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Miracolati

unnamed-9Il momento più alto è stato quello in cui la sala stracolma di gente comune e personalità eccellenti ha intonato l’inno. Quell’inno per cui il sindaco arancione di una città come Genova, storicamente rossa, ha deciso, su invito del vicepresidente del consiglio comunale e candidato sindaco di Fratelli d’Italia Stefano Balleari, di dichiarare la Superba, medaglia d’oro della resistenza anche città dell’inno. Solo che qualcuno ha notato amaramente come il finale, quel sì, urlato solitamente dai nostri calciatori azzurri con la mano sul cuore prima di iniziare a sciogliersi e metter la testa alla partita, contrastasse paradossalmente con il motivo della riunione.
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Cioè votare no il 4 dicembre al referendum costituzionale per rimandare Renzi e il suo governo a casa. Insomma, una sala stracolma per perorare i motivi del no che, prima di sedersi e iniziare a prendere in esame le ragioni per dichiararsi contro la riforma, ha urlato a squarciagola si’. Ma l’amor di patria è pur sempre l’amor di patria e mica si poteva stravolgere l’inno dopo la fatica fatta da Balleari per avere udienza da Doria. E poi fra i presenti, venerdì pomeriggio al Teatro della Gioventù era schierata persino una nutrita frangia di rappresentanti, istituzionali e no, fra quelli che difendono i confini nazionali, quelli che vorrebbero l’Italia fuori dalla UE, quelli che scuotono la testa di fronte ai salvataggi in mare di migranti in cerca di un’altra occasione e di una prospettiva di vita. Tutti contro questa invasione del suolo patrio. Eppero’, diciamocelo, una minuzia in confronto al successo e alla partecipazione di folla all’arringa della presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni sul palco insieme all’organizzatore della manifestazione Stefano Balleari.

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Perciò l’ironia di quel si’ per una manifestazione per il no deve essere sfuggita ai più. Perché erano di maggior importanza i nodi da sciogliere di fronte a un centrodestra che, strada facendo, solo pochi giorni fa ha perso il delfino designato da Silvio Berlusconi, uno Stefano Parisi che ha preso le distanze dichiarando di volersi sottrarre all’abbraccio mortale del leader della Lega Matteo Salvini, e ha pensato bene di fondare un suo partito. Genova e la Liguria, pero’ sono da sempre territorio di esperimenti. Una regione in cui il predecessore al delfinato di Stefano Parisi, il governatore Giovanni Toti, perennemente impegnato in esercizi di stretching a bordo campo, in attesa di essere chiamato sul terreno di gioco, sta dimostrando, giorno dopo giorno, quanto possa risultare gradito al popolo del centro destra l’alleanza che più a destra non si può.

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Con Lega e Fratelli d’Italia. E sotto le volte del rinnovato Teatro della Gioventù, inaugurato oltre una decina di anni fa da quel Gianni Plinio, allora vicepresidente della giunta regionale di Sandro Biasotti, presente in sala in qualità di vice coordinatore di Fratelli d’Italia, si è compiuto il primo miracolo. Suvvia, soltanto un mezzo miracolo. Perche’ per ora il prodigio è stato soltanto evocato. Evocato a lungo proprio da Giorgia Meloni che ha osato, a più riprese, sdoganare la pratica futuribile delle primarie, percorso da sempre indigesto al Cavaliere Silvio Berlusconi che non si è mai nemmeno sognato di partecipare, primus inter pares, a una competizione fra i leader della coalizione. Eppero’ tempo al tempo, perché nel frattempo il clima è cambiato, Berlusconi fra un’operazione e una ricaduta accusa il passare degli anni, Forza Italia ha subito un ridimensionamento elettorale e i segretari che lo hanno sempre appoggiato, Salvini e la Meloni, si sono fatti le ossa e ora incalzano. Così Giorgia ci ha messo la faccia dichiarando “Siamo pronti per offrire agli italiani un’alternativa di governo con una proposta politica fondata sulla sovranità. Vogliamo presentarci come squadra per battere il servilismo di Renzi e il qualunquismo del M5S. Propongo di celebrare il prossimo 5 marzo le primarie per decidere quale deve essere il programma e il portabandiera di questa nuova proposta politica”

 

Sostenuta, naturalmente dal fidato Stefano Balleari che ha dichiarato a Michela Pedemonte, giornalista di GenovaZenanews  facendo un esplicito endorsement “Giorgia già rappresenta il futuro del centro-destra in Italia. Giorgia ha tanti pregi. Ha l’esperienza di governo e la conoscenza della macchina amministrativa il tutto condito dallo slancio e la passione politica. Per me queste sono caratteristiche che la rendono adatta. Se invece la domanda era se lo rappresenterà nel senso di essere la front runner, questo non si saprà sino a quando non ci saranno o delle primarie (serie, differenti da quelle che abbiamo visto sino ad ora) oppure sino a che il centro-destra non trovi la sintesi in una figura . In entrambi i casi dico che Giorgia Meloni non solo ha le caratteristiche per essere nella partita, ma buone chance per vincerla”. Il tutto corroborato da un robusto riconoscimento al governatore Giovanni Toti, l’uomo solo al comando, che dovrebbe decidere, fra qualche mese, il nome del candidato sindaco del centrodestra “L’esperienza del governo in Liguria è, come spesso accade, un laboratorio politico dove si anticipano le cose. L’unione e il profondo rispetto che regna in Regione Liguria è quanto chiede chi appartiene politicamente al centro destra. Ieri abbiamo avuto l’ennesima conferma che la gente chiede questo. La via è questa. Abbiamo iniziato a segnarla”.

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E nella gara in cui lo spauracchio del MoviMento Cinque Stelle nei desiderata dei due poli viene derubricato al ruolo di fastidioso comprimario, il centrodestra sembrerebbe aver segnato un punto a suo favore rispetto agli eterni rivali del centro sinistra che le primarie le avrebbero già promesse, ma sembrerebbero, tuttavia, sul punto di rimangiarsele. Quindi a caduta dal nazionale alla situazione locale e a volo di uccello sulle amministrative del 2017. Con primarie anche per decidere il nome del candidato sindaco. Toti, con un occhio e un piede oltre Liguria non si è mai  dichiarato apertamente contrario. Anche perché lui non vorrebbe scontentare nessuno con una decisione personale e i personaggi di cui in queste ultime settimane si è parlato in chiave di candidati sindaco sarebbero almeno tre. Oltre al candidato di Fratelli d’Italia Stefano Balleari, già in campo da alcuni mesi, Anna Pettene, moglie di Garrone, esponente della società civile, gradita anche alla Lega, e il manager Giancarlo Vinacci – di cui, dopo una cena con Toti, si sono pero’ perse le tracce – sostenuto dal coordinatore regionale di Forza Italia Sandro Biasotti e dal medico personale di Silvio Berlusconi Alberto Zangrillo che vanta con lo stesso Vinacci un’amicizia e una frequentazione dai tempi delle medie. Unico neo che potrebbe giocare a sfavore del manager milanese la vicinanza passata al “traditore” Stefano Parisi, per ovvie ragioni inviso proprio al Toti che avrebbe dovuto sceglierlo.

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La Lega avrebbe preferito di gran lunga candidare l’assessore regionale Edoardo Rixi, uomo di provata esperienza amministrativa, sul quale pero’ grava l’empeachment, della vicenda sulle spese pazze sempre al vaglio della magistratura. Problemi da risolvere in futuro. Intanto occorrerà sciogliere il nodo del dopo referendum, sempreche’ il risultato sia positivo per il fronte eterogeneo del No. Al momento, comunque Balleari si gode il successo della manifestazione di venerdì “Credo che il sentimento che ha permeato la serata sia stata l’emozione. L’emozione era tanta, così come il sentire del pubblico. Ieri c’era la rabbia e la speranza, l’amore per l’Italia e il disgusto per come è trattata, la voglia di non rassegnarsi e di cambiare il Paese. Con l’Inno d’Italia si è espressa tutta la forza dei partecipanti. Come se fosse una catarsi che risveglia le coscienze del Paese”. Iniziativa per la quale anche l’ex vice ordinatore di Forza Italia avvocato Antonio Oppicelli si è speso in parole di elogio ” Anche la mia testimonianza da un grande pomeriggio di buona politica popolare nel senso giusto del termine”. All’orizzonte di una rinnovata unità pesano, pero’, parecchie situazioni in via di evoluzione. C’è da comprendere come si svilupperà l’organizzazione del nuovo partito di Stefano Parisi, un canto delle sirene liberista fra i tradizionali sostenitori del centro destra. Quel Parisi che ha definito letale l’abbraccio con Salvini e che conta fra i suoi più stretti collaboratori l’ex consigliere regionale fuoriuscita da Forza Italia Raffaella Della Bianca. Quale strada batterà la nuova formazione e chi traslocherà sotto il nuovo simbolo? Se lo chiede Genova 3000 “Ma oltre a Raffaella Della Bianca, chi seguirà il nuovo movimento di centrodestra moderato dell’ex candidato sindaco di Milano Stefano Parisi? Sembra che la stessa Della Bianca stia organizzando le basi del movimento liberale su tutto il territorio regionale. A brevissimo saranno annunciati i responsabili dell’estremo ponente ligure ad Imperia e Savona, nel Tigullio e nello spezzino. Un movimento alleato a Forza Italia, senza dubbio, e al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, ma anche all’Udc. Il leader del centrodestra, ma non amato da Salvini, etichettato così da Silvio Berlusconi, ha detto: “Saremo alternativi a Renzi e Grillo per fare un polo moderato che guarda al centro”. Ossia, un chiaro segnale a Giorgia Meloni e al suo Fratelli d’Italia che potrebbe anche non entrare nel giro, lo stesso dicasi per Matteo Salvini e la sua Lega Nord. Il movimento di Parisi avrà una struttura leggera, poco costosa. Un partito aperto a chi lo vuol fare”. E si parla  perfino di una ridiscesa in campo, a fianco di Parisi, del potentissimo ex ministro Claudio Scajola. Qualcuno,comunque, e fra questi il professor Francesco Gastaldi, azzarda che Parisi andrà a sostenere Renzi impegnato a succedere se stesso dopo il risultato negativo del referendum in un ipotetico partito della nazione con l’appoggio di Berlusconi, impegnato al momento nella difficile operazione di mantenere il classico piede in due scarpe “Nel Renzi2, Parisi e Pisapia ministri? Economia e Giustizia???”. Ruoli di governo, dunque, nei confronti dei due personaggi. Gratificati uno per aver spezzato l’unità del centrodestra e l’altro per essersi schierato, pur da ex sindaco arancione, per il si”. Del resto non è stato lo stesso Berlusconi ad aver definito proprio Renzi l’unico leader italiano, oltre naturalmente a se stesso? E della coalizione potrebbe far parte anche il reprobo Raffaele Fitto – che proprio con il Cavaliere si era scontrato sulla necessità di un rinnovamento e delle primarie – sceso in Liguria all’inizio della scorsa settimana per tastare il polso della situazione. Annota al riguardo ancora Genova 3000 ” in sala ( al Bristol si Rapallo n.d.r.) i consiglieri comunali di Genova Mazzei e De Benedictis, ma anche l’ex consigliere comunale di Rapallo Gerolamo Giudice, candidato alle ultime regionali per NCD dopo aver sostenuto Paita alle primarie del centrosinistra, gli ex consiglieri provinciali Pernigotti e Rotunno (assessore a Recco), i consiglieri comunali di Rapallo Armando Ezio Capurro e Elisabetta Ricci. Successivamente Fitto ha incontrato per uno scambio di vedute sul futuro del centrodestra e del referendum il sindaco di Rapallo, quello di Chiavari, quello di Recco, il vicesindaco di Recco Buccilli e l’ex sindaco di Zoagli. Evidentemente Raffaele Fitto di “Conservatori e riformisti” punta molto sul levante genovese, forse gli ricorda la sua Puglia”. In sintesi sono iniziate le grandi manovre di riposizionamento in vista di un ipotetico Renzi 2, con un centrodestra battagliero, che nonostante la perdita di pezzi mostra i muscoli. Spiega su fivedabliu.it Fabio Palli, riferendosi all’iniziativa del Teatro della Gioventù ” In questo incontro dove il referendum sembra quasi un pretesto per testare un’alleanza pre-elettorale, Matteo Renzi è al centro delle critiche in tutti gli interventi ma non manca la frecciata della Meloni al Cavaliere che ha definito l’attuale premier come l’unico vero leader in Italia. Dopo anni di divisioni e lotte intestine, il centrodestra sembra nuovamente unito e pronto alla battaglia referendaria ed elettorale. Renzi è riuscito a fare un miracolo!”

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E… miracolosamente sembrava preparasi a tornare in campo, a caccia di improbabili rivincite, anche il grande sconfitto delle ultime comunali che videro il professor Enrico Musso e il professor marchese Marco Doria darsi battaglia nel ballottaggio, quasi si trattasse di elezioni di ateneo. Pierluigi Vinai, allora candidato del centrodestra ed attualmente segretario generale dell’Anci posta sulla sua bacheca una frase che sembrerebbe tratta dall’arte della guerra di Sun Tzu ” Benedetto il Signore, mia roccia, che addestra le mie mani alla guerra, le mie dita alla battaglia”. Tanto che qualcuno gli chiede “Entri in guerra?”, o, più direttamente, “Ti candidi?” E Vinai, altro ormai ex personaggio politico che ha chiesto il diritto all’oblio, risponde lapidario “È il salmo odierno, miscredente “. Quindi niente. Ed un rientro eccellente. E Tiziana Notarnicola, esponente dell’Ncd perennemente in equilibrio fra il ministro alla sanità Beatrice Lorenzin e il consigliere Andrea Costa, in maggioranza con Toti in Regione, idealmente spegne le luci  della ribalta sull’affollata assemblea di venerdì al Teatro della Gioventù e scrive il finale “Credo che dopo la silurata di Berlusconi a Parisi tanti forzisti si metteranno in stand by!💡e sul palcoscenico le luci si attenueranno”. Musica di sottofondo e titoli di coda.
Il Max Turbatore

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