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Movida/2 Il Sindaco si sceglie la claque per l’ordinanza e le categorie insorgono

Le associazioni di categoria Fepag Ascom e Fiepet Confesercenti, insieme ad Arci, ritengono le associazioni sentite dal Sindaco non rappresentative del reale sentimento del centro storico Proseguiranno il loro ricorso al Tar e “sfidano” il primo cittadino a un incontro pubblico in cui sia gli operatori sia i cittadini possano dire la loro sull’ordinanza e sui problemi dei carruggi
All’incontro di stamani non erano presenti gli assessori Piazza e Fiorini che già avevano detto di essere favorevoli a una revisione ragionata del provvedimento

movida piazza delle erbe

di Monica Di Carlo

Rischia di essere un autogol di proporzioni epiche la decisione del sindaco Marco Doria di mantenere inalterata l'”ordinanza movida” suffragando la scelta con il dialogo con alcuni dei comitati dei cittadini (molti non sono nemmeno associazioni) escludendo altre realtà e altre associazioni. Stamattina Doria ha incontrato, appunto, alcuni comitati di cittadini. Tra questi, quelli che agiscono su territori non ricompresi nell’area della movida stessa, altri realmente consistenti in un numero ristrettissimo di persone, altri ancora troppo lontani dall’area del “divertimento” dei ragazzi per sapere se i provvedimenti presi funzionano davvero oppure no e che giudicano il provvedimento per quanto attiene a problemi diversi, ad esempio il consumo dell’alcol da parte degli stranieri nel pomeriggio, come accade a Pre’, che, peraltro, chiede che sia ripristinato il divieto di consumo per strada dalle 15 venuto a cadere con l’entrata in vigore dell’ultima ordinanza. Non pare siano stati convocati i comitati della Maddalena né tutte le altre associazioni che agiscono nel centro storico. Tutto questo mentre là fuori, fuori dalle segrete stanze, il degrado e la criminalità impazzano e – sostengono – le associazioni di categoria, le aziende, quelle sane, muoiono o sono costrette a lasciare a casa i dipendenti. Si tratta soprattutto delle aziende sane, quelle che le regole le rispettavano prima e lo fanno ancora, mentre chi non lo faceva continua a eludere leggi e norme.
All’incontro di stamattina, a quanto si legge nel comunicato, non hanno partecipato gli assessori alla legalità Elena Fiorini e al commercio e al centro storico, Emanuele Piazza, che già la settimana scorsa, pur rimettendo la decisione nelle mani di Doria, si erano detti favorevoli a una revisione dell’ordinanza.

<Quali comitati sono stati sentiti? Due di questi sono relativi a zone dove non vige l’ordinanza – dice Marina Porotto di Fepag Ascom e presidente del Civ delle Erbe -, altri sono in zone lontanissime dalla movida, come fanno a sapere cosa succede? Chi ha incontrato il Sindaco? Quanto sono rappresentativi i comitati con i quali ha parlato del reale umore della cittadinanza?>. Insomma, incontro e comunicato sembrano alle categorie una maldestra operazione di “marketing” e di conferma a un consenso che non esisterebbe per sostenere una questione di puro principio. Anche Stefano Kovac, presidente di Arci, fa notare che <Non è che il Sindaco possa scegliersi gli interlocutori> e che <Nel centro storico ci sono tante altre associazioni>. Magari che si possano misurare numericamente e che associazioni costituite lo siano veramente, perché tra quelle incontrate solo poche sono iscritte ai registri mentre la maggior parte rappresenta piuttosto un manipolo di cittadini che parlano solo a proprio nome e per conto.
Marina Porotto e Cesare Goppi, segretario di Fiepet Confesercenti, fanno notare che Doria <ha incontrato tutti, meno che le categorie economiche coinvolte>.
<Se ha sentito quelli che reputa i rappresentanti dei cittadini, perché non ha incontrato anche noi? – chiede Porotto -. Ci ha sentiti per il regolamento, poi ha chiuso il dialogo. Bisogna che incontri noi e i cittadini assieme, ma non quelli che sceglie lui. A questo punto serve un’assemblea pubblica. Se il Sindaco vuole conoscere i problemi del centro storico ci incontri tutti assieme. Saranno gli abitanti ad alzare la mano e a raccontarglieli>. Per rimanere  sul tema della movida, ad esempio, lo spaccio che continua come se nulla fosse accaduto, i ragazzi che scendono nei vicoli con le borsate di bottiglie di alcolici e la radio sulla spalla, quelli che continuano a gridare fino alle 4 o alle 5 del mattino, vomitano ubriachi, si picchiano, orinano ovunque. Perché tutto questo, anche con le serrande dei locali giù, non è cambiato.
<È ovvio che a questo punto il nostro ricorso al Tar va avanti fino in fondo – prosegue Groppi -. Il Sindaco dice che vuole proseguire il dialogo con noi. Quale dialogo? Stamattina ha incontrato alcune associazioni, non si sa bene quanto realmente rappresentative della cittadinanza, e, prima di decidere, non ha incontrato le categorie. La stessa cosa ha fatto il presidente del Municipio Centro Est Simone Leoncini, presente anche lui all’incontro. Vogliamo anche lui a un’assemblea pubblica sul tema. Se il Sindaco vuole il Dialogo, la strada è questa, altrimenti il dialogo è chiuso e deciderà il Tar>.
Tra le firme per il ricorso, che si raccolgono anche oggi in piazza delle Erbe, anche quella del presidente di Fepag Ascom e vice presidente vicario Ascom Confcommercio Genova Alessandro Cavo. I suoi non sono affatto locali “movidari”, ma, come rappresentante di categoria, ne fa una questione di principio. <A noi l’ordinanza va bene fino a quando non pretende di chiudere indiscriminatamente in anticipo tutti i pubblici esercizi, quelli che rispettano le regole come quelli che non lo fanno – dice Cavo -. Non si può mettere sullo stesso piano chi lavora in maniera corretta e chi non lo fa. Del regolamento abbiamo parlato per tre anni incontrandoci ogni tre mesi. Poi, sull’ordinanza, il Sindaco non lo abbiamo più visto. A ogni modo, bisogna che il Sindaco sappia che non esiste più la Repubblica di Genova. Questa città fa parte di uno stato che a sua volta deve recepire le normative europee. Il nostro dissenso riguarda il 10% dell’ordinanza, sarebbe stato ragionevole discuterne>. Invece, il Sindaco ha deciso diversamente.
Kovac aggiunge che il ricorso sarebbe stato <da evitare come la peste> perché un problema esisteva ed esiste e buttar via tutto il lavoro fatto per una presa di posizione che riguarda una questione limitata, che danneggia molto gli operatori regolari ma non incide in maniera determinante sul risultato dei provvedimenti. <L’obiettivo dell’ordinanza è condivisibile – prosegue il presidente Arci -, il modo di perseguirlo è pessimo. Ordinanze simili sono state proposte molte volte in passato e sono sempre state bocciate. In questo modo stiamo gettando via lo strumento>.
<Abbiamo parlato troppo ed evidentemente dall’altra parte c’è un problema di ascolto – ha scritto Kovac sulla propria pagina Facebook -. La difficoltà del Sindaco ad ascoltare mi pare un fatto assodato ed incomprensibile. Non è – solo – con un ordinanza, fra l’altro assai discutibile, che si migliora la situazione. Abbiamo proposto soluzioni , integrazioni, modifiche che, forse, avrebbero potuto aiutare. Da molte settimane ci si dice che presto ci sarebbero state modifiche che venivano incontro alle richieste nostre e dei commercianti. Invece è solo silenzio, assordante. Il ricorso al tar è una sconfitta per tutti ma non di tutti sono le responsabilità>.

C’è, poi, un problema molto più generale, che investe anche in parte la movida, ma la travalica e che pare essere stato molto sottovalutato. L’ordinanza genovese ha ispirato anche quella di Torino, dove però le regole vengono salvaguardate dalla massiccia presenza di forze di polizia. Qui le forze non bastano perché polizia e carabinieri sono in forte sotto organico. Il problema è denunciato da tutto il centro storico e non solo nelle zone e nelle ore della movida. Senza un reale presidio (che da solo sarebbe bastato a risolvere i problemi della movida senza regolamenti e ordinanze) tutta la discussione è uno sproloquio sul sesso degli angeli: del tutto inutile. Così i magrebini continuano a inseguirsi coi coltelli in Canneto il Lungo, spaccio e contraffazione tengono in ostaggio Pre’, nella movida gli spacciatori fanno “l’orario lungo”, rimanendo a vendere ben oltre la chiusura delle saracinesche, nella zona tra piazza delle vigne, la Maddalena e via San Luca, dove la movida non c’è, i cittadini sono sequestrati in casa dalla criminalità e dal degrado che occupa le strade. Di fronte a tutto questo, quell’oretta di apertura cinque giorni la settimana sulla quale il Sindaco si è impuntato contro il parere dei suoi assessori e che il primo cittadino giustifica con una riunione ristretta di cittadini da lui scelti escludendo completamente la zona della Maddalena e, al contrario, inserendo aree del centro storico escluse dall’ordinanza, pare davvero una bazzecola.

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