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“Point of view”, musica ed eventi nella ex caserma. La riscossa del Lagaccio

Oggi e domani due giorni di concerti e giochi nell’ex edificio militare reso alla città. Sono stati organizzati da gruppi di giovani che hanno dato vita al progetto “Bolo’Bolo”. Così le debolezze storiche del quartiere si trasformano in punti di forza sui quale far leva per il recupero urbano e sociale della zona

caserma gavoglio

di Monica Di Carlo

La città che si libera delle sue antiche servitù. L’inquinante lavorazione a caldo dell’acciaieria a Cornigliano e, al Lagaccio, la vecchia caserma, cittadella delle divise nella città, che, oltre a privare dello spazio una zona che di spazio ne ha tanto poco, rappresentava una zeppa alla soluzione di molti problemi viabilistici, sociali e di recupero del quartiere.

La presenza delle strutture militari, con la lunga cortina delle mura e la fabbrica delle polveri da sparo, oltre alle varie polveriere lungo i versanti della valle, aveva militarizzato la zona, non permettendo per lungo tempo lo sviluppo di insediamenti residenziali. Poi arrivarono i primi casermoni di carattere popolare, come il caseggiato per sfrattati voluto dalla Duchessa di Galliera, composto da un doppio corpo edilizio con un cortile interno cinto da una robusta cancellata che veniva chiusa la notte. Nasce così la connotazione popolare del quartiere.

Noack,_Alfred_(1833-1895) lagaccio

(Il quartiere del Lagaccio tra la metà e la fine dell’ottocento in una foto di Alfred Noack  In basso, le case degli sfrattato fatte costruire dalla Duchessa di Galliera)

(In questo spezzone di film americano del 1957, il quartiere del Lagaccio)

Lì alle spalle di Pre’ e sotto il lago artificiale fatto realizzare da Andrea Doria nel XVI secolo per alimentare le fontane del suo palazzo a valle (detto “Lagaccio” per via delle acque torbide e malsane e delle tante persone che vi avevano trovato o cercato la morte, ultimo, prima che fosse prosciugato e trasformato in impianto sportivo, un ragazzino negli anni Sessanta) dove negli anni ’50 e ’60 andarono a vivere i più poveri tra i genovesi e gli immigrati del sud, oltre che la bassa forza della marineria mercantile, ora trovano casa molte famiglie straniere che seguono la strada di chi a Genova arrivò prima di loro e fece di Genova la sua città.

lago del lagaccio

(Foto tratte dal sito http://rdr.myblog.it/2011/01/05/via-madre-di-dio-e-lagaccio/)

In rete esiste un interessante video che racconta la storia del lago

Le statistiche parlano di un’incidenza di immigrati dal sud Italia pari al 17,7 della popolazione mentre gli stranieri sono il 13,8%. I numeri raccontano anche di un’età media di inferiore ai 45 anni, al di sotto di quella cittadina. Insomma, se c’è un quartiere relativamente “giovane” è proprio il Lagaccio.

Gli elementi che hanno storicamente rappresentato una debolezza per il quartiere (i 75 mila metri quadrati della caserma, corrispondenti a circa un sesto dell’intera superficie urbanizzata del quartiere e la forte presenza di immigrati italiani e stranieri e quella di famiglie con molti figli in giovane età – bocche da sfamare -, prima del sud e oggi stranieri) oggi diventano un punto di forza per il suo rilancio.

Non è un caso che proprio lì nasca, nel 2015, il progetto Bolo’Bolo a cui hanno dato vita alcuni ragazzi provenienti da diverse parti della città ai quali è stata data l’opportunità di utilizzare uno spazio presso il Centro Polivalente Lagaccio.

Oggi e domani quei ragazzi animano la ex caserma, ribattezzata “Casa Gavoglio”. L’associazione di promozione sociale Lingua Madre, attraverso i progetti Bolo’Bolo e Grl (Gruppo Ragazzi Lagaccio), ha organizzato “Point of view“, evento ludico musicale nei giorni 4 e 5 di giugno.

Per i due giorni sono programmate performance musicali, espositive (quali mostre, concerti), sportive, e di danza.
Obbiettivo è quello di creare un momento di espressione libera, solidarietà, e dinamismo culturale attraverso manifestazioni artistiche e musicali, restituendo al quartiere la valorizzazione di un luogo dotato di grandi potenzialità, e dando ai ragazzi e alle associazioni partecipanti modo di farsi sentire.
L’accesso alla manifestazione è totalmente gratuito.

Programma

Oggi, sabato 4 giugno: live painting a cura di Jac // Med // PtrTrb // Fonk (Idrolab), liveset SPK, esibizione bolsa, esibizione tae kwon do (Sport Village).

17:30 – inizio concerti:  Uga (Unione giovani artisti), presentazione del progetto ed esibizione live: Misentetotale; Puerto Plata Market; Satorisound; Figli dei Fiori Finti; Cuccioli Morti.

Domani, domenica 5 giugno, dalle 15: jam session percussioni, presentazione associazione Semi Foresti, presentazione ed esibizione di Ripercussioni Sociali.

16:30 – inizio concerti: Chiusi per Lutto, Jo Choneca, Harduo (UGA), Vitto e le orchestrine, Zazza Esposito-ZeroCover

Progetto grafico a cura di Jacopo “Esseacca” Riccò
Per entrambe le serate la chiusura è prevista entro mezzanotte.

<Bolo’Bolo – spiegano all’associazione – prende il nome dall’omonimo romanzo di Hans Widmer, scritto nel 1983. Propone una alternativa ad una vita dominata dall’economia, presentando una serie di esperienze, di progetti di sovversione e soprattutto di costruzione, di nuovi percorsi. Il titolo si riferisce al bolo, una comunità autonoma corrispondente all’unità di una tribù, che è immaginata come l’unità sociale di base. Il nucleo di un bolo è la sua cultura interna, ed ogni bolo ne può avere una propria senza restrizioni, autoritarie o libertarie, formali o creative. Obiettivo, è quello di far nascere un punto d’incontro in un quartiere dove sempre meno sono gli spazi a disposizione dei cittadini, per sviluppare e costruire reti sociali. Il quartiere rappresenta l’“unità sociale di base”, ed è giusto coltivare le risorse territoriali che offre. P.M, pseudonimo con cui si firma l’autore, suggerisce che bolo’bolo inizia in quegli spazi che ancora sono basati sullo scambio volontario: centri di quartiere, scambi agricoltori artigiani, scambi di servizi… in cui la diversità, la flessibilità, l’assenza di categorie ed etichette permette di conservare una certa autonomia rispetto alla società in cui siamo inseriti. Informazioni, esperienze e strumenti pratici possono e devono essere condivisi.

<Dal 2015 insieme al progetto Grl ci occupiamo della gestione dell’associazione Lingua Madre, presso il Centro Polivalente Lagaccio – dicono all’associazione Lingua Madre – Le attività svolte fino ad oggi, sono cineforum, intrattenimento per i bambini, tornei di calcetto, mercatini, gite, eventi di musica dal vivo e teatrali, mantenendo sempre una dinamica lavorativa di rete frequenti sono le collaborazioni con l’Associazione Semi Foresti, che ha lo scopo di lotta all’esclusione sociale ed al razzismo, con cui organizziamo eventi di promozione culturale. Filo conduttore è l’utilizzo delle risorse territoriali a disposizione, per promuovere il quartiere ed al contempo creare e consolidare i legami fra i partecipanti. Fondamentale è il lavoro di rete: Grl e Bolo’Bolo potendo usufruire dei locali del Cpl, promuovono eventi ed attività per ragazzi di diverse fasce d’età, con lo scopo di costruire un ‘laboratorio sociale’, ossia un luogo che abbia la funzione di ritrovo per i ragazzi del quartiere, e dove possano vivere insieme esperienze positive di comunità>.

Ecco gli obbiettivi del progetto che vengono illustrati in questi giorni presso la caserma Gavoglio.

Il Lagaccio è un quartiere potenzialmente ricco di risorse, ma allo stesso tempo necessita di un processo di riqualificazione territoriale, così come del tessuto sociale. Gli obiettivi principali del progetto sono:

  • promozione culturale/territoriale;
  • solidarietà sociale;
  • lotta all’esclusione sociale;
  • funzione di centro aggregativo/ricreativo, al fine di promuovere le risorse territoriali di cui siamo a disposizione;
  • lavoro di rete: ci si prospetta di coltivare collaborazioni con altre associazioni, servizi o altre realtà sociali che possano arricchirci con la loro esperienza, con cui condividere le risorse a disposizione, sviluppando nuovi progetti e collaborazioni.
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