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Disco Club: consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/22 dicembre 2016

rubrica Discoclub

A CURA DI DIEGO CURCIO

THE NITROGLYCERINE – Gimme money 7″

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Il rock’n’roll bisogna sentirselo addosso, prima di suonarlo. E i Nitroglycerine, come conferma anche il loro nome, sono una band incendiaria che i soliti tre accordi marci, sporchi e imbecilli li sa trasformare a dovere in pezzi carichi di rabbia e furia distorta. Questo 7 pollici nuovo di zecca uscito per la Chono Records raccoglie due canzoni abrasive e senza troppi fronzoli, costruite su altrettanti riff talmente elementari e potenti che ti si stampano subito in testa. Due brani, “Gimme money” e “Behind the scene” che si bevono come pastis al cianuro. Un pezzetto di vinile che è pura goduria sonica e che anticipa il loro prossimo album previsto per il 2017. Diego Curcio

SÃO PAULO UNDERGROUND – Cantos Invisíveis

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Sul sito dell’etichetta Cuneiform, l’ultimo lavoro di una delle molte personificazioni di Rob Mazurek (il progetto gemello Chicago Underground, il gruppo con Pharoah Sanders, Pharoah and the Underground, l’Exploding Star Orchestra) è catalogato come Jazz / Tropicalia / Electronic / World / Psychedelic / Post-Jazz. Sembrerebbe una recensione sufficiente, non resta che provare a spiegare come il cornettista di Chicago sia arrivato così lontano: un soggiorno di sei anni in Brasile, l’incontro con musicisti locali e dopo quattro album l’approdo a questa formazione, un trio espanso a quartetto con Mauricio Takara (batteria e percussioni, cavaquinho, Moog Werkstatt, voce) e Guilherme Granado (tastiere, sampler, percussioni, voce), due protagonisti della Psycho-Tropicalia contemporanea e in sette delle nove tracce con lo svizzero (ma ormai brasiliano d’adozione) Thomas Rohrer (rabeca, flauto, sax soprano, percussioni e voce). Tutti usano elettroniche varie, a cui il leader aggiunge il suono della sua cornetta per una proposta musicale che riesce nelle sue intenzioni, quelle di creare un sound trans-continentale tra Nord e Sud America, Africa e anche la meno prevedibile Asia (“Cambodian Street Carnival”), intimo e universale al contempo, spesso affascinante e immediato, altre volte aggrovigliato e impegnativo (i primi undici minuti dei tredici complessivi di “Falling Down from the Sky Like Some Damned Ghost”, tempesta sonora che si scioglie in un rasserenato finale). Il primo ascolto può affascinare o disturbare e al secondo può capitare esattamente l’inverso; ma non a caso il disco si chiama ‘Canti invisibili’: il rischio è non vederli per cui alla scrupolosa classificazione da cui siamo partiti conviene aggiungere ‘Astenersi perditempo’. Danilo Di Termini

STEELEYE SPAN – Dodgy Bastards

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Con lo scorrere del tempo la meravigliosa voce di Maddy Prior si è opacizzata, annebbiata come luce lunare annegata tra bianche vaporose nubi, perdendo sì in lucentezza, ma se è possibile guadagnando in forza e determinazione, come già riscontrato nel precedente più epico e fantastico (grazie alle liriche del novelist Terry Pratchett) “Wintersmith”, ormai risalente ad un paio d’anni fa. Qui gli Steeleye Span, quasi cinquant’anni di attività e non sentirli, sembrano quasi tornati alle atmosfere degli esordi (ricordate il capolavoro “Hark! The Village Wait”?) con digressive e oscure ballate intrise di mistero, morti violente, passioni, tormenti spirituali e religiosi, e con protagoniste tutta una serie di figure dell’ombra (i “loschi bastardi” del titolo), più o meno dickensiane. Un ritorno alla ballata popolare, quindi, magari quella più sotterranea ed esoterica, pur nell’ambito di una profonda solarità espressiva, attingendo abbondantemente alla famosa e fondamentale raccolta ottocentesca di Francis James Child, e però ancor più innervata di una poderosa, progressiva, a tratti metallica elettricità, in alcuni momenti paragonabile a certe inflessioni Jethro Tull (per così dire). Determinanti in questo senso i nuovi mirabolanti innesti in formazione, ad aggiungersi ai veterani Maddy Prior, Rick Kemp (basso) e Liam Genockey (batteria). Stiamo parlando della sorprendente (vero e proprio valore aggiunto) violinista Jessie May Smart (splendida anche alla voce), a sostituire Peter Knight, del chitarrista, mandolinista e tastierista Julian Littman (per la verità già parte del progetto precedente), e di un altro abile chitarrista dagli spunti cromatici Andrew “Spud” Sinclair (si ascolti il suo spettacolare solo – almeno così crediamo – dalle cadenze rock progressive in “Cromwell’s Skull”). Un’ora e un quarto di musica scatenata, ammaliante, ancestrale e sperimentale (la loro): da non perdere. Marco Maiocco

CARLO MURATORI – Sale

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E’ da quattro decenni che il musicista ed autore Carlo Muratori sparge note preziose dalla sua isola, la Sicilia, dai tempi lontani del folk revival dei Cilliri, non disdegnando affatto la collaborazione a trecentosessanta gradi con altri musicisti sulla stessa lunghezza d’onda, ad esempio Riccardo Tesi, per le belle scorribande sonore di un disco assai riuscito di qualche anno fa, Thapsos. I dischi a suo nome non sono poi molti, indizio di un lavorio di preparazione sempre assai meditato. Alla fine ne salta fuori una miscela preziosa, come in questo Sale, che se da un lato mette in carnet echi evidenti d’autore di Ivano Fossati, di Gianmaria Testa, di Battiato (peraltro ospite del disco, qui, in una magnifica “quasi cover” di Povera Patria in siciliano) , dall’altro porta in dote ottima musica, via via declinata su versanti bandistici, etnomediterranei, jazzati, e via citando. La metafora del sale fino come sapienza e leggerezza e del sale grosso come ancoraggio alla terra e al mare e impegno tiene in piedi tutto: una grazia che avviluppa anche l’ascoltatore, regalando nuovi particolari ad ogni ascolto. Guido Festinese

IL DIARIO

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Diario del 24 dicembre 2013

Ed eccoci alla vigilia, i ventitre giorni consecutivi di apertura sono giunti alla fine. I protagonisti però non cambiano. All’alba delle otto, trovo il solito Quasimodo ad aspettare sull’angolo con l’immancabile riserva di sigarette; mi piacerebbe mettere una telecamera per scoprire a che ora arriva, visto che anche una volta che sono arrivato qualche minuto prima delle otto l’ho trovato sul suo angolo preferito. Nel primo pomeriggio tocca al Rompipalle n.1, oggi compra due cd supereconomici di jazz e se ne va subito (senza ulteriori rientri) lanciandomi, con la sua solita allegria un “buone feste”, che assomigliava molto a un “condoglianze”. Più tardi ecco Ivano, “Uei, quanta gente”, “Appunto Ivano non è giornata”, ma lui parte con la solita solfa, “Anche oggi ce l’ha col rubente e …”, in quel momento entra un giovane coppia e Ivano blocca il suo sproloquio, guarda ammirato la carinissima ragazza e, senza timidezza né timore del fidanzatino, “Come sei bella! Complimenti”, temo la rissa, allora esco dal banco e lo caccio fuori con una vigorosa spinta (cosa che lo fa divertire un sacco). Quando poi la ragazzina mi ripassa davanti per uscire mi sento in dovere di scusarmi per l’uscita di Ivano, “L’ho cacciato fuori, non farci caso”, e lei cosa mi va a rispondere con un bel sorriso? “Anche lui è carino”. Toulì, sta a vedere che Ivano è un latin lover.
A fine giornata siamo abbastanza sulle ginocchia, ma ecco che Giansilvio mi sorprende; dopo una giornata a far pacchetti, ha ancora la forza di esibirsi davanti alla vetrina con due suoi amici e, pur quasi afono per la raucedine, si lancia in un’esibizione canora (vedi foto), che ottiene abbastanza successo; dei passanti lanciano nella fodera della chitarra cinque ero e quaranta centesimi, diviso tre, fa un euro e ottanta: tutto il suo guadagno odierno!
Ora due giorni di riposo per il negozio e per il Diario. Buone Feste a tutti!

LE PROSSIME USCITE

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13 gennaio
MANNARINO – APRITI CIELO
ACCEPT – RESTLESS & LIVE
SEPULTURA – MACHINE MESSIAH

LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA

1 ROLLING STONES – BLUE & LONESOME
2 MINA CELENTANO – LE MIGLIORI
3 PINK FLOYD – The Early Years 1965-1972
4 VASCO ROSSI – VASCONONSTOP
5 TIZIANO FERRO – IL MESTIERE DELLA VITA
6 LIGABUE – MADE IN ITALY
7 LITFIBA – EUTOPIA
8 METALLICA – HARDWIRED… TO SELF-DESTRUCTION
9 LEONARD COHEN – YOU WANT IT DARKER
10 FIORELLA MANNOIA – COMBATTENTE

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