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Mario e il frutto proibito

L’ho visto, immortalato alla sfilata del family pride. In compagnia del consigliere regionale Giovanni Lunardon e del segretario provinciale dem Alessandro Terrile. Poi ho letto anche il suo post e ho pensato ad una svolta storica, di quelle che in politica si definirebbe non riformista ma…. revisionista. Una specie di outing. E mi son detto: beh, in fondo che c’è di male… Niki ha avuto il figlio che tanto desiderava e adesso… adesso anche il mio amico Mario. Che, intendiamoci, non è il Mario che usa lo Stefano Balleari, il vicepresidente del consiglio comunale, esponente di  fratelli d’Italia – e già da tempo in corsa per la poltrona di primo cittadino – nei suoi manifesti di pubblicità elettorale. Lui, la persona di cui sto parlando, è del Pd. Comunque, visto il clima, l’importante non è etero o omo, ma che  ci sia amore e… condivisione. E, poi finalmente, c’è’ anche la legge sulle unioni civili. Quella dell’arcobaleno e degli ammennicoli, dai braccialetti alle sciarpe, ai foulard con le stesse tinte. Che c’è di male, anche se poi arriva un giustiziere qualunque, un invasato islamista, o islamico, come quello della strage di Orlando, Florida.  Eppero’, poi sono andato avanti e mi sono reso conto che l’amore in questione, quello finito, di cui parla Mario Tullo, parlamentare dem genovese non è di natura completamente umana, ma mista. Nel senso che c’è una commistione di genere. Tipica dell’accoppiamento uomo-oggetto. No, non donna oggetto. L’accoppiamento e’ uomo-scooter. Ma perfettamente etero, perché lo scooter in questione è una Vespa. Genere femminile. Anche se l’outing c’è tutto. Perché il nostro ha tradito la Piaggio per un SH della Honda. Genere maschile. Ma leggete, qua sotto tutto il post dell’onorevole che ha detto addio al frutto proibito, quello di “Chi vespa mangia la mela, chi non vespa no”, per diventare cliente di una multinazionale giapponese. E scusatemi se vi ho rovinato il finale.
“Come tante altre storie anche la nostra finisce. Ci siamo conosciuti da ragazzini, piena adolescenza, non c’erano i cellulari allora, c’erano i gettoni e la SIP, se no avremmo migliaia di immagini delle cose fatte insieme. Eri semplice, ingenua, direi timida ma sincera ed affidabile, poi con gli anni ti sei “evoluta”, sei diventata esigente, talvolta capricciosa. Non ci siamo mai lasciati, talvolta ho preso una pausa di riflessione e tu non sei stata da meno, anche se le tue erano brevissime. Eri gelosa delle altre, spesso storie parallele e brevi, ma mai con altre a te simili. Anche io ho le mie colpe, non mi bastava più la tua semplicità, ho seguito i mutamenti, li ho apprezzati e talvolta subiti, con complicità, ma oggi penso davvero che sia arrivato il momento di percorre altre strade, le nostre si separano. Ciao Vespa ho scelto SH, ma già lo so, il nostro non é un addio ma un arrivederci”.
Insomma, c’è speranza come in quelle storie di cui parlavo qualche giorno fa, di amore fluido, in cui si va avanti ma poi si può, o si decide anche di tornare indietro. In una perenne esplorazione dei sentimenti.
Certo lasciare la strada vecchia per la nuova… con quel che segue e dice il proverbio. L’appeal della Vespa era un’altra cosa. Con quella sua pubblicità iconica, quella agli albori dei Settanta. Quella, appunto, della mela, frutto proibito nelle mani di Adamo ed Eva che si ritrovarono esclusi dal paradiso terrestre. Ma con Vespa il frutto e’ sdoganato, alla portata di tutti. E leggete un po’ qui sotto come nacque lo slogan che nell’immaginario collettivo ancora adesso ci portiamo dietro.
vespa mele
“Quando McCartney e soci decisero di tornare dal giudice per la causa contro la Apple sulla proprietà del nome e del logo, lui saltò sulla sedia. Lui è Gilberto Filippetti, fiorentino d’adozione, uno dei protagonisti della storia della pubblicità nel nostro paese, inventore della famosa campagna Piaggio. Sì, proprio quella con le mele. Era il 1968. Una bella mattina Filippetti prende l’autobus numero 17, a Firenze, zona universitaria. Ha in mente il lavoro impegnativo che ha davanti. Sta lavorando alla prossima campagna della Piaggio e nella sua testa risuonano gli slogan del ’68, le parole “per dire con urgenza quello che hai dentro”. Si affaccia e vede il mondo diviso. Da una parte, su un marciapiede, i capelloni. Sull’altra sponda, gli adulti, composti, grigi, noiosi. E vede dal finestrino un ragazzo che scrive su di un muro uno slogan, con lo spray: “non ti fidare di chi ha più di trent’anni”. È una fulminazione. Filippetti torna a casa con lo slogan che farà la storia della pubblicità nel nostro Paese. Chi vespa mangia le mele. Chi non vespa No. “I no – ricorda Filippetti – erano gli adulti e volevo che si sentissero in colpa per questo”. Dario Fo ne trae una canzone (Mangia le mele al padrone). Luca di Montezemolo parla di nuova via italiana alla pubblicità. Crepax fa dire a Valentina: chi Valentina mangia le mele. E ancora, Toscani: “Un colpo di genio che i creativi inseguono ancora”. Omar Calabrese: “La più straordinaria campagna di tutti i tempi”. Moravia: “Orrendo”. Patty Pravo: “Bellissima”. Vasco Rossi canta: Coca Cola sì, chi vespa mangia le mela, coca cola no, chi non le mangia più si fa le pere. Con questa campagna Filippetti cambia il linguaggio della pubblicità. E la Apple computer non era ancora nata. “Ora – dice Filippetti – guardatele bene, perché le analogie sono impressionanti. Se confrontate la mela della Apple computer e quella della Vespa, vedete per iniziare l’utilizzo di un frutto sposato ad un prodotto di alta tecnologia. Prima la Vespa, poi i computer. Poi c’è una scelta grafica tipica della Pop Art, con la mela personalizzata. Poi è anche quella una mela piatta e non tridimensionale. Ancora, è una mela dinamicizzata a strisce. E infine le strisce sono realizzate con i colori dell’iride”. Il fatto è che la mela della Vespa è del 1969, quella della Apple di quasi dieci anni dopo. Quando il compianto Steve Jobs dichiarò di aver scelto la mela proprio come omaggio al mito di Liverpool, dimenticò di citare l’ispirazione iconografica della mela Vespa, o forse fu un classico caso di citazione inconscia”.  E, come confida lo stesso Tullo, la Vespa, to remember, gli evoca ricordi di gioventù. Forse anche quelli legati allo slogan fortunato.
Eppero, Tullo, che è uomo leale e coerente  – pur appartenendo alle correnti antiche del Pd, come un D’Alema qualunque, quello dell’ ipotesi di complotto anti-Giachetti ed endorsement per la pentestellata Virginia Raggi, aspirante sindaco nella città eterna – potrebbe aver compiuto il grande sacrificio di disfarsi della sua Vespa per non tamponare il suo sindaco. Quel marchesino Doria, che, probabilmente essendo abituato allo chauffeur, ha deciso di rottamare – che dire di un sindaco Arancio e che si permette di usare un termine renziano? – le vespe, colpevoli di inquinare l’atmosfera.
Tullo che è uomo di partito sin dalla più tenera età e si ricorda bene i dettami del centralismo democratico, probabilmente, ha deciso per il grande sacrificio.
Anche se l’affetto per la vespa, dimostrato dai molteplici cultori del mezzo a due ruote in città è stato grande. Con cortei, proteste e convegni che non hanno sortito sino ad oggi alcun effetto. Con le vespe, cariche di storia industriale del nostro paese, eppure ancora al bando perché il motore a due tempi inquina.

Anche se nell’ultima riunione del consiglio comunale, nella seduta che doveva varare il decreto antismog, quello che avrebbe dovuto mandare in pensione le gloriose vespe, la maggioranza ha messo in minoranza il sindaco Doria. Risultato ordinanza rinviata. Mario Tullo, comunque, ha deciso di anticipare i tempi, dando l’esempio ai facinorosi e rinunciando lui per primo. Come si dice… l’interesse personale battuto in nome di quello della collettività’. Per non creare ulteriori tensioni e dando indicando la via. Ma, come fa capire  nel suo post, la speranza è l’ultima a morire. Perciò il saluto alla sua vespa non è un addio ma un romantico arrivederci. Perché, come dicono i sociologi per la generazione 2.0 anche l’amore è fluido alla faccia dell’outing. Che può non essere definitivo ma ripetuto più e più volte.Si può fare avanti e indietro, in un eterno ripensamento in cui la vespa Piaggio, (genere femminile) quella della mela proibita, potrebbe tornare a sostituire quel mostro della produzione nipponica. L’Honda Sh (un maschietto USA e getta).

Il Max Turbatore

ROBERTA

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One thought on “Mario e il frutto proibito”

  1. Solo un pensiero: tra 10 anni le mie due vespe, classe 78 e 79, ci saranno ancora e avranno un valore di mercato aumentato oltre che un valore affettivo per me inestimabile. Il povero SH invece sara’ buono per la demolizione dopo aver mangiato centinaia di euro in tagliandi. Ognuno in fondo ha quel che si merita. 🙂

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