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Ordinanza movida, è il giorno del ricorso dei locali

Proteste per l’autorizzazione comunale al tendone HB per gli europei a pochi metri dal limite del divieto e per l’esclusione di Expo, Molo e Darsena

Oggi, sostenuti dalle associazioni di categoria Fepag Ascom e Fiepet Confesercenti, i tirolari dei locali del centro storico (non solo i bar che stanno aperti alla sera, ma anche alcuni ristoranti e i colleghi di locali che chiudono dopo l’aperitivo) presenteranno al Tar, Tribunale amministrativo regionale, il ricorso contro l’ordinanza del Sindaco che stabilisce l’orario di chiusura all’una di notte dalla domenica al giovedì mentre al venerdì e al sabato le saracinesche essere abbassate alle 2

Birre

di Monica Di Carlo

Cesare Groppi
, segretario Fiepet, minaccia una singolare forma di protesta: la riapertura dei locali all’una e mezza di notte, visto che nell’ordinanza non si fa cenno a limitazioni in questo senso. <Esiste una legge nazionale che impedisce di regolamentare gli orari – spiega – ed è il frutto del recepimento di una normativa europea>.
Marina Porotto di Fepag Ascom sottolinea che, a fronte di chiusure imposte anche a locali regolari, l’amministrazione comunale ha permesso alla birreria HB di installare, per tutto il periodo dei campionati auropei di calcio, di installare un tendone ai margini della “zona rossa” dell’ordinanza nel quale si spilla birra “fuori” dai divieti.

Anche Stefano Kovac, presidente provinciale dell’Arci critica la rigidità del sindaco Marco Doria che rifiuta di modificare un’ordinanza sbagliata> e chiede di affrontare il problema <in maniera organica, ragionando sicuramente di orari e comportamenti di circoli e commercianti, ma anche della situazione sociale> e dice, infine, che andrebbero pensate <soluzioni più complessive>. Kovac chiede che l’orario di chiusura dei concerti sia uniformata all’orario di chiusura dei locali mentre adesso è fissata tassativamente a mezzanotte.
<Voglio sperare che ci sia ancora uno spazio per ripensarci – conclude il presidente Arci -. Sicuramente siamo molto delusi e molto arrabbiati perché si era trivato un accordo che soddisfava tutti sul regolamento e sulle modifiche all’ordinanza. Il fatto che l’accordo non sia stato recepito mette in discussione anche il rapporto di collaborazione con l’amministrazione>

Rappresentanti di locali e circoli fanno notare che Marco Doria, in un’intervista video a Repubblica, ha parlato dell’una come dell’orario fissato per il termine della somministrazione, mentre invece è il termine ultimo di chiusura. Fosse così come ha detto il Sindaco , probabilmente nessuno se ne sarebbe lamentato, i clienti avrebbero potuto terminare di consumare, i gestori di fare le pulizie con calma prima di chiudere. Non si sa se il sindaco abbia sbagliato parola nel contesto dell’intervista, se abbia provato a manipolare l’informazione resa o se, semplicemente, non conosca l’ordinanza che ha firmato (queste le tre ipotesi degli operatori), fatto sta che le cose non stanno come ha detto. All’una, secondo l’ordinanza, ogni locale deve avere la saracinesca definitivamente chiusa, obbligo che costringe a fermare la somministrazione a mezzanotte mentre i clienti se ne vanno o, addirittura (a giudicare dai locali, parliamo di quelli corretti, sempre più vuoti) di cominciare e terminare la serata altrove: nel Levante genovese, in riviera complice la bella stagione, oppure in quei locali lasciati liberi ai margini della “zona rossa”. È proprio si questo che i pubblici esercizi fanno perno per ottenere l’intervento all’Autorità garante della concorrenza e del mercato alla quale si sono rivolti.

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