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Taccuino elettorale, 10 consigli per l’uso

Lui si chiama Francesco Battistini, trentacinquenne con laurea in informatica all’Universita di Pisa conseguita una decina di anni fa, impiegato sviluppatore di softweare in una azienda della Spezia di supporto logistico, catapultato in consiglio regionale dopo le elezioni del maggio scorso. Noto alle cronache soprattutto per aver rinunciato al rituale viaggio ad Auschwitz insieme agli studenti per contestare l’ambiguità della giunta di Giovanni Toti, dopo l’episodio della frase omofoba del consigliere leghista Giovanni De Paoli. Allora ebbe a dichiarare <Non c’è stata alcuna volontà di accertare i fatti da parte di tutta la giunta, e nessun sussulto di umanità e giustizia nel rivendicare con forza la lotta convinta ad ogni forma di discriminazione, violenza e repressione dei diritti fondamentali dell’uomo> il viaggio nel luogo del campo di sterminio, a suo parere, avrebbe avuto i crismi di una vuota passerella non sostenuta, oltretutto, da motivazioni adatte. Questo per capire la caratura del personaggio e l’ideale adesione a un movimento controcorrente come quello dei 5 Stelle.
La riprova arriva oggi da un messaggio sulla sua pagina facebook in cui posta l’immagine di un vecchio manifesto d’epoca con un decalogo per i votanti. Risale al 19 maggio del 1968. Al mitizzato Sessantotto, epoca di sommovimenti e di presa di coscienza da parte di molti giovani. La meglio gioventù che contestava i partiti vecchi di decenni. Anni di prima repubblica e di lotte in fabbrica. Periodo in cui iniziava il primo riflusso dopo il boom economico degli anni cinquanta-sessanta che portò allo statuto dei lavoratori nel 1969 ma anche agli albori dei sequestri delle Br e poi alle gambizzazioni, e alle esecuzioni di sindacalisti, politici, magistrati, giornalisti e degli uomini della loro scorta. Sembrerebbe un’era fa, quella del fortunato slogan scudocrociato “Se oggi dormi, domani russi”, della cortina di ferro, degli aiuti americani e dei comunisti trinariciuti mangiatori di bambini sovvenzionati dall’Unione Sovietica.
Epperò il decalogo, una sorta di promemoria per gli elettori e’ ancora valido oggi, giorno di votazioni per le amministrative in molti comuni italiani.
Sembrerebbe un manuale degno della miglior esternazione del militare francese Jacques Chabanne de La Palice e dice così:
19 maggio 1968 domenica
PROMEMORIA PER L’ELETTORE
Ricordati che non devi votare
A) Chi ha tentato di corromperti con promesse o denaro
Voteresti UN CORROTTO
B) Chi pur di essere eletto ha mutato più volte partiti ed ideologia
Voteresti UN IMPOSTORE
C) Chi è solito affermare i propri principi con la faziosità e la violenza
Voteresti UN DITTATORE
D) Chi dalle piazze e dalla televisione ti ha promesso troppe cose
Voteresti UN BUGIARDO
E) Chi ha fatto leva sulla tua fede religiosa per importi una scelta
Voteresti UN RICATTATORE
F) Chi ha sperperato milioni in propaganda elettorale
Voteresti UN MEGALOMANE
G) Chi per carpire voti e’ solito trascinare all’urna deficienti e minorati
Voteresti UN DISONESTO
H) Chi ti assordato dall’alba al tramonto per reclamizzare le proprie candidature
Voteresti UN INCIVILE
I) Chi, convinto del proprio fascino ti ha sorriso da tutti i muri della città
Voteresti UN VANESIO
L) Non devi votare, soprattutto scheda bianca
Voteresti LA TUA SCONFITTA
Francesco Battistini, con naturale ottimismo pentastellato, conclude così “Un utile promemoria di qualche anno fa”
Per gli amanti delle statistiche e’ appena il caso di precisare che quelle elezioni politiche portarono a una quinta legislatura con un breve governo di centro sinistra della durata di due anni che ebbe come presidente del consiglio l’allora segretario democristiano Mariano Rumor, (Dc 266 deputati e 135 senatori), alleato al Psi-PSDI di Mauro Ferri (91 deputati e 46 senatori). All’opposizione i comunisti di Luigi Longo (177 deputati e 101 senatori).
Come si diceva, però i consigli per gli acquisti o promemoria per gli elettori, che dir si voglia, risulterebbe valido ancora oggi. Probabilmente una riprova di quanto poco sia cambiata la politica e i suoi personaggi, nonostante la differenziazione del sistema di voto. In un imbarbarimento crescente che con l’esclusione di genere, dal corrotto al disonesto, dal megalomane al vanesio, e via via sino al bugiardo, al ricattatore, al dittatore, figure che riassumono benissimo le italiche virtù della maggior parte dei protagonisti della nostra politica, spiega in maniera eccellente soltanto un fattore. Quel massiccio ricorso all’astensione, paventata dall’anonimo estensore del vademecum con l’agitarsi del fantasma della scheda bianca. Unica arma a riprova di due fattori che si trascinano negli anni: che alla fin fine gli elettori italiani poi tanto fessi non sono e che al contrario la nostra categoria di uomini politici risulterebbe sempre formata, per la maggior parte, da un esercito di guitti di bugiardi e di lestofanti.

Il Max Turbatore

battistini

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