E finalmente venne anche la giornata della donna. Variazioni sul tema del giorno

Di parlare se ne è parlato, vivisezionando l’argomento in tutte le sue sfaccettature, dalle celebrazioni di rito a quelle istituzionali, dai rimandi culturali a quelli dei menù dei locali con spettacolino hard annesso. In questo caso però, inseguendo i cinguettii dei personaggi genovesi che utilizzano i social vorrei provare a inserirli in un elenco di genere, suddividendo uomini e donne in una serie di categorie.
Partiamo dai FONDAMENTALISTI, quelli che per loro l’8 marzo e’ un giorno dell’anno come tutti gli altri e che stasera se la moglie chiederà loro  “sai che giorno è oggi penseranno, terrorizzati di aver dimenticato la data del suo compleanno o quella dell’anniversario di nozze”. A questo genere appartiene il numero maggiore di soggetti. Sulla loro pagina della ricorrenza non appare proprio traccia. Per il sindaco Marco Doria e per il vicepresidente del consiglio comunale Stefano Balleari, la donna non esiste. E nemmeno per i parlamentari Stefano Quaranta e Lorenzo Basso. Amnesia totale anche per i consiglieri regionali Gianni Pastorino, Matteo Rosso, Pippo Rossetti, Marco De Ferrari, Fabio Tosi, Luca Garibaldi, Andrea Melis. A incrementare il numero già notevole anche l’europarlamentare Sergio Cofferati e il segretario dell’Anci Pierluigi Vinai. Mentre un discorso a parte merita il presidente del consiglio regionale Francesco Bruzzone che non solo si è dimenticato della ricorrenza, ma stamattina voleva impedire alla sua compagna di partito, la leghista Stefania Pucciarelli di partecipare alla seduta con il burqa a coprirle il viso. La Pucciarelli intendeva protestare e dar voce a tutte le donne invisibili costrette a indossarlo in Italia e nel mondo. Senonche in consiglio e’ scoppiato il putiferio. Bruzzone ha invitato la consigliera a sfilare e deporre il burqa, mentre Raffaella Paita si è prodotta in una reprimenda nei confronti della collega. Insomma la critica al burqa, come strumento di violenza nei confronti della donna,
si può fare solo se non si rischia di valicare il politicamente corretto e visto che la Pucciarelli chiedeva che negli uffici pubblici venisse imposto alle donne di non poterlo indossare la Paita e’ insorta, giustificando l’indumento probabilmente perché espressione di un’altra cultura. Se poi la cultura di cui si parla e’ fortemente maschilista evidentemente fa lo stesso. Un teatrino veramente indicativo della lungimiranza di certe nostre donne che fanno politica.
Ma continuiamo nell’elenco di genere. Poi ci sono i PRECISI MA BANALOTTI. Alla categoria appartengono l’assessore Marco Scajola e Il consigliere Pd Giovanni Lunardon entrambi ricorrono all’immagine di un tralcio di mimosa con una dedica sintetica ” Auguri a tutte le donne” per il nipote dell’ex ministro. Più politico l’ex segretario del Pd che all’augurio aggiunge “Per ricordare i diritti e le conquiste sociali ottenuti e da ottenere”. Facile e risolutivo come un taglio di nastro. Un  cinguettio ancora più sintetico per l’ assessore al turismo Gianni Berrino che apre la sua giornata con un “Buongiorno e buona festa della donna” e poi passa alle cose più importanti per il suo lavoro: collegamenti aerei con la Russia e crociere.
Il Ministro della giustizia Andrea Orlando, conterraneo della Paita, appartiene alla categoria PRECISINI E DOCUMENTATI. Insieme al monito “Tanta strada è stata fatta, tanta strada e ancora da fare. Buon 8 marzo” inserisce una slide con i numeri  e percentuali a confronto, uomini e donne, che lavorano nella pubblica amministrazione e per il suo dicastero.
Appena un gradino più in alto il segretario provinciale del Pd Alessandro Terrile, categoria MILITANTE DI UNA VOLTA, lui stamattina si è alzato presto per andare a volantinare in Valbisagno. Dopo aver postato la foto in cui compare dietro a un banchetto infiorato insieme a due donne e a un compagno spiega “Con il circolo Pd di Staglieno. Un volantino e una mimosa. Buon 8 marzo a tutti”.
Meno lineare la situazione per le festeggiate. Ci sono, per esempio quelle che fanno finta di niente, categoria DISTRATTE, come l’assessore Ilaria Cavo che proprio sulla sua pagina non entra in argomento, mentre la consigliera pentestellata Alice Salvatore si dedica a criticare esclusivamente, e con foga, i maneggi delle primarie del Pd napoletano.
La vicepresidente della Giunta Toti, Sonia Viale, ad esempio è da inserire nella categoria STUPITE DALLA SEMPLICITÀ. Foto di un ramo di mimosa sul suo banco del consiglio e frase di rito “In consiglio regionale fra i banchi spuntano fiori e auguri”.
Poi c’è l’europarlamentare Renata Briano, per lei  la categoria e’ quella INTERNAZIONALISMO MILITANTE, PENSIAMO ANCHE UN PO’ A LORO. Sulla sua pagina retwitta un articolo di un giornale che in lingua francese esamina l’insostenibile situazione delle donne rifugiate e delle donne che domandano asilo politico.
E ancora il ministro della difesa Roberta Pinotti, categoria ESAGERATA MA NON DIMENTICO NESSUNO. Posta una serie di foto ed un filmato, dalle donne bersagliere a quelle della Marina militare, sino al bel primo piano di una donna dell’Arma dei Carabinieri, la benemerita, con cappello della uniforme da parata. Poi, tanto perché non si nasconde dietro un dito,(di lei avevano parlato come di una possibile aspirante alla presidenza della repubblica) un’altra immagine, quella della piazza del Quirinale addobbata con rami di mimosa. Anche per lei, forse, un auto augurio. Dopo la prima ministra della difesa, la prima capo (capa?) dello Stato.
Ma la palma va senza dubbio a Raffaella Paita, categoria QUELLE CHE NON SI ABBATTONO MAI. Il capogruppo del Pd fa sfoggio di cultura inserendo nella sua pagina una frase di Zelda Fitgerald, la moglie di Francis Scott Fitgerald “Nessuno, neanche un poeta ha mai misurato la capacità di un cuore”. Poi l’augurio “Buon compleanno a tutte noi, donne di ieri, oggi e domani. Nutro però qualche dubbio sulla scelta. La personalità della scrittrice, che viene  si’ indicata come l’antesignana del femminismo per il suo gusto di travolgere i rigidi formalismi dell’epoca, e’ altresì  controversa perché la coppia Scott-Zelda impersonifica ai primi del Novecento quanto di più snob, eccentrico e borghese potesse esserci. Ma la cosa che mi ha amareggiato di più e’ stato constatare l’esempio di solidarietà al femminile che Raffaella Paita, più muscoli che cuore, è riuscita a mettere in campo in consiglio regionale nei confronti della collega Stefania Pucciarelli. La Pucciarelli voleva ricordare una delle tante contraddizioni, di genere, degli slogan della sinistra sull’accoglienza e l’integrazione. Ma a lei evidentemente le cinquanta sfumature di grigio calzano a pennello.
E ora, passata la festa gabbato lu santu, per almeno un anno i problemi di rivendicazionismo femminile andranno in archivio. Anche se l’augurio  con cui il nostro Governatore Toti conclude il suo messaggio su Fb fa pensare. “Quindi buon 8 marzo a tutte le donne, ma soprattutto buon 9, 10, 11 marzo, tutti gli altri giorni dell’anno e della loro vita perché non può esserci un paese civile che festeggia la donna solo una volta all’anno. Boh, di che paese civile parla? E poi la possibilità di riprendere da domani ad indagare sulla propensione verso il femminismo, vero o presunto, dei nostri politici al momento mi perplime. Parecchio.
Il Max Turbatore
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