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La sala del Museo del Mare sarà dedicata a Piero Calamai, comandante dell’Andrea Doria. Ecco la sua storia

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Mercoledì 28 dicembre, alle ore 15.15,  al 4° piano del Galata, avverrà la cerimonia in occasione della dedica della Sala del Museo del Mare al Comandante Piero Calamai e all’Equipaggio della T/n Andrea Doria.

Nel luglio 1956 Calamai era al comando dell’allora nave ammiraglia della Marina Mercantile Italiana, la T/N Andrea Doria, la 13° nave passeggeri più grande del mondo; a questo lussuoso e al tempo stesso modernissimo transatlantico, si deve la sua notorietà e la sua presenza nella memoria collettiva, perché la nave affondò con grande clamore il 26 luglio 1956 in seguito alla collisione con la nave svedese Stockholm.

 Delle 100 tratte atlantiche già percorse con successo dall’Andrea Doria, Calamai ne aveva comandato almeno la metà, compresa la prima, il viaggio inaugurale del transatlantico.

Materialmente, l’azione di Calamai nell’imminenza del disastro si concretizzò nell’ordinare, una volta compreso di trovarsi in rotta di collisione, una accostata a sinistra e preparare la nave all’imminente impatto; ordinò di tenere in funzione sino allo stremo gli impianti elettrici, poiché essendo notte era importante non lasciare l’Andrea Doria e soprattutto i suoi passeggeri al buio. Lanciato l’SOS, organizzò il salvataggio dei circa 1600 passeggeri, che rimase il più imponente salvataggio in mare di tutti i tempi. Ritardò finché possibile il segnale di abbandono nave, per evitare l’insorgere del panico e si coordinò con le navi intervenute in soccorso per l’evacuazione; tutto ciò nel buio della notte e con la nave sbandata di più di 20°.

Gli ufficiali riferirono che Calamai, a passeggeri ormai evacuati, non voleva lasciare l’Andrea Doria per morire con essa, secondo un’antica tradizione del mare; gli ufficiali lo dovettero “minacciare” di risalire tutti per morire con lui e solo in questa prospettiva Calamai si lasciò convincere a scendere su una scialuppa, non senza che il suo secondo ordinasse la discesa per grado, di modo che gli ufficiali di grado inferiore scendessero per primi. Al naufragio dell’Andrea Doria seguirono polemiche e molte difficoltà nel far luce sulle cause del disastro, difficoltà in parte dovute anche a motivi politici ed agli importanti interessi economici coinvolti, come il regista Fabio Toncelli ha raccontato nel suo documentario “L’affondamento dell’Andrea Doria la verità negata“, trasmesso dalla televisione pubblica americana PBS ed in Italia anche dalla Rai nel programma Ulisse di Raitre. Piero Calamai rimase nei ruoli attivi della Italia – Società di Navigazione sino al 31 dicembre 1957, andando in pensione per raggiunti limiti di età, ma non si riprese mai psicologicamente dal disastro.

Dopo il naufragio dell’Andrea Doria finì, in pratica, la sua carriera, fino ad allora ricca di soddisfazioni. Aveva 58 anni al momento del sinistro e guadagnava uno stipendio di 625 US$ al mese, per i tempi ragguardevole. Recenti rivelazioni e studi successivi hanno riabilitato la figura e confermato la correttezza del suo operato e quello del suo equipaggio.

Morì nel 1972 nella sua abitazione della città natia, proprio mentre dagli Stati Uniti gli stava giungendo una comunicazione di John C. Carrothers, un ingegnere navale in pensione che era diventato uno dei maggiori esperti di collisioni navali e in particolare di quella fra l’Andrea Doria e la Stockholm; Carrothers, il primo a sostenere la responsabilità del terzo ufficiale della nave svedese, voleva comunicargli che il sinistro della Doria veniva adesso studiato all’Accademia navale di Annapolis e che nella pubblicazione ufficiale dello U.S. Naval Institute, Proceedings, di cui allegava la copia di una pagina, si ratificava la ricostruzione dello stesso Carrothers, che riabilitava Calamai. La lettera conteneva espressioni di vivissima solidarietà, sottolineava che ci erano voluti più di 12 anni per dimostrare la responsabilità svedese

Genova e il Mu.MA rendono oggi omaggio al Comandante, agli Ufficiali e all’Equipaggio del transatlantico, mettendone in luce il valoroso comportamento in quello che rimane il più grande e riuscito salvataggio in alto mare della storia. Un gesto doveroso nei confronti dei molti ufficiali e marittimi che compirono con abnegazione il loro dovere, avendo cura di mettere in salvo le vite umane prima di ogni altra considerazione e che dovettero sopportare, nei giorni e negli anni seguenti, un’ingiusta campagna denigratoria nei loro confronti. Interverrano Marco Doria, Sindaco di Genova, Maria Paola Profumo, presidente Mu.MA e Pierangelo Campodonico, direttore Mu.MA

 

 

 

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