25 Aprile, Boldrini: “Libertà e democrazia non sono conquistate una volta per tutte. Vanno tutelate”. Applausi a Doria, fischi a Toti

Il Presidente della Regione parla dei marò e una parte della piazza insorge. Lui commenta: <Sono stati una cristallina espressione di democrazia. Magari non sono stati espressione di buona educazione ma diciamo che rappresentano bene le idee>
Il Sindaco ricorda le parole di Calamandrei:

twitter boldrini

 

<Felice di essere a Genova, la città in cui i nazisti si arresero ai partigiani>: commenta così, su Twitter, Laura Boldrini la sua presenza al corteo del 25 Aprile organizzato nella nostra città. Nella foto che ha scelto di pubblicare sul social è col sindaco Marco Doria e con la prefetto Fiamma Spena, mentre di Giovanni Toti, governatore della Liguria, si vede appena una spalla, alla destra della presidente (sinistra nella foto).

corteo 25 aprile

Il corteo è partito da via Cadorna alle 10,30. Presenti tutti i rappresentanti delle istituzioni, i sindacati, una rappresentanza dell’Anci, diversi parlamentari liguri e l’Anpi, come sempre co-organizzatrice della manifestazione.

Anpi
Nella sua pagina Twitter, Boldrini parla del caso Regeni, dice di aver cantato “Bella ciao” con i parlamentari (in realtà, come sottolinea Antonio Bruno della Federazione della sinistra, la canzone simbolo della resistenza è stata intonata dal coro degli alpini solo alla fine, quando le autorità stavano andandosene, mentre nel bel mezzo della cerimonia nella piazza rinuonavano le note della Canzone del Piave, relativa alla Prima Guerra Mondiale) non parla di Costituzione, come invece ha fatto in piazza dicendo che il referendum previsto a ottobre <non tocca la prima parte della Carta che sono i nostri valori fondativi. In parlamento – ha aggiunto – c’e’ stato un dibattito. Tutti erano d’accordo a rivedere il bicameralismo perfetto, ma non tutti erano d’accordo su come farlo. Abbiamo passato il testimone agli italiani. Spero che ci sia un’informazione sul merito al di là delle polemiche, che si riesca a far capire agli italiani qual è la questione sulla quale dovranno esprimersi>. Una dichiarazione che non ha pienamente soddisfatto tutti gli astanti, alcuni dei quali si aspettavano dalla presidente della camera dei deputati una presa di posizione nel merito.

boldrini

In una piazza Matteotti gremita da oltre mille persone, Boldrini, che ha tenuto l’orazione ufficiale, ha detto: <Questa è la festa più bella: una festa di libertà e pace>, ripetendo poi il concetto illustrato sui social, ricordando anche alla piazza che <Questa (Genova) non é una città come le altre. È una città medaglia d’oro per la Resistenza. L’unica città in cui i nazisti si arresero ai partigiani. Ma libertà e democrazia non cadono dal cielo. Non sono conquistate una volta per tutte. Vanno tutelate, vanno curate. Dobbiamo difendere la nostra Repubblica>.
Dopo ha sottolineato che <L’Italia è attraversata da troppe diseguaglianze sociali che la indeboliscono e ne impediscono la crescita>.
<Dobbiamo fare molta strada per realizzare l’articolo 3 della Costituzione che impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana>, ha aggiunto, ricordando anche come il ruolo delle istituzioni che «sono nate dalla Resistenza>. La presidente della Camera ha affermato anche che <Il Parlamento, i partiti e i sindacati devono essere rinnovati e non demoliti. Non siste democrazia senza di loro>.

boldrini 25

Tra i temi toccati dalla Boldrini anche quello dei migranti: <Spero che l’Europa non continui con questa linea di arrendevolezza perché significa alzare bandiera bianca. Mi auguro che l’Europa riprenda in mano questa situazione e trovi al proprio interno un accordo. Questo anche perché é la storia che ce lo chiede>. Sul piano europeo per condividere il peso anche economico della migrazione, e la suddivisione dei richiedenti asilo, la presidente della Camera ha auspicato che <gli stati che non hanno voluto aderire per egoismo> siano penalizzati nella suddivisione dei fondi strutturali. Infine ha criticato la decisione di <appaltare il diritto di asilo alla Turchia che non ha un quadro giuridico adeguato e ha sul suo territorio già oltre 3 milioni di rifugiati>.

Il governatore Toti parla di Pertini, poi dei marò e viene fischiato. Applausi per il sindaco Doria che cita Calamandrei

<Io spero che, come l’insurrezione di Genova anticipò quel grande momento di catarsi nazionale che fu il 25 aprile, in questo anniversario possa partire dalla Liguria un simile movimento che, pur nelle diversità che ciascuno di noi rappresenta e ha il diritto di manifestare, veda la politica riconciliarsi con la società civile e veda, oggi come allora, un grande sforzo di tutti, come fu la Resistenza, al di là dei credo e delle ideologie, per far uscire il nostro paese da un periodo buio, di crisi e di mancanza di lavoro, a cui tutti dobbiamo collaborare. Un movimento che rinsaldi la politica nelle sue differenze intorno ai valori che in questi 70 anni gli italiani hanno saputo costruire insieme. Siamo qui per celebrare il 25 aprile con i suoi valori di libertà pluralismo in cui tutti noi ci riconosciamo profondamente. Questo 25 aprile cade nel 120° anniversario della nascita di un grande ligure, di un grande partigiano, di un grande presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che venerdì scorso l’Assemblea legislativa regionale in seduta solenne ha ricordato e celebrato nel suo paese natale, Stella, e che ricorderemo e celebreremo ancora insieme al Presidente Matterella, inaugurando la sua casa-museo al termine dell’intervento di restauro il prossimo 25 settembre>: lo ha detto il presidente della Regione Giovanni Toti, il cui intervento ha fatto rumoreggiare i presenti sin dall’inizio, ma la contestazione si è fatta più decisa quando Toti ha parlato dei marò. <In un giorno in cui celebriamo insieme tanti ragazzi senza divisa e con la divisa che hanno rischiato e perso la vita servendo un’ideale e costruendo il nostro Paese, la nostra Repubblica, in cui tutti crediamo – ha detto – vorrei ricordare altri due giovani con la divisa, due fucilieri di Marina che anche oggi non possono essere qui con noi: credo meritino il rispetto di tutti i cittadini e le istituzioni, come chiunque, indossando una divisa e rischiando la vita, serve il nostro paese. Mi auguro – ha concluso – che siano con noi il prossimo 25 aprile per poterlo celebrare insieme>. È lì sono cominciati i fischi. Toti ha fatto in modo che la diretta del suo discorso fosse diffusa sulla propria pagina Facebook e non l’ha rimossa nonostante le contestazioni.

<I fischi sono stati una cristallina espressione di democrazia – ha commentato il presidente della Regione – Magari non sono stati espressione di buona educazione, ma diciamo che rappresentano bene le idee>.

Applausi, invece, il sindaco per Marco Doria che ha ricordato il discorso Doria ha citato e ricordato il discorso tenuto da Pietro Calamandrei il 28 febbraio 1954 al Teatro Lirico di Milano, alla presenza di Ferruccio Parri, nel corso del quale si chiedeva si chiedeva cosa è rimasto in noi della Resistenza. «A maggior ragione noi oggi dobbiamo chiedercelo – ha detto Doria -. Ci deve essere un continuo e permanente 25 aprile».

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