8 marzo, buoni propositi per la festa della donna

In vista delle celebrazioni mi porto avanti. Tanto lo ha già fatto la ministra Roberta Pinotti con ben due settimane d’anticipo, il 22 febbraio, in occasione del secondo anniversario della sua nomina al dicastero della difesa. In quella giornata aveva postato sulla sua pagina personale twitter e su quella del Ministero della difesa l’immagine del 2014 in cui con la firma di fronte al neo premier Matteo Renzi e all’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano assumeva l’incarico. Il tutto accompagnato da un messaggio su Fb dal sapore vagamente revanchista “Sono passati 70 anni dalla prima volta del voto in Italia alle donne eppure abbiamo dovuto aspettare il 2014 per vedere una donna alla guida di un ministero tipicamente maschile come il ministero della difesa”. E aveva concluso “Sento l’onore di rappresentare tutte le donne che lottano ogni giorno per se e per i propri cari: mamme, nonne, professionisti, militari delle forze armate”. Un messaggio talmente solenne da lasciare il dubbio che in un governo talmente autocelebrativo qualcuno possa cullare l’intenzione di una soluzione autarchica, sino a far coincidere, appunto, la festa delle donne con quel 22 febbraio in cui la prima esponente del sesso debole in Italia mise l’elmetto. Magari facendo ricorso alla mitologia. A Roma in tema di guerra la dea Bellona veniva preferita a Marte. Nel suo tempio si stabilivano battaglie e accordi con gli ambasciatori. In pratica come se la Pinotti, che per le divise ha sempre avuto simpatia sin dai tempi degli scout, dopo aver indossato le brache, ne diventasse l’ideale discendente. Con una sovrapposizione degna del culto della personalità dei leader sovietici e l’elmetto in testa con cui si faceva ritrarre quel leader più casereccio che voleva emulare il dio della guerra durante il nostro ventennio. Avremmo così una celebrazione della parità fra i due sessi, raggiunta o ancora da raggiungere, anticipata, con festeggiamenti in coda al Carnevale e al mercoledì delle ceneri. Ma in attesa degli eventi non mi rimane che intraprendere l’elenco dei buoni propositi.
Prima di tutto l’approvvigionamento di tralci di mimosa per farne idealmente omaggio a tutte le vittime di sesso femminile delle mie elucubrazioni (si noti che non ho avuto l’ardire di utilizzare il termine masturbazioni, seppur in tema con il mio pseudonimo, per non arrecare dannosi pensieri di machismo nell’imminenza della fatidica data). Aggiungendo all’ omaggio floreale persino la promessa di lasciarle tranquille, nonostante le possibili blasfemie mentali postate dai loro ingentiliti polpastrelli sulle reti social. Quietino dunque l’impalpabile assessore regionale Ilaria Cavo e la sua collega, vicepresidente della giunta Toti, Sonia Viale. Si rilassino le pasionarie della rete, l’implacabile capogruppo del Pd Raffaella Paita come la più querula collega pentestellata Alice Salvatore. Si acquietino le silenti Lilli Lauro e l’eurodeputata Roberta Oliaro. Si calmino l’animalista militante della Lega Nord Stefania Pucciarelli e l’altra eurodeputata Renata Briano. Si rasserenino il ministro Pinotti e il manager, esperta di comunicazione Manuela Arata. Da domani, in occasione dei festeggiamenti, per par condicio, mi riprometto di eleggere protagonisti della mia visionaria rubrica di nefandezze soltanto i colleghi uomini. Anche se, ancora oggi, proprio della professoressa Manuela Arata, voglio inserire l’ultimo post, in tema con il sempiterno scontro-incontro dei sessi fra uomini e donne. Curiosa la sua annotazione su fb, con i toni ascrivibili più felicemente a uno spirito da quindicenne che non ad una esperta professionista alle soglie delle sessanta primavere
Dunque comunica l’Arata e condivide le sue preoccupazioni  con una dozzina di sostenitori “Devo essere capitata in qualche lista di vedovi americani perché continuano ad arrivarmi richieste di amicizia di militari bellocci di una certa età, tutti azzimati, di quelli che secondo me ti annoi alla prima telefonata, quelli che quando si spogliano mettono i vestiti piegati bene bene sullo schienale della seggiola… Mi tocca non accettare l’amicizia perché proprio per quei tipi non sono portata”. Se si trattasse di  pubblicare un’inserzione su un giornale, in una rubrica di cuori solitari, si potrebbe tradurre il tutto più o meno così”A. A. A. Affettuosa a amicizia cercasi. Astenersi militari, anche se graduati, troppo azzimati, ordinari e troppo ordinati che si precluderebbero seconda telefonata a scopo evitare tedio”. Da quasi coetaneo annoto, appena mentalmente, che d’ora in avanti sarebbe meglio che rinunciassi alla mia propensione maniacale per l’ordine e vado avanti pensando che dovrò, in futuro, avere l’accortezza di sparpagliare i miei indumenti sul pavimento.
E ora proseguiamo con i buoni proponimenti, come nella letterina indirizzata a Babbo Natale o alla Befana. Intanto penso che questa sia la settimana giusta per celebrare andando a guardare il film “Suffragette” che ricorda come agli inizi del Novecento il movimento inglese si battesse per il diritto di voto alle donne. Devo poi assolutamente ricordarmi di  lasciar perdere la tentazione di chiedere, proprio il giorno della festa, lo sconto del 20 per cento sulla tariffa delle auto pubbliche. La cooperativa tassisti, infatti, in occasione dell’intera giornata dell’8 marzo, ha deciso di offrire un prezzo speciale limitandolo però alle sole donne. Quindi a meno di un travestimento con tanto di accurata rasatura e la suspense della eventuale richiesta di un documento, niente sconto. Allo stesso modo da tenere a bada la voglia di selfie assiso sul trono di palazzo reale, la seduta su cui posero le reali terga gli esponenti della famiglia Savoia. Anche questa possibilità insieme all’entrata gratuità nei musei sara’ esclusivo appannaggio del gentil sesso nella suggestiva iniziativa denominata “Regine per un giorno”.
Dai sogni principeschi alla più abbordabile serata nei locali cittadini. In elenco quelli che offriranno motivo per un pizzico di  vendetta femminile in cui ironicamente, in nome della parità ancora da raggiungere, saranno gli uomini a togliersi gli indumenti. Chissà se abbandonandoli sul pavimento, ripiegandoli accuratamente,o più probabilmente lanciandoli verso un pubblico scatenato, sognante e in visibilio?
Perciò in via Sabotino, al “Ferro e fuoco” boylesque, cioè l’altra faccia del burlesque, e camerieri in abiti sexy. E ancora al “Sombrero” di via Trento camerieri in abiti hot e strip man. Spogliarello maschile anche al “Dodo” di Nervi e al “Bal3A” di San Colombano Certenoli. Infine al “Broser” di piazza Marsala Andrea Gado veste i panni di Eva in un excursus sulle parole delle canzonette d ‘amore in cui gli autori vedono la donna sempre con lo stesso sguardo. Quello maschile. Tanto per ridere un po’, magari amaramente, anche delle sottili discriminazioni.
Ma siccome, al fine di eludere gruppi femminili caciarosi a caccia di emozionali vendette, resterò a casa, in omaggio alla mia compagna devo ricordarmi di non pretendere di poter assistere alla semifinale di ritorno in cui a Madrid la Roma affrontera i merengues di Zinedine Zidane (tanto i giallorossi di Spalletti dopo la sconfitta interna per 2-0 sono quasi certamente eliminati). Non essendo prevista alcuna partita di calcio femminile, probilmente mi tocchera’ vedere per l’ennesima volta Sex in the city, un film del 2008. Pensando fra me e me, mi sia concesso, ma senza assolutamente proferir parola, che alla fine ogni tanto, in questa folle corsa verso il raggiungimento della parità, talvolta, o spesso, i discriminati finiamo per essere noi. Quei maschietti in odor di maschilismo

Il Max Turbatore

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