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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/15 dicembre 2016

rubrica Discoclub

A CURA DIEGO CURCIO

LE RECENSIONI

MODS! – Do You Think That Money 7”

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Ho visto “Mods!” – lo spettacolo teatrale di Tony Face Bacciocchi e Alex Loggia sulla controcultura inglese che ha influenzato The Who, Jam, Secret Affair e tante generazioni di teenager – al suo debutto assoluto, poco meno di un anno fa alla Claque. Una splendida serata fra racconti, musica e aneddoti succosi; una formula perfetta di teatro-canzone, costruita in modo semplice ma efficace. Tony, poi, (non devo spiegarvi chi è, vero?) è un narratore incredibile, che riesce a mescolare vicende personali e avvenimenti storici in modo unico. Alex – che suona negli Statuto – è invece il “braccio” armato (di chitarra) di questo duo di teatranti rock e regala agli spettatori una ricca carrellata di brani, che hanno fatto la storia del movimento mod. Tutto questo lungo pistolotto solo per inquadrare le coordinate all’interno delle quali è nato questo bel singolo targato Area Pirata, che porta proprio il nome dello spettacolo sopraccitato. Il protagonista del 45 giri (uscito in edizione limitata a 300 copie) è Alex (insieme a molti ospiti), che in questo caso ci regala due ottimi brani di rock e pop contaminati. La prima canzone, che è anche la title track, è un inedito in puro revival mod. La chitarra rock’n’roll si interseca alla perfezione all’organo farsifa e ne viene fuori un gioiellino di melodia lungo appena due minuti, che farà la gioia dei fan dei Jam. L’altro brano in scaletta, “Move on up” è invece una cover di Curtis Mayfiled. Questa volta Alex ci mostra tutta la sua passione per la musica black e lo fa grazie a un pezzo ricco di atmosfera e groove, tra percussioni, sax e una voce calda e potente che non ti aspetti. Un altro super singolo da mettere nella vostra collezione. Diego Curcio

areapiratarec.bandcamp.com/album/mods

TONY BORLOTTI E I SUOI FLAUERS – Battuti e Beati 7″ ep

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Ditemi voi come si fa a non voler bene a una band che si chiama Tony Borlotti e i suoi Flauers? Anzi, per me il discorso potrebbe già chiudersi qui: con un bel 9 sulla fiducia e tanti saluti. Ma volendo essere pignoli e mettendosi all’ascolto di questo ep in formato sette pollici che celebra i vent’anni del primo concerto della band, non solo si scopre che l’istinto c’aveva portati nella giusta direzione, ma il voto, a questo punto, è destinato a salire inevitabilmente fino a 10; ma che dico 10? Facciamo 10 e lode e non se ne parla più, come direbbe il conte Mascetti tra le lacrime al piccolo Lucianino. Tony Borlotti e i suoi Flauers sono una di quelle band che ti mettono di buonumore già dalle prime note del pezzo di apertura, grazie al loro mix di beat anni 60 e bubblegum. Un pop cristallino e tutto da ballare, con qualche venatura garage (ma senza esagerare) e dei testi divertenti e scanzonati scritti in rima baciata. Questo ep, che sembra uscito direttamente da un Cantagiro di cinquant’anni fa, raccoglie quattro brani uno più bello (e contagioso) dell’altro. Riff di chitarra assassini, melodie appiccicose e coretti a profusione. La parola d’orine è retro’ ma senza troppa nostalgia, perché la spensieratezza e la voglia di divertirsi sembrano la vera priorità della band. Insomma: lunga vita a Tony Borlotti e – naturalmente – ai suoi Flauers. Diego Curcio 

FEDERICO SIRIANNI – Il Santo

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Il Santo è solo il quarto disco ufficiale di Federico Sirianni (anche se in realtà dovremmo contarne altri due: il ‘Dio dei baraccati’ in edizione limitata del 2013 e il cd allegato al libro/confessione ‘L’uomo equilibrista’ di due anni fa) ed è un disco maturo, completo anche se forse meno ironico e sereno dei precedenti, d’altronde i tempi sono questi…La scarsità di uscite discografiche non fa che evidenziare l’intensità delle composizioni di Sirianni e, comunque, gli anni che passano tra un disco e l’altro fanno lo stesso lavoro indispensabile del silenzio tra un nota e l’altra, con tempi ‘tecnici’ che sono da sempre occupati da una serie di concerti che comincia ad assomigliare ad un vero e proprio ‘never ending tour’ in piccola scala. Meritano una citazione i bravi musicisti che partecipano al disco: Paolo Bonfanti, Giua, qualche quarto di Gnu e molte altre vecchie (e nuove) conoscenze. Imperdibile, e di sapore più leggero, la bonus track Mia Madre Sta Su Facebook, divertente numero di chiusura eseguito in duo con l’attore Arturo Brachetti, brano che potrebbe, in un mondo parallelo, diventare persino un ‘tormentone’ radiofonico. In ogni caso, il Natale è alle porte, siate buoni, regalatevi Il Santo! Fausto Meirana

THE ROLLING STONES – Blue & Lonesome

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Poco sappiamo di questa nuova indie band inglese che si fa chiamare Rolling Stones: bel nome, peraltro. Anche la Rete, in genere prodiga di gossip e anticipazioni tace, o si incanaglisce in giochi di rimandi che, francamente, portano a poco. Sta di fatto che, come vedremo, questo è un disco geniale e sorprendente, e capiremo perché. Intanto gustiamoci la copertina, con improbabili labbroni e una linguaccia sguaiata che potrebbe anche funzionare da esca, tale è la forza iconografica. Ma è il disco che merita parecchi ascolti, e a orecchie attente. Questi Rolling Stones hanno avuto un’idea geniale, una pensata mai avuta prima da nessuna band, per quanto sembri strano: un intero cd di cover di blues fatto da ragazzotti bianchi. Avete capito bene. Non c’era arrivato neppure Alexis Corner, neppure Eric Clapton un decennio dopo di lui. Puro blues di Chicago e dintorni, maleducato e sensuale, traversato da folate maligne d’armonica a bocca (il bravo Mick Jagger, dalla sua una bella voce acerba, ma che si farà), e da schitarrate ritmiche finto rozze (un tale Keith Richards) che sono invece frutto di allenamento spietato sulle orme dei grandi neri. Certo, ci dicessero che tra cinquant’anni questa band palpitante sarà ancora lì a suonare blues, magari per distillare un po’ di noia da villoni e domestici, ostriche e champagne come fossero salame di Sant’Olcese e barbera, riporremmo il disco con sdegno. Il blues a ottant’anni lo possono fare i neri, non i miliardari cadenti col volo privato per Cuba. Ma ora godiamoci questa fatica “triste e solitaria”. Se lo meritano. Guido Festinese

PIERS FACCINI – I Dreamed An Island

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Sono certamente mediterranee le isole che Piers Faccini ha sognato, perché in questo disco si percepisce chiara l’influenza del ‘Mare Nostrum’; le canzoni nascono dal viaggio e dalla collaborazione con molti musicisti dell’ area; i due principali collaboratori sono il violista e violinista tunisino Jasser Haj Youssef e il fedele percussionista italiano Simone Prattico, che suonano i quasi tutti i brani , ma appaiono anche nomi celebri, in un brano a testa, come il fenomenale multistrumentista franco-iraniano Bijan Chemirami e il bassista Pat Donaldson, vero e proprio ‘prezzemolo’ delle sale di registrazione con una lunga carriera che va da Sandy Denny a Richard Thompson, passando per John Hiatt e i Green On Red… Il senso di prossimità delle canzoni aumenta per la contaminazione con i dialetti della nostra penisola, già evidente nel precedente disco di Faccini (con Vincent Segal) Songs Of Time Lost, che continua qui con inserti di salentino nel brano Bring Down The Wall e con le strofe in siciliano (scritte da Fabrizio Cammarata) di Anima. Ennesimo buon disco per un personaggio poliedrico (è anche pittore di un certo pregio) che meriterebbe, forse, una maggiore visibilità. Fausto Meirana

IL DIARIO

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Diario del 15 dicembre 2014
Entro e non faccio in tempo ad accendere le luci che già il telefono squilla, chi cavolo è? Ovviamente sul display appare la scritta Marcello Andrea. Lo lascio suonare per un minuto, finalmente posa, ma riparte subito, di nuovo lui? No. “Discooocluuuub”, ragazza, “Vorrei sapere se siete aperti”, “Direi di sì”, “E’ vero, visto che avete risposto siete aperti”; il primo dubbio glielo abbiamo tolto, passiamo al secondo, “Tenete anche cd?”, “Sembra”, “Ah, certo, visto che vi chiamate disco club”: Miss Lapalisse.
Alle 8:52 siamo già alla terza telefonata, “Discooocluuub”, signora, “Volevo sapere se siete aperti”, allora oggi è un vizio, “Sììì”, “Cerco il concerto per pianoforte…”, “Noo”.
Finalmente un cliente entra, lui aveva già telefonato, così mi dice, “Sono io che ti ho chiamato, mi interessano dei cd di letteratura inglese recitata da grandi attori, ad esempio Alec Guinness”, “Non ne ho”, “Dove posso trovarli?”, “A Londra”.
La giornata la concludo ancora al telefono. Questa volta è un giovane, “E’ Disco Club di Piccapietra?”, “No, è il Disco Club di via San Vincenzo”, sembra sorpreso, “Mi avevano detto…mah, vi sarete spostati”, io non lo sapevo, ma lui “Ad ogni modo è lo stesso, sono un cantante emergente, vorrei sapere se posso portarvi il mio cd, no, non per venderlo, non ho questa presunzione, ve ne porterei venti copie da regalare a chi compra un disco da voi. So che voi aiutate gli emergenti”, “Non c’è problema”, “Allora ne incido un po’ di copie e ve li porto”, mi viene un dubbio “Sì, però devono avere il bollino Siae”, “Ma non dovete venderli, dovete regalarli”, “Ci vuole lo stesso con la scritta omaggio”, “Va bene, domani ne faccio qualche copia, poi vado in tabaccheria e compro qualche bollino Siae, intanto costano poco. Tanto per darle un’idea, io sono un emergente diciamo del tipo di musica dei Bluvertigo”, “Buonanotte”.

LE PROSSIME USCITE

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Domani
KEITH JARRETT – A MULTITUDE OF ANGELS
THE DOORS – LONDON FOG 1966
NIGHTWISH VEHICLE OF SPIRIT
ULVER RIVERHEAD

LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA

1 ROLLING STONES – BLUE & LONESOME
2 MINA CELENTANO – LE MIGLIORI
3 PINK FLOYD – The Early Years 1965-1972
4 VASCO ROSSI – VASCONONSTOP
5 TIZIANO FERRO – IL MESTIERE DELLA VITA
6 LIGABUE – MADE IN ITALY
7 METALLICA – HARDWIRED… TO SELF-DESTRUCTION
8 LITFIBA – EUTOPIA
9 LEONARD COHEN – YOU WANT IT DARKER
10 KATE BUSH – BEFORE THE DAWN

 

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