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Portaborse crescono

Una volta venivano volgarmente etichettati, indicati e additati come portaborse.  Ora che persino gli spazzini – nell’era del politicamente corretto – hanno probabilmente trovato maggior dignità nelle loro mansioni, passando dalla dicitura netturbini a quella di operatori ecologici, loro, gli ex portaborse, si fanno chiamare collaboratori parlamentari ed hanno persino un’associazione, l’AICP (Associazione Italiana Collaboratori Parlamentari). Perché in effetti, al di là del fatto che qualcuno potrebbe facilmente etichettarli come dei privilegiati, alla fine non sempre è oro quel che luccica. Infatti si spiega nel sito dell’AICP “un’associazione trasversale che non fa alcuna distinzione partitica e che in un solo anno di attività ha raccolto oltre 200 sottoscrizioni. Nasce con l’obbiettivo prioritario di affermare, al pari delle principali democrazie europee e non ultimo dal Parlamento europeo, la figura professionale del collaboratore parlamentare. Crediamo fermamente che anche all’interno del Parlamento italiano la figura del collaboratore debba essere pienamente riconosciuta e normata in modo chiaro e trasparente. Non farlo significherebbe non solo alimentare il dilagare dell’antipolitica ma vorrebbe dire continuare a non investire sulla qualità della nostra democrazia e sulle competenze umane e professionali di moltissimi lavoratori, spesso giovani e altamente qualificati. Oggi il Parlamento italiano è contraddistinto da un sistema privo di ogni forma di regolamentazione sostanziale e tutto è lasciato quasi totalmente alla sola ed esclusiva contrattazione fra le parti, senza alcun vincolo e quasi senza alcun controllo”.
Ad alimentare il dibattito ci ha pensato qualche giorno fa il professor Francesco Gastaldi sulla sua pagina facebook in cui si occupa di politica a tuttotondo. Gastaldi ha postato un articolo comparso due anni fa sul Secolo XIX “Ecco quanto guadagnano i “giovani” esponenti del PD genovese, collaboratori della ministro Pinotti”. I due esponenti del Pd in questione sono Simone Mazzucca e il consigliere comunale Alberto Pandolfo.
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I loro compensi compaiono sul sito del Ministero della difesa insieme agli incarichi in omaggio all’operazione trasparenza. I due si dividono in un anno circa 150 mila euro lordi, rispettivamente 89 mila euro per Mazzucca e 55 mila 741 per Pandolfo. Mazzucca, 38 anni e’ un comunicatore di lungo corso. Già dieci anni fa era approdato a Roma alla corte di Roberta Pinotti, come assistente della presidente della commissione difesa della Camera. Breve interruzione come portavoce del rettore dell’Università di Genova, prima del ritorno come capo di gabinetto con funzioni di comunicatore. Pandolfo,  ingegnere, 32 anni arriva a Roma due anni più tardi rispetto al collega, nel 2008, come assistente al Senato della Repubblica, e nel 2012 viene promosso come collaboratore del sottosegretario della Difesa, la stessa Pinotti.
Il dibattito si infiamma. Giorgio Scarfi’, per esempio, osserva “Poi ci sono gli incarichi “fissi” cioè i posti di lavoro a tempo indeterminato in strutture pubbliche o strettamente dipendenti da esse per la tipologia del lavoro che svolgono. Mi è capitato di osservare che molte persone che sono attive nella vita politica locale hanno questa tipologia di posti di lavoro (e anche parecchio tempo per dedicarsi alla politica attiva) Difficile trovarne uno che fa ad esempio il fruttivendolo, l’ impiegato o il dirigente in un’azienda privata , o l’artigiano.
Sui liberi professionisti invece ( avvocati, ingegneri , architetti , commercialisti ) mi sembra esistano altre forme di collaborazione”. Qualcuno, al contrario spiega che detraendo le tasse e le spese per il pernottamento alla fine si tratta di 4000 euro al mese per Mazzucca e 2000-2500 per Pandolfo e c’è anche chi parla di un lavoro faticoso in cui non esistono sabati e domeniche e anche gli orari sono particolarmente gravosi. C’è per al riguardo una testimonianza diretta. Mattia Marchesi ” Ho avuto la possibilità di lavorare al loro fianco e me ne sono andato perché, oltre a preferire un contesto di lavoro aziendale, non reggevo i ritmi troppo pesanti.
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Lavorare senza staccare MAI (anche dopo l’uscita dall’ufficio) e con orari di ufficio MEDI 9-21 penso giustifichi uno stipendio un po’ più alto della media. Io porto la mia testimonianza vissuta in prima persona”. E la piazza si divide. Davide Lentini, collega che lavora a Radio 101 e ultimamente ha ricevuto anche un premio importante per la sua attività, si schiera anche lui in difesa dei collaboratori parlamentari, quasi sottopagati se la loro retribuzione viene rapportata ai portavoce di sindaci “A Milano il Capo ufficio di Gabinetto del sindaco Sala guadagna 120mila euro + altri 20mila di bonus. Totale 140mila. A Roma la Capo di Gabinetto della sindaca Raggi, poi bocciata, avrebbe guadagnato 193mila euro. A Torino il Capo di Gabinetto del sindaco Appendino guadagna 63mila euro. Credo che 89mila euro per il Capo di Gabinetto del Ministero della Difesa siano adeguati, se non bassi, specie se (come visto) messi a confronto col “mercato”. Anche se l’antipolitica, come al solito, è dietro l’angolo. Elena Fedi “Ma quando mai li ho visti tutti quei soldi ? E dire che sono impegnata in politica fa piu di 50 anni ….proprio una scema !!!!”. Oppure Martina Garri ” Mi chiedo quanti ragazzi giovani si facciano il mazzo da mattino a sera, come precari per quattro castagne. Uno di loro mi pare abbia iniziato praticamente ventenne, sicuramente bravo ma pure baciato dalla fortuna rispetto a molti suoi coetanei”. E ancora Martina Garri che risponde a chi li definisce precari visto che a fine legislatura andranno a casa, anche se nei due casi in questione proprio non sembrerebbe “No, di lusso per la pagnotta che si portano a casa, quando ci sono precari laureati e non che quando si portano a casa 500 euro al mese sono felici cone delle pasque!”. Ecco il dibattito si inceppa fra chi pensa che la retribuzione sia quella giusta e chi, al contrario, la trova un pelino esagerata. Così’ due giorni dopo il Gastaldi ci mette il carico indicando la debolezza del meccanismo di scelta “Giovani del PD genovese/ligure che dopo qualche anno di attività politica vengono prontamente ingaggiati come assistenti/collaboratori parlamentari e/o portaborse da questo o quel parlamentare nazionale e europeo, vivono di politica e aumentano progressivamente la loro presunzione e la loro arroganza”. E Bruno Garri condivide la visione del Gastaldi ” Brutta genia di persone quella dei portaborse, senz’arte, nè parte. Gente che non ha mai lavorato e non sa cosa significa il merito nel lavoro. Credo sia giusto e doveroso che chi vuole impegnarsi nel servizio politico debba prima aver risolto i propri problemi esistenziali, in cui il lavoro costituisce parte essenziale”.
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Perciò il più delle volte, secondo la vulgata, persone infaticabili, ma anche, talvolta, senza arte né parte, legate al carro del potente di turno per poter lavorare. Dalla città eterna alla nostra solo per raffrontare le cifre. Il recente concorso per l’addetto stampa dell’ospedale Galliera,  giunto a conclusione appena una decina di giorni fa, prevedeva per la vincitrice un compenso annuo onnicomprensivo di 30 mila euro all’anno per un orario di lavoro di 30 ore settimanali. Con una nota positiva, pero’ e cioè che i partecipanti erano tutti giornalisti. Mentre, come si vede, per quanto riguarda i collaboratori parlamentari non esisterebbero requisiti richiesti. Si diceva, infatti che non è tutto oro quel che luccica, visto che nella storia della nostra Repubblica, proprio l’attività dei famigerati “portaborse” ha richiesto numerosi tentativi di convergere su una normativa che al momento, comunque è ancora lontana da accontentare le parti. Cioè i “lavoratori” e i loro datori di lavoro. Datori di lavoro, che, per dirla tutta, gestiscono direttamente le somme che poi utilizzano per pagare i collaboratori. Si naviga a vista, insomma svilendo il lavoro anche di queste persone, tanto che la presidentessa dell’AICP, Valentina Tonti, meno di un mese fa, in corrispondenza con il dibattito in aula sui compensi dei parlamentari dichiarava “Si capisce così perchè la Commissione affari costituzionali ha deciso la settimana scorsa di stralciare dalla discussione sugli stipendi dei parlamentari la parte destinata alle spese di segreteria. Una decisione quanto meno originale, dato che il rimborso è pur sempre una voce delle buste paga dei parlamentari. Come parziale giustificazione, il presidente Andrea Mazziotti ha ricordato che la Commissione lavoro sta svolgendo l’esame di alcuni disegni di legge sui collaboratori parlamentari (proposta Gnecchi e altri): peccato che l’iter sia fermo all’ottobre 2014! Insomma al danno si aggiunge la beffa. Non che ci illudessimo che questa fosse la sede per intervenire finalmente sulla questione della regolamentazione della figura del collaboratore; ma poteva essere quantomeno l’occasione per un confronto. Invece ancora una volta, da una parte e dall’altra, si preferisce aggirare la questione; del resto è molto più facile dare una sforbiciata alle indennità piuttosto che riformare l’intero sistema che, a differenza di quanto avviene in altri Stati europei, è attualmente imperniato su fondi accessori assegnati direttamente ai membri del parlamento senza controlli sul loro effettivo e corretto utilizzo. È chiaro che quei 3690 euro che i parlamentari devono giustificare solo per metà, e con criteri non proprio stringenti, sono per molti intoccabili; e poco importa che siano in discussione i diritti e la dignità dei collaboratori parlamentari, lavoratori che ogni giorno forniscono a quegli stessi parlamentari un ausilio prezioso e indispensabile per poter svolgere in modo efficace il mandato rappresentativo”.
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Ecco dunque il rovescio della medaglia, oltre al fatto che, come rileva Paolo Lombardi parlando del difetto del sistema “Gli Uffici di Presidenza di Camera e Senato, che istituiscono tale primo rimborso, commettono due decisivi errori. Il primo è quello di non specificare nella stessa Delibera le competenze professionali (scienze giuridiche, politiche, economiche e sociali) che la nuova figura professionale dovrà possedere, limitandosi solo a parlare in fase di dibattito di soggetti altamente qualificati. Il secondo, sicuramente il più determinante, è quello di far coincidere controllato e controllore attribuendo ai Gruppi parlamentari il compito di verificare la veridicità degli impieghi di tale somme senza all’opposto istituire – come avrebbero dovuto fare considerando la mole enorme di denaro pubblico erogato ai 915 parlamentari ammontante, nella fase di prima applicazione della suddetta Delibera a  una Commissione terza ed imparziale volta a verificare la sua concreta applicazione e che poteva essere costituita oltre che da parlamentari e funzionari delle due Camere anche da figure esterne alla politica come magistrati, docenti universitari e rappresentanti dei collaboratori parlamentari”. Insomma, oltre a un modo comodo per sbarcare il lunario per molti giovani si tratta di  una sorta di gavetta per farsi le ossa, sognando, in un futuro prossimo, di ricalcare le orme dei loro datori di lavoro e maestri. Come dire… piccoli politici crescono. Ed è per questo forse che il prof. Gastaldi non dovrebbe adombrarsi. Loro sono così – potenza delle frequentazioni – poco disponibili alle critiche, ma soprattutto ben consci di essere in carriera.

Il Max Turbatore

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