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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo/24 novembre 2016

rubrica Discoclub

A CURA DI DIEGO CURCIO

LE RECENSIONI

MARCUS KING BAND – Marcus King Band

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Si chiama Marcus King, un nome che già promette bene, ha vent’anni. E’ figlio di un bluesman. Suona la chitarra con quello stile guizzante ed aggressivo che molti arrivano ad avere al termine di una vita. E’ sotto l’ala protettrice del grande Warren Haynes, il primo a credere in lui, e di Derek Trucks, l’altro pezzo della scuderia chitarristica della seconda Allman Brothers Band. Entrambi graditi ospiti sul cd. S’è messo attorno una band che sguazza con evidente piacere tra ricordi di rhyhtm and blues, accaldate atmosfere jazzy e blues alla Allman Brothers, appunto, roventi scivolate hard psichedeliche come piace fare ai Gov’t Mule, limbi fumiganti alla Chris Robinson. Ha una voce potente, un tocco micidiale, scrive brani che sembrano usciti dagli annuari delle jam band della metà degli anni Settanta, e che diventano “instant classics” al primo ascolto. L’avrete capito. Marcus King Band, al secondo disco, è la cassetta di sicurezza per il futuro del southern rock. Guido Festinese

WEYES BLOOD – Front Row Seat To Earth

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Chercez les femmes. Possiamo discutere, ma sembra che interpretare con successo il folk in questo finale di 2016 sia affare femminile. Veterane (Shirley C) e non (Agnes Obel) stanno regalando versioni convincenti e solide della Vecchia Nenia Tradizionale Infinita (è in senso positivo, a scanso di equivoci) mentre i colleghi maschi deviano (Bon Iver) e contemplano (Conor O). Bene, questa quasi ora di musica da WB (Natalie Mering) offre un altro valido argomento a supporto della teoria. Le canzoni sono lunghe meditazioni melodiche, pianoforte in primo piano, disturbi assortiti a regalare modernità, organi e piccole percussioni (Seven Words). Come la celebrata Julia Holter, anche se meno cerebrale, WB prende una cosa vecchia (il folk d’autore, quello anni ’70) e la declina ancora facendo sparire, come per magia, la polvere dal modello di partenza. Marco Sideri

MICHAEL BUBLÉ – Nobody But Me

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Parlare di Michael Bublé può anche essere stucchevole e sicuramente è ininfluente (tra l’altro due aggettivi che si adattano perfettamente alla sua musica). Ma solo se ci si appropinqua al soggetto come se fosse un artista qualunque. Errore, Michele, che è un intenditore, va studiato come si studia un marchio, un’azienda, una slot-machine, una macchina da soldi insomma. Prendete il suo sito, http://www.michaelbuble.com: vi accoglie una slide con quattro di quattro faccioni, uno per confermarvi che sì, siete proprio nel suo sito; una con la sua foto attuale e quella di quando aveva 7 anni che, in un “3 D lenticolare” recita il comunicato stampa, unite nella copertina del CD; una con la foto del suo nuovo profumo, By Invitation, fine fragrance for women, presentato il 24 agosto scorso a New York; e l’ultima che vi conduce al suo fan club, dove avreste potuto acquistare per soli 123 dollari e 99 centesimi il Luxury Package e cioè disco autografato, profumo, porta-occhiali e borsa (di pezza) del vostro amato; avreste, se foste stati veloci, perché tutto quel ben di dio è sold-out, terminé, finito; dovete accontentarvi del Glam package a soli 97 dollari (e 99 certo) da cui il crudele ha tolto l’autografo e la borsa (di pezza). Che importanza volete poi che abbia la musica: 10 brani, 35 minuti scarsi di brani originali (dove si fa aiutare da Meghan Trainor e da Black Thought uno dei Roots), standard (“The Very Thought of You”, “My Baby Just Cares for Me”, classici del pop (“God Only Knows”, sì quella di Brian Wilson) e due brani curiosamente usciti nel mercato anglo-sassone a pochi mesi di distanza, ma nel 1961, “My Kind of Girl” e “On a Evening in Rome (Sott’er celo de Roma)”, originariamente cantate da Matt Monro e Dean Martin. Ecco il punto: Bublé vive nel 1961, in pieno boom economico, tra Vacanze Romane e Dolce Vita, in cui in Italia “c’è la luna brilla e strette/ Strette come è tutta bella a passeggiare/Sotto il cielo di Roma” (cit.). E Nessuno, tranne lui, può permettersi di cantare a metà tra Bobby McFerrin e Louis Prima, nella canzone che dà titolo all’album, un manifesto programmatico, anzi, meglio, un piano industriale vero e proprio. Dling dling, due ciliegie e una fragola, un altro gettone please. Danilo Di Termini

BARBACANS – A monstrous self-potrait

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Quest’anno Area Pirata e la scena garage italiana ci stanno regalando davvero delle chicce da non perdere. E l’ennsimo esempio di questo 2016 bollente è il nuovo disco dei Barbacans, “A monstrous self-potrait”. La band marchigiana infatti ci delizia con un vinile in edizione limitata disponibile in sole 300 copie (oltre ad Area Pirata le altre label coinvolte sono Boss Hos Records e Coypu Records) in cui, nel giro di poco più di mezzora, garage, fuzz, punk, rock e beat si mescolanano in un’amalgama perfetta. Un mix insuperebile come il tonno (ma molto più gustoso), caraterizzato dal classico suono del farfisa, che ormai è diventato un vero e proprio marchio di fabbrica per i Barbacans. Pezzi come “In her mind” e “Price of love” sono pura goduria sixities, con quel loro sound spaziale ed evocativo, più piccante di un burrito appena arrotalato in una bettola messicana. Ottimo anche il ritmo contagioso e tutto da ballare – grazie al solito farsifa e una chitarra sporca e indiavolata – di “Black friday”, mentre “Wunderbar” ci riporta direttamente ai bei tempi immortalati nella mai troppo citata raccolta “Nuggets”. E se il riffone di “Tall man” vi farà perdere la testa e vi ricorderà per un momento i primi Queens Of The Stone Age, grazie alla danza indiavolata di “4-2 Bbqs” farete definitivamente pace con gli Anni Sessanta più lisergici e colorati. Insomma uno di quei dischi da sentire e risentire come dei veri e propri trantolati garage. Diego Curcio

ANIMOLS – s/t

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Fermi tutti che è arrivato il disco dell’anno. In zona Cesarini, magari, ma per chi ha le antenne dritte la notizia era già nell’aria. Sto parlando – naturalmente – dell’esordio su vinile (con cd allegato) degli Animols (scritto proprio così, come si pronuncia). Per chi ancora non lo conoscesse (vergognatevi profondamente, miscredenti del rock’n’roll) il quartetto genovese formato da Matteo, Enrico, Lucio e Buddy è una delle band cult dell’underground genovese. Un gruppo punk-rock davvero unico nel suo genere, visto che scrive e suona soltanto canzoni con protagonisti animali di ogni ordine e grado. E infatti la tracklist è memorabile: si va da “Mucca” a “Falco”, passando per vere e proprie hit come “Cane” (provate a cercare su Internet qualche video di un loro concerto e guardate che bordello si scatena quando la suonano), “Gallina” e “Cavallo”. Pezzi veloci, ruvidi e melodici, registrati in una deliziosa bassa definizione, che fa letteralmente godere e che è il loro marchi di fabbrica. Già perché degli Animols, ormai da parecchi anni, girano un paio di demo in cd registrati rigorosamente in saletta (come d’altra parte questo esordio su vinile), che hanno contribuito a diffondere, anche fuori Genova, il verbo di questo quartetto stralunato. Un piccolo grande successo underground frutto del semplice passaparola, che ha convinto la El Topo Records a pubblicare questo disco imprescindibile. Chi si riuscirà ad accaparrare le prime 51 copie, tra l’altro, potrà portarsi a casa anche un’edizione speciale con tanto di busta pelosa dentro cui infilare il vinile: una roba talmente kitsch da commuovere anche Ebenezer Scrooge. In buona sostanza: fate assolutamente vostro quest’album imprescindibile e vedrete che non riuscirete più a toglierlo dallo stereo. Diego Curcio

IL DIARIO

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Diario del 23 novembre 2013
L’assenza di altri negozi di dischi incomincia a fa sentire la sua importanza sul tenore delle richieste che ricevo. Non mi ricordo un sabato così variegato e lontano da quelli soliti: “Vorrei l’ultimo della Pausini”, “Ce l’ho” (lo dico sottovoce per non farmi sentire dai clienti abituali), “One Direction?”, “Non lo tengo” (ad alta voce), “Bocelli?”, “Sì” (appena sussurrato), “La raccolta di Radio Italia?”, “Non ho compilation” (quasi urlato). Poi arriva un settantino che si aggira per il negozio guardando un po’ tutto. Sembra intimidito dalla presenza di altri clienti, che mi chiedono le cose per lui più astruse, continua a girare come in attesa di rimanere l’unico cliente: mi ricorda quello che mi ha raccontato un farmacista riguardo a ragazzi che entrano per comprarsi i preservativi, aspettano di essere soli, si avvicinano alla cassa “Mi dia una confezione … “ – in quel momento sentono un rumore alle spalle, si girano, no! una donna – “di aspirine”, e se ne portano a casa un’altra confezione, ne hanno già una vera e propria compilation (scusate il termine: deformazione professionale). Torniamo a bomba, il settantino finalmente è solo, si avvicina, “Dove trovo le novità?”. “Dipende da cosa cerca”, lui sorpreso “Ma i cd”, “Ho capito, ma che genere?”, sempre più disorientato quello borbotta qualcosa d’incomprensibile, gli vado in aiuto, “In vetrina vede gli ultimi dischi usciti, anzi cd (non vorrei che fraintendesse)”. Esce e lo perdo di vista, nel frattempo il negozio si riempie, dopo un quarto d’ora rimango di nuovo solo ed ecco che riappare il settantino, era rimasto fuori al freddo per tutto questo tempo in attesa della mia “solitudine”, “Scusi, in realtà – molto vergognoso – io volevo l’ultima raccolta di Celentano con la canzone Storia d’amore”. Celentano=preservativo? E se fosse entrato qualcuno cosa mi avrebbe chiesto? Beatles=aspirina?

LE PROSSIME USCITE

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Domani
KEITH JARRETT – A MULTITUDE OF ANGELS
ELIO E LE STORIE TESE – ODOROSI
IVANO FOSSATI – CONTEMPORANEO
SIXX: A.M. – PRAYERS FOR THE BLESSED
BOSSO EZIO – EZIO BOSSO AND THE THINGS THAT REMAIN
CAMMARIERE SERGIO – IO
DYLAN BOB – THE REAL ROYAL ALBERT HALL 1966 CONCERT
HEART – LIVE AT THE ROYAL ALBERT HALL
KATE BUSH – BEFORE THE DAWN
RAMONA FLOWERS – PART TIME SPIES
ANTONELLA RUGGIERO – LA VITA IMPREVEDIBILE DELLE CANZONI
TRIVIUM – EMBER TO INFERNO

LA CLASSIFICA DELLA SETTIMANA

1 METALLICA – HARDWIRED… TO SELF-DESTRUCTION
2 LIGABUE – MADE IN ITALY
3 MINA CELENTANO – LE MIGLIORI
4 ROSSI VASCO – VASCONONSTOP
5 PINK FLOYD – The Early Years 1965-1972
6 ROLLING STONES – HAVANA MOON
7 LITFIBA – EUTOPIA
8 RICHIE BLACKMORE’S RAINBOW – MEMORIES IN ROCK – LIVE IN GERMANY
9 LEONARD COHEN – YOU WANT IT DARKER
10 SIMPLE MINDS – ACOUSTIC

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