Centro storico, i cittadini si riprendono la vivibilità: in cento a tavola con allegria

Il reportage del fotografo genovese Stefano Goldberg
Tra San Luca, le Vigne e la Maddalena spacciatori e prostitute, problemi di sicurezza e di vivibilità. I cittadini sono scesi in piazza, ma con piatti, tavoli e sedie per riprendersi la zona. A chi temeva una manifestazione razzista, hanno risposto accogliendo gli stranieri al tavolo. Bimbi, famiglie e anziani chiedono più forze di polizia e più controlli in un luogo bellissimo della città, tra palazzi dei rolli e architetture medioevali
Tra un mese i cittadini faranno il bis

© 2016 Stefano Goldberg
© 2016 Stefano Goldberg

di Monica Di Carlo

Proprio lì, dove “il sole del buon dio non dà i suoi raggi”, non tanto per il deandreiano sospetto dal sapore complottista e sessantottino che l’Altissimo abbia <già troppi impegni a scaldar la gente d’altri paraggi>, ma perché sono stati Genova e i suoi uomini a volere così, alzando palazzi sempre più alti, di marmo e pietra di promontorio, a impedire alla luce di filtrare se non, per una manciata di minuti al giorno, di traverso e quasi per dispetto. Proprio lì, ai piedi della Storia, dove oggi c’è il degrado. E passi per le “graziose” in formato terzo millennio, già alle 8 arrampicate su tacchi vertiginosi acquistati in un vicino negozio di via Luccoli che pare aver trovato la propria nicchia di mercato nelle calzature riservate alle meretrici, truccate e inguainate in abiti adatti a mettere in risalto le curve, di prima mattina impegnate a “soddisfar le voglie” – sempre per prendere in prestito le parole di Faber – di impiegatucci che prima di entrare in ufficio si prendono la propria dose di libertà, che magari aiuta anche a rilassarsi e a sopportare meglio il capo. No, il problema non è tanto quello, quanto quello che accade sin da metà pomeriggio. Cioè lo spaccio, le risse, qualche volta le aggressioni a scopo di rapina e tutto quanto fa invivibilità. Poi l’ubriachezza e le grida, fino a tarda notte, mentre qualche locale e negozio della zona vende birra a fiumi.

© 2016 Stefano Goldberg
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Ieri sera, in cento hanno voluto partecipare a una manifestazione che non è stata pugni battuti sui tavoli, ma tavole imbandite per una festa con la quale gli abitanti hanno voluto, almeno per qualche ora “riprendersi il territorio”. Tra i cento, anche diversi stranieri. Alcuni abitanti che come quelli di nazionalità italiana vivono la situazione tra fastidio e paura, altri che gravitano sulla zona e si sono voluti avvicinare per capire. Perché nel quartiere non ci sono solo spacciatori, ma anche tante persone che arrivano dall’Africa o dal Sud America e a Genova vivono e lavorano, magari, qualche volta, passando la serata coi connazionali a bere birra. <Si è avvicinato un senegalese e ci ha chiesto cosa stessimo facendo – dice Elisabetta Bozzo, una delle organizzatrici -. Si è seduto al tavolo con noi, ha mangiato con noi e gli abbiamo spiegato>. Per certe situazioni che non attengono strettamente alla sicurezza, ma rappresentano comunque un disturbo per la quiete della zona, il dialogo è fondamentale. Non è così scontato che gli stranieri (non i delinquenti, ma tutti gli altri che lì si radunano a bere o semplicemente a parlare fino al mattino), capiscano che stanno arrecando un disagio. E magari se capiranno cambieranno atteggiamento. Il resto, spiegano gli organizzatori, è tutto nelle mani delle forze dell’ordine. Nel bene e nel male.

© 2016 Stefano Goldberg
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Per una sera, però, giovani e anziani, coppie e famiglie, bimbi e nonni hanno imposto la loro legge, quella della festa. Ognuno ha portato un piatto, sui tavoli messi a disposizione dalla parrocchia delle Vigne sono arrivate bottiglie di acqua e di vino, poi ogni genere di prelibatezza dolce e salata, dalla torta di verdura alle lasagne.

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I cittadini del quartiere, simbolicamente davanti alle vetrine di In Sciä Stradda, l’azienda a carattere sociale che riutilizza uno dei locali sottratti alla criminalità organizzata, hanno contrastato la logica del degrado con quella della festa. Indicano “il metodo” ai ventitremila residenti dei carruggi che per diversi motivi (alcuni più pesanti, come a Pre’, dove la criminalità la fa da padrona, altri meno gravi, ma ugualmente seri, come quelli legati alla movida della Rive Gauche) si trovano ad essere prigionieri nel loro quartiere che viene trascinato verso un degrado che mortifica anche le enormi potenzialità turistiche del centro storico. Insomma, la logica della festa può più di cartelli, grida, proteste e slogan.

© 2016 Stefano Goldberg
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© 2016 Stefano Goldberg
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Alla comitiva, che ha finalmente di nuovo assaporato le gioie del “condominio allargato” (così è sempre stato il centro storico), si è unito il noto fotografo genovese Stefano Goldberg. Sappiamo che si arrabbierà moltissimo per quello che stiamo per scrivere, ma lo facciamo lo stesso: Goldberg è uno dei più talentuosi e noti fotografi italiani. Socio di Publifoto, ha lavorato e lavora per prestigiosissimi clienti. Ama Genova, la sua città, e il centro storico e ha deciso di documentare la festa dei cittadini che hanno saputo lasciarsi alle spalle il mugugno e rimboccarsi le maniche per proporre un’iniziativa che non sapesse di rabbia, di razzismo, di campagna elettorale, di strumentalizzazione, ma di gioia e di allegria, del piacere di vivere la città vecchia. GenovaQuotidiana è orogliosa che Goldberg, che ringraziamo, abbia deciso di concedercene la pubblicazione, che vuole essere sia un raccontare una storia che merita di essere raccontata, sia il contribuire alla causa degli abitanti e del centro storico stesso.

© 2016 Stefano Goldberg
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Gli organizzatori dell’iniziativa avevano precisato che, come è sotto gli occhi di chiunque abbia avuto la ventura di passare di lì, il problema è determinato da una concentrazione di stranieri. Fin troppo facile a coloro che per qualche misterioso motivo (ideologia col paraocchi o malafede) ha deciso di targare come razzista la manifestazione spontanea. Loro, i cittadini che non ce la fanno più, quelli che non dormono per gli schiamazzi e ormai hanno paura a tornare a casa la sera a causa di un problema di ordine pubblico che qualche anno fa sembrava quasi risolto e che invece negli ultimi 24 mesi è andato precipitosamente peggiorando per la carenza di controlli di polizia (lo stesso problema denunciato in tutto il centro storico), avevano risposto dicendo chiaro e tondo che non è questione di passaporto o di colore della pelle, ma di criminalità, che non ha luogo di nascita o bandiera. Tutti sanno che esiste una cupola completamente o in gran parte italiana, così come a tutti è noto che a creare il disagio nel triangolo tra Vigne, San Luca e Maddalena, oggi, siano perdigiorno e delinquenti che, incidentalmente, sono stranieri, in mezzo a tanti altri stranieri che invece rappresentano un’occasione di arricchiemento per la nostra società. Che a creare fastidio e insicurezza siano, oggi, persone non nate in Italia è solo un particolare, non il nocciolo della questione. Il problema ha un solo nome: degrado. Ed è contro questo che i cittadini vogliono lottare a modo loro. Con allegria, con positività, con la gioia di chi ama il luogo dove vive.

© 2016 Stefano Goldberg
© 2016 Stefano Goldberg

Ecco tutte le fotografie scattate da Stefano Goldberg e che raccontano più di un fiume di parole.

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