Toti, in veste di governatore della Liguria, con la speranza che ora, finalmente, ne conosca e abbia mandato a memoria i confini. Auguri al presidente della giunta riscopertosi investitore immobiliare, a completare quell’operazione di immagine del suo predecessore fu Sandro Biasotti, con l’acquisto del palazzo della Regione. Ventiquattro milioni di euro per il sito di De Ferrari che rievocano fasti che forse nel 2000, all’entrata nel nuovo millennio, apparivano più a portata di mano. Ma il Toti, da buon giornalista, magari difetta di pragmaticita’, ma è uomo d’immagine. E dico immagine, da non confondere con la fuffa.
Auguri a tutti quelli che dal 2017 si attendono un anno con il botto.
Quindi auguri ad Anna Pettene, la bella e affascinante signora Garrone, iper presente sui social, forse a discapito di una certa insondabilita’ di famiglia più in linea con la tradizione english style tutta genovese. Battagliera come non mai, di lei si parla ormai come di possibile candidata sindaco del centro destra, mentre Giovanni Toti, il suo possibile mentore, sfoglia la margherita di una lista personale che gli consentirebbe di mantenere equidistanze fra Forza Italia e la Lega, o se giocare, una volta di più, il ruolo, improbabile, di delfino di Berlusconi.
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E ancora auguri a Stefano Balleari, il vicepresidente del consiglio comunale, l’esponente di Fratelli d’Italia in corsa, anche lui – e da mesi, ormai – per la candidatura a sindaco del centro destra. Lui aspira a fare il sindaco in perenne collegamento con i cittadini da uomo che da’ importanza alla soluzione dei piccoli problemi di tutti i giorni. Auguri a Stefano, perché ha avuto l’autoironia di un post di auguri con tanto di immagine in cui calza il berretto  rosso con tanto di pon pon in testa. Proprio come se si trattasse di un babbo Natale. Il babbo Natale che intenderebbe essere per Genova.
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Auguri a Giancarlo Vinacci, manager milanese pluripremiato, in attesa di un cenno – in ordine di grandezza – da Sandro Biasotti, Giovanni Toti, Alberto Zangrillo, Silvio Berlusconi per catapultarsi a Genova ed iniziare una campagna elettorale arrembante. Fra le foto della sua Genova ha postato una frase mantra per queste festività e forse per l’anno nuovo “Se riesci a sognarlo puoi farlo”. Eppero’, dico io, il mio mantra da contrapporgli potrebbe essere “Dai sogni agli incubi, il passo, a volte, è più breve di quanto appaia”.
E ancora, spostandomi sull’altro fronte. Tanti auguri ad Alessandro Terrile, il segretario provinciale del Pd, ancora in attesa di una risposta da Marco Doria, “il sindaco tentenna”, che da mesi lo tiene in scacco. Una risposta che finalmente gli permetta di uscire dallo stato di torpore in cui si dibatte alla ricerca di una strategia plausibile per le prossime amministrative.
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Auguri a Luca Borzani, perché, comunque vada, il suo diventi un anno tutto a colori e non più solo in bianco e nero. Auguri Borzani che, sino a qualche settimana fa, rivendicava per se’ il diritto all’oblio e poi se ne è uscito con una lunga intervista-bilancio sulle attività da Boubourg del nostro Ducale rilanciato proprio dal Borzani medesimo. Intervista nella quale il presidente della fondazione palazzo Ducale diceva che rimetteva il mandato. Forse in vista – aggiungiamo noi – che proprio Doria e il Pd lo incoronino unitariamente come il candidato sindaco che permetterebbe di bypassare le primarie.
Tanti auguri a Pippo Sergio Rossetti, consigliere regionale del Pd, referente di area Dem, che ha frantumato la composita galassia renziana genovese e ligure per garantirsi in prospettiva un posto caldo per il parlamento.
Infine buon Natale e tanti auguri a Simone Regazzoni, popfilosofo, aspirante candidato sindaco autocandidatosi alle primarie che, con ogni probabilità, non ci saranno. Combattivo e diretto ma divisivo potrà pur sempre rinfrancarsi con il successo della sua ultima fatica letteraria “Un anno preciso di lavoro. Il mio nuovo libro è finito, lo consegno oggi. Grazie a Cinzia Ficco che mi intervistò sull’amore per “l’Unità” proprio la vigilia di Natale del 2015. Grazie alla mia editor Luna Orlando che ci ha creduto subito. Uscirà a febbraio per UTET. Non è un libro di filosofia sull’amore. E’ un libro di filosofia scritto come una lunga dichiarazione d’amore, che mescola biografia, filosofia, musica. Auguri”. Un libro sull’amore per finire l’anno bisisesto e guardare a quello nuovo. Quello delle amministrative.
Dimenticavo: auguri a Monica Di Carlo che mi permette di comunicare con tutti voi che abitualmente mi seguite. A tutti voi auguri e …. una citazione del prof. Guido Saraceni che vi/ci permetta di meditare sui risvolti di questo mondo social. Crimini e misfatti per cui un giorno verremo chiamati a giudizio.
“Abbiamo inventato nuovi termini del calibro di “petaloso”, “apericristo” e “webete” – crimini contro l’umanità per i quali un giorno saremo chiamati a rispondere. Abbiamo salutato cantanti della statura di Bowie e Prince, vantandoci di conoscere alla perfezione anche tutti i dischi di Eco. Abbiamo litigato con un giornale francese e tra di noi. Abbiamo cambiato immagine del profilo per protestare contro gli attentati, dichiararci contro la violenza sulle donne e far sapere ai nostri amici come avremmo votato al Referendum – ma in questo mondo ci sono ancora attentati, violenza sulle donne e davvero troppe matite e “persone false”. Abbiamo condiviso foto in bikini per sconfiggere il cancro. Adesso, prima di lamentarci di come si sta concludendo il 2016, mettiamoci una mano sulla coscienza: di chi è la colpa? Stiamo chiaramente pagando per non aver messo il giusto numero di like dopo aver scritto “Amen”.
Il Max Turbatore
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