1899, la febbre del lotto fa delirare Genova. Folla di vincitori festeggia per le strade

Prevedere il futuro, leggerlo attraverso minimi episodi della vita quotidiana oppure grazie a sogni premonitori. L’umanità intera da sempre guarda con ansia l’orizzonte del tempo chiuso nella sua imperscrutabilità. Eppure nei secoli la credenza che ci fosse un modo per cogliere il futuro e infilzarlo traendone un vantaggio è stata pressochè certa e passava attraverso pratiche antiche, magiche, l’alchimia e la numerologia tra tutte. La capitale europea della pratica per ottenere un vantaggio economico dal futuro decifrando i segni del mondo era proprio Genova. Riprendiamo direttamente dal sito di Lottomatica:

“L’attuale formula del Gioco del Lotto sembra derivare da una pratica in uso a Genova nel XVI secolo, che permetteva di scommettere sui nomi di cittadini candidati a cariche pubbliche.
Il gioco prendeva spunto da un “sistema elettorale”, che prevedeva l’estrazione casuale di 5 nomi di cittadini particolarmente meritevoli, su un totale di 120 “papabili”, che avrebbero assunto il ruolo di membri del Maggior Consiglio della Repubblica.
Questa pratica prese quindi il nome di “Giuoco del Seminario”. Agli appassionati e numerosi giocatori veniva data 2 volte l’anno l’occasione di tentare la sorte con un’estrazione di cinque nomi. Qualche anno dopo il numero dei candidati fu ridotto a 90, e ben presto i nomi furono sostituiti da numeri.

Non si limitarono ad accettare le puntate solo su un nome, ma le ampliarono dando vita a “estratti”, “ambi” e “terni” che, per molto tempo, furono le sole combinazioni su cui si basò il gioco.”

La fonte, più autorevole di così non si può ma non rende l’idea. A Genova il Lotto era una febbre che pervadeva ogni singolo momento della giornata che andava analizzato, decifrato e ovviamente, giocato. Si potevano evincere numeri del lotto da qualsiasi cosa anche se i sogni, il parente scomparso che indicava i numeri da giocare era il desiderio “osceno” di tutti. Era una mania, una frenesia che ben presto i governi, inizialmente diffidenti, lo istituzionalizzarono ricavandone una ricchezza. “Sarebbe stato il libertino Casanova che aveva analizzato molto da vicino il fenomeno a Genova a dare l’idea a Luigi XV re di Francia che fu la prima nazione a legalizzare le lotterie).

Ma torniamo a Genova, precisamente nel 1899Un carro trainato da due cavalli, di proprietà del banchiere Quartara, discende giù dai bastioni dell’Acquasola, la strada, ai tempi non così percorribile in sicurezza, che ancora oggi si immette su via XX settembre all’altezza di via S. Vincenzo.

Per ragioni che il giornalista del Secolo XIX omette di raccontare, il carro deraglia e precipita dal ciglio del percorso. Un disastro, gli animali morenti nitriscono impazziti, accorre una folla per i primi soccorsi insieme ai tanti curiosi. Nel frattempo, la macchina cinica e perversa della decrittazione numerologica è partita.

Gli anziani analizzano e decifrano, si consultano. Il tam tam passa da quartiere a quartiere sino ad arrivare alla trisavola immobilizzata su una sedia in vico di Mezzo che pronuncia i numeri fatidici: 2 (come i cavalli), 50 (numero assimilabile alle cadute), 90 (inevitabilmente, la paura).

I genovesi, senza distinzione di ceto e sesso si precipitano nelle ricevitorie che vengono prese d’assalto e rimangono senza bollettini in poche ore. In alcuni casi, devono intervenire le guardie per disciplinare la ressa.

La prima estrazione è quella di Torino e accade l’incredibile: escono i tre numeri.

Moltissimi avevano giocato l’ambo, il 2 e il 5, quelli che avevano giocato anche il 90 si erano scontrati con altre scuole di pensiero che avevano pronosticato l’80.

Genova festeggia e molti che da umili condizioni diventavano improvvisamente ricchi danno luogo a manifestazioni di giubilo incredibili. Un carrettaio raggiunto sulla strada, in via Portoria, dalla notizia della vincita scese e ululando di gioia cominciò a correre abbandonando definitivamente carro e cavallo e cominciò a correre. Nessuno ebbe di lui più alcuna notizia. A Genova, la direzione del lotto per quella vincita dovette pagare due milioni e mezzo di lire, un patrimonio.  I più fortunati e furono tanti, vinsero fino 120 mila lire.

 

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