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Via Daneo, i privati proprietari della scarpata avevano già ricevuto un’ingiunzione 20 giorni fa

Il Comune, non ricevendo risposta, aveva comunque già avviato gli interventi in danno
I vigili del fuoco si calano sulla frana per capirne lo stato. Dopo la perizia si potrà sapere se almeno alcuni degli abitanti dei palazzo sfollati, circa 200, potranno rientrare in casa

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È in questo momento in corso la perizia sulla frana di via Daneo, a Quezzi. I vigili del fuoco si sono calati sul fronte franoso per eseguire i rilievi e verificare la situazione.
Intanto emerge che i tre privati proprietari della scarpata hanno ignorato l’ingiunzione inviata dal Comune che intimava di metterla in sicurezza. <Non siamo certo stati con le mani in mano a guardare – dice l’assessore alla Protezione civile Gianni Crivello -. Abbiamo avviato noi stessi un intervento in danno. Partirà una seconda ingiunzione e, nel caso i proprietari non rispondessero, avvieremo il secondo intervento in danno>. L’intervento in danno prevede che sia l’ente pubblico a far avviare i lavori da aziende di propria fiducia (quella che stava effettuando il primo è ancora sul posto e potrebbe partire subito ad occuparsi della messa in sicurezza) per poi addebitare il costo ai privati proprietari. La prima ingiunzione era partita una ventina di giorni fa, ma il Comune non aveva ricevuto alcuna risposta, tanto che aveva avviato i lavori di messa in sicurezza, in corso in questi giorni. Le piogge dei giorni scorsi, che hanno ovviamente anche costretto a sospendere l’intervento durante le precipitazioni, hanno peggiorato la situazione. La ditta che ha il cantiere aperto potrà procedere per mettere in sicurezza la situazione. Il Comune non lascerà che la situazione possa aggravarsi ulteriormente. Condizioni meteo permettendo, bisogna continuare subito la messa in sicurezza, prima che la frana trascini con sé i palazzi.
Da stanotte, insieme a vigili del fuoco, alla polizia municipale e ai volontari della protezione civile, Gianni Crivello e il presidente del Municipio, Massimo Ferrante, sono sul posto. Anche il sindaco Marco Doria ha voluto verificare la situazione di persona. Sul luogo della frana anche l’assessore al Trasporto Pubblico e alla Viabilità Anna Dagnino. Stanotte Amt ha messo a disposizione i bus per trasportare gli sfollati, ospitati in parrocchia, nel circolo Arci della zona e presso amici e parenti. Per chi non trova una sistemazione e non potrà rientrare in casa, il Comune prevede l’ospitalità in albergo, alla quale accederanno anche i richiedenti asilo che erano ospitati nei palazzi. Presso la bocciofila di Mura dello Zerbino è stato approntato un punto di ospitalità dove gli sfollati che non hanno trovato una sistemazione presso amici e parenti possono stare al riparo. A loro disposizione bevande calde. I volontari di protezione civile stanno trasportando all’interno delle brandine per permettere a chi lo desiderasse anche di riposare.
Crivello sottolinea che questa frana con lo scolmatore del Fereggiano non ha alcuna connessione. <Si tratta di un’opera fondamentale, forse la più importante a livello europeo e permetterà la messa in sicurezza della zona>. Con il torrente, però, la frana non ha a che fare e tantomeno con i lavori in atto. Il problema è la stabilità del terreno soprastante.
I palazzi oggi in pericolo sono stati costruiti negli anni ’50, nel momento dell’urbanizzazione selvaggia. Paghiamo oggi le scelte scellerate di quegli anni quando la necessità di appartamenti di civile abitazione, la scarsa lungimiranza della politica e l’ingordigia dei costruttori diedero il via alla realizzazione di una serie di quartieri dormitorio, alveari abbarbicati sulle colline. Oltre a quelli di Quezzi si possono ricordare quelli di Oregina.

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