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I mecenati del maniman

Non potrà essere sfuggita ai genovesi, così attenti alla casata e al lignaggio, la presenza antitetica fra gli esponenti del no e del sì, che continuano a darsi battaglia in vista della consultazione referendaria del 4 dicembre, di due esponenti della famiglia Garrone. Da una parte Anna Pettene, quarantenne, avvocato, esperta in mediazioni familiari, seconda moglie del cinquantacinquenne Edoardo Garrone. Dall’altra il cognato Alessandro, cinquantatreennee, vice presidente esecutivo e Presidente del Comitato Strategico di ERG SpA, Presidente del Consiglio di Amministrazione di ERG Renew e Presidente della Fondazione Edoardo Garrone. Lo ha fatto notare recentemente Franco Manzitti nella sua rubrica Ledies e gentlements sul sito di PrimoCanale dopo aver rilevato la presenza esuberante della stessa Pettene al Teatri della Gioventù in occasione della visita genovese del presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. “Chi c’era sul palco dell’ultima kermesse pro “no” al referendum e poi ha postato decine di foto su Facebook per celebrare il grande comizio con il governatore Giovanni Toti, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni e la crème de la crème del centro destra genovese e ligure? Niente di meno che Anna Pettene, la quarantenne moglie di Edoardo Garrone, primogenito di Riccardo, ex presidente nazionale del Giovani Industriali, membro di giunta di Confindustria.
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Anna Pettene, avvocato, esperta in mediazioni famigliari, una bella signora bionda e aggressiva, sta conducendo una martellante  campagna elettorale per il “no”. Non c’è giorno che non posti decine di messaggi, invitando a schierarsi per il referendum da quella parte. E poco importa che la famiglia Garrone si sia esposta in qualche modo, con suo cognato Alessandro, per il “si”, riunendo a casa un centinaio di personaggi influenti della società produttiva e finanziaria genovese, i cosidetti Vip, in un convivio nel quale il personaggio ospite era il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Sandro Gozi, ovviamente renziano”. E Manzitti scivola con il suo distacco anglo-genovese sulla contraddizione, anzi giustifica “In ogni famiglia possono giustamente esserci idee diverse. In realtà quelle sul referendum dei fratelli Garrone non sono pubblicamente neppure note: Alessandro ha organizzato l‘incontro del sì in spirito di informazione e confronto, senza svelare la sua posizione. Così come il fratello Edoardo, marito della battagliera Anna Pettene, non si è mai espresso, mantenendo uno stile di understatement, tradizionale in famiglia”. Una vera e propria dinastia quella dei Garrone.
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Alessandroè il secondogenito dei sei figli di Riccardo (sotto), scomparso tre anni fa.
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Appartiene alla terza generazione, è nato tre anni dopo Edoardo, il più conosciuto della famiglia, ex presidente del Giovani Industrali italiani, membro più volte della Giunta di Confindustria, nonché presidente fino a un Anne e mezzo fa della Sampdoria. Edoardo e Alessandro hanno altri quattro fratelli Vittorio, Filippo, Laura e Costanza.
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Proprio Manzitti, giornalista di lungo corso, esperto conoscitore della realtà delle chiuse dinastie borghesi e non della nostra città’, figlio di Giuseppe indimenticato presidente dell’Associazione industriali, e collaboratore del potentissimo ministro democristiano Paolo Emilio Taviani, racconta della riunione dei cento di qualche settimana fa ospiti della villa Paradiso dei Garrone, sulla collina di Albaro. “E’ stato uno dei pochi capaci di portare in Paradiso cento imprenditori, uomini d’affari, finanzieri e bon vivant dello storico establishment genovese. Attenzione: Paradiso con la maiuscola, inteso nel senso della celebre villa genovese che ha quel nome non a caso, essendo, sulla collina d’Albaro, una delle residenze più pregiate della città, celebrata in centinaia di raffigurazioni con il suo giardino e le sue mirabolanti logge. Qui, e a casa propria, Alessandro Garrone, il cinquantenne secondogenito di Riccardo, è riuscito, appunto, nell’impresa di mettere insieme quelli che una volta si sarebbero chiamato i Vip della città, riunendoli con il comune denominatore di un dibattito sul tema caldo del momento: il referendum. Li ha invitati a discutere con Sandro Gozi, cinquantottenne sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, renziano doc e esperto di politiche euroepee e comunitarie. Le cronache hanno dato risalto all’incontro molto privato, cercando senza successo di elencare tutti i personaggi e dimenticandosene alcuni molto importanti, come per esempio i fratelli Davide e Mattia Malacalza. Ma non hanno sottolineato come, in una città che non si parla più, che è molto racchiusa nel proprio avvitamento a perdere, che non si riunisce da nessuna parte e dove _ come aveva commentato proprio a Primo Canale Augusto Cosulich, uno dei Cento di Garrone, non si invita neppure più_ finalmente ci fosse un incontro di vertice. Ci è riuscito il secondogenito di Riccardo Garrone, un personaggio che oggi si rimpiange molto anche per quella sua capacità cinetica di suscitare dibattiti, organizzare incontri, summit, perfino Forum e grandi adunate con temi centrali nella città”. E fino a quel punto però, sulla sua personale posizione, gli era stato concesso il beneficio del dubbio, tanto che nel suo ruolo di padrone di casa e quindi di ospite super partes, evidentemente, non era parso opportuno prendere le parti di una o dell’altra fazione. In vista di mercoledì, pero’ c’è da registrare da parte di Alessandro Garrone un significativo passo in avanti e del tutto opposto rispetto alla cognata, come si diceva particolarmente impegnata contro la riforma costituzionale di Renzi. Tra una settimana, infatti, Alessandro Garrone partecipera’ ad una manifestazione di cui da’ notizia Tiziana Notarnicola, delegata nazionale Ncd, schierata per il sì al referendum che ha iniziato a fare propaganda sulla sua pagina facebook per l’appuntamento “Cari ragazzi , care ragazze , desidero invitarvi mercoledì 30 novembre al ristorante Nabù ( Fiera di Genova) dalle ore 18. Si parlerà di Riforma Costituzionale! Saranno presenti il prof. Cuocolo e il prof. Munari,  due professori Universitari di Diritto, il dott. Alessandro Garrone , importante imprenditore di Genova ed il ministro Pinotti (nella foto sotto)! Al termine verrà offerto un apericena .Vi aspettiamo!”.
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E in questo caso sarà più difficile mantenersi neutrale. Ma c’è di più, visto che un altro giornalista, Odoardo Scaletti, appena due giorni fa, avrebbe indicato luogo e ora in cui il Pd, – almeno quella parte che non vede di buon occhio lo svolgimento delle primarie con l’autocandidato Simone Regazzoni e eventuali avversari tutti da individuare – sarebbe riuscito, finalmente a sciogliere gli indugi facendo il nome del candidato unitario e ad impalmarlo. Neanche a farlo apposta proprio il Nabu’, mercoledì 30 alle 18. Con tanto di prescelto presente, il professor Lorenzo Cuocolo, figlio di Fausto, anche lui docente universitario, notabile eccellente della Dc locale e presidente del consiglio regionale. Lorenzo Cuocolo, per dirla tutta è professore associato di Diritto pubblico comparato alla Bocconi di Milano.
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Già corteggiato da Burlando nonostante sia stato in presenza esponente della montezemoliana Italia Futura. In un primo momento Cuocolo aveva nicchiato, ora pare che si sia detto disponibile. Come lui aveva nicchiato, stando ai rumors, anche Alessandro Garrone., tirato per la giacca sempre da Burlando. Che c’è la sta mettendo tutta per evitare il confronto fra Regazzoni e chissaschi’.  Il patto della prossima settimana, che potrebbe prendere il nome dell’Apericena, pare che abbia fra i suoi firmatari proprio Claudio Burlando, il ministro della difesa Roberta Pinotti e lo stesso Alessandro Garrone. Insomma due dei quattro presenti come relatori, oltre naturalmente al papabile candidato sindaco. E a questo punto, ove Cuocolo fosse veramente il candidato sindaco del Pd, la situazione in casa Garrone si complica. Perché Alessandro si ritroverebbe automaticamente fra i promotori eccellenti e più accreditati della candidatura del professore della Bocconi. Con molte probabilità lo sfidante nel primo turno, o addirittura al ballottaggio della cognata Anna Pettene.
L’avvocato, moglie del fratello di Alessandro, Edoardo, infatti, sembrerebbe essere il soggetto con maggiori probabilità di essere designata come candidato sindaco della coalizione del centrodestra dal governatore Giovanni Toti. Ieri,  a questo riguardo ItaliaOggi ha rilanciato la candidatura di Anna Pettene come se la sua risposta affermativa a Toti fosse una mera formalità “Saldamente ancorata nel campo del centrodestra, pur non essendo leghista, e con una disponibilità economica da fare invidiare gli eventuali avversari in campagna elettorale. Senza dimenticare che è donna. Giovanni Toti pensa di aver trovato il nuovo asso nella manica con cui puntellare la sua influenza in Liguria. Manca solo la disponibilità della diretta interessata dall’identikit perfetto, ma su questo il presidente della Liguria è pronto a mettere in campo tutta la sua diplomazia e persuasività politica; d’altronde, ha il tempo dalla sua parte (si vota in primavera 2017). Dopo aver strappato la Regione al Pd e aver messo la bandierina a Savona con l’elezione a sindaco della pupilla Ilaria Caprioglio, il governatore di Forza Italia avrebbe individuato in Anna Pettene la donna ideale per battere la sinistra sotto la Lanterna”. E sempre sotto la Lanterna, tra oggi e domani, a Genova c’è la disfida dei Mattei. Prima arriva Salvini, domani c’è il premier. Intanto rumors, sussurri e grida sulle candidature si inseguono da tempo nei salotti dorati della buona borghesia genovese. Dopo i fasti degli anni di Riccardo, benefattore e mecenate per far ripartire l’attività di un Carlo Felice che rischiava la bancarotta, e presidente della società blucerchiata lasciata nelle mani di Massimo Ferrero, la famiglia Garrone si avvia a ricalcare percorsi che già la videro protagonista. Con alterni rapporti con la politica locale. A memoria, con la bocciatura del progetto Viva Genova che, si dice costo’, nel 1990, la poltrona di sindaco ad Ugo Signorini (nella foto sotto), ex assessore regionale all’urbanistica, democristiano a cui nonostante le 30 mila preferenze, fu preferito Romano Merlo.
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Persino con una candidatura di Riccaro Garrone al senato per il Pri. Candidatura che nel 1992 non ebbe buon esito, nonostante l’anno prima si fosse prodigato in massicci finanziamenti per il Carlo Felice, ottenendo nel progetto una sala danza, la disciplina  preferita dalla figlia. Un rapporto di amore e odio con la politica è la città, che sembrerebbe aver trasmesso anche ai suoi figli. Con qualche esperienza in più, almeno così parrebbe. “Two is meglio che one”, diceva la pubblicità conosciutissima di un cornetto gelato. Che poi è la trasposizione riveduta e corretta dello storico croce e delizia genovesissimo maniman. Due possibilità meglio di una soltanto, perché …. maniman. Ecco la quasi totale abolizione del rischio,dunque, per questi moderni interpreti del mecenatismo alla genovese, da sempre sodali dei vecchi politici locali. C’è un’ultima variabile, comunque, quella del MoVimento Cinque Stelle. Ma l’establishement dell’imprenditoria che per anni ha fatto affari con l’industria pubblica, spera che il biglietto vincente per palazzo Tursi alla fine non esca proprio su quella ruota. Con Grillo ogni trattativa è difficile. E poi mai fidarsi di un comico. Che probabilmente non ha nemmeno una parola d’onore. Specie per i mecenati.
Il Max Turbatore
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1 Commento su I mecenati del maniman

  1. signorini rinuncio’ alla candidatura a sindaco di genova, causa problemi di salute che lo colpirono all’ improvviso. ottimo candidato sarebbe stato

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