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Quando il “vampiro” passeggiava per Albaro. Byron a Genova

Dracula

di Black Giac

Al n. 1 di via Albaro una lapide ricorda:

Riposando la vita fortunosa/ qui di morò e scrisse/ Giorgio Gordon Lord Byron/ finchè l’intenso grido/ della greca libertà risorta/ non traeva magnanimo/ a lacrimato fine/ in Missolungi 1822/1823

 Byron

Quando il 4 ottobre del 1822 a bordo del suo yacht “Bolivar” arriva a Genova il poeta George Byron la sua fama e il suo prestigio sono ai massimi livelli. Considerato il miglior poeta del mondo Byron ha già avuto un percorso di vita che al di là dei successi è contrappuntato da numerosi scandali. Abbandono del tetto coniugale per l’accusa di incesto e omosessualità, libertino e propugnatore del libero amore nonché di idee sconvenienti ed eccentriche il poeta sbarca in Liguria sconvolto dalla perdita del suo più grande amico, Percy Shelley, annegato durante una gita in barca nel golfo di Lerici. Con lui c’è l’amante Teresa Guiccioli conosciuta durante il suo soggiorno in Italia e a “trovargli casa” a Genova ci pensa una altro personaggio assoluto della letteratura europea Mary Shelley, moglie del poeta scomparso e intima amica di Byron.

Mary Shelley

Il poeta e la sua compagna, accompagnata dal padre e dal fratello, trovano dimora a villa Saluzzo sulla collina di Albaro costruita dalla famiglia Sauli nel XVI secolo. La sontuosa struttura completamente immersa nel verde arricchita, al suo interno, dai dipinti di Van Dyck , di Salvator Rosa e del Veronese. Mary Shelley abitava non lontano a Villa Negrotto insieme ad altri amici inglesi e alla loro famiglia.

Prima però di raccontare la permanenza genovese di Byron occorre capire esattamente cosa rappresentò e rappresenta ancora oggi per la cultura e per il nostro immaginario. Come si diceva il poeta Byron aveva subito avuto successo e incarnava pienamente lo spirito romantico del tempo. La sua generazione che aveva vissuto le lunghe guerre europee seguite alla rivoluzione francese e all’avvento di Napoleone Bonaparte era profondamente stanca e disillusa, distaccata dai fermenti patriottici e nazionalistici che aveva accompagnato quegli anni sanguinosi. Byron amava l’amore e le emozioni ma soprattutto un posto dove ricominciare e infatti nel suo Childe Harold’s Pilgrimage (il pellegrinaggio del giovane Aroldo) dove i due personaggi disillusi dalla vita aristocratica, oziosa e inutile, cercano un nuovo inizio in terre straniere. Il successo è strepitoso e vale a Byron una notorietà e una fama piuttosto rara per l’epoca e che oggi potremmo paragonare a quella di una pop star di successo, un Jim Morrison ante litteram. Un altro episodio che segna la vita di Byron è la famosa “notte di Villa Diodati”. Viaggiando per l’Europa, un po’ per trovare un posto per ricominciare ma anche per sfuggire ai numerosi scandali sessuali che si era lasciato alle spalle, nel 1816 il poeta, accompagnato dal suo assistente John Polidori, arriva in Svizzera a Ginevra, trovando dimora a Villa Diodati. Qui viene raggiunto dall’amico Percy Bisshe Shelley, dalla sua compagna Mary Wollostonecraft (anche loro fuggivano in quanto Shelley era già sposato) e da Claire Clarmont spregiudicata nobildonna inglese sorellastra di Mary e perdutamente innamorata di Byron. Nel maggio di quell’anno caratterizzato da lunghe piogge la compagnia per passare il tempo leggeva storie di fantasmi e una sera Byron indice una gara: ognuno di loro avrebbe scritto una novella gotica e poi si sarebbe giudicata la migliore. Fu in quella notte che Mary partorì la storia del mostro di Frankenstein e Polidori il racconto de “Il vampiro”. Detto che Frankstein fu subito un successo e che ancora oggi ritorna periodicamente nelle proposte cinematografiche, una particolare attenzione va al “Vampiro”. Polidori aveva un rapporto di grane amicizia con Byron e partì proprio da un verso del poeta per prendere spunto per la sua storia. Ciò nonostante è possibile anche che il giovane assistente nutrisse una certa invidia per il poeta che anche in quella particolare situazione non mancava delle assillanti profferte sessuali di Claire e dell’adorazione che la stessa Mary aveva per lui. Così Polidori prende il leggendario Vlad dei sanguinari racconti dei Carpazi, una mostruosa e selvaggia creatura, e lo trasforma nel cinico e dissoluto vampiro, raffinato e amante delle belle donne: il ritratto di Byron in persona e l’immagine del conte Dracula proposta da Bela Lugosi e Cristopher Lee che noi tutti abbiamo ben presente.

E così che nel 1822 questo inglese fascinoso e leggermente claudicante (Byron aveva una malformazione ad un piede), poco attento alle solerti attenzioni delle nobildonne genovesi che lo avrebbero volentieri conosciuto da vicino, passeggiava per Albaro, ogni tanto fermandosi ad una panchina e vergando il poema che andava scrivendo a quell’epoca, il Don Juan. Byron assistette così nel 1822 alla disastrosa alluvione che colpì Genova. Scrisse all’amica Augusta Leigh: “ Tutto è stato così improvviso che non c’è stato tempo di prepararsi e mettersi in salvo (da parte della popolazione, lui abitava in alto) magari sulla cima della collina: la strada era diventata una specie di cascata impraticabile, un bambino è annegato a pochi metri dalla porta di casa sua, in una zona dove l’acqua in genere è una rarità”.

Il soggiorno fu assai proficuo per il suo lavoro poetico: otto canti del “Don Juan” furono scritti a Genova, compose The age of Bronze un poemetto satirico contro il Congresso di Vienna e The Island, un dramma poetico sull’ammutinamento del Bounty. Seguendo il suo istinto poetico decide di partire per la Grecia per unirsi ai patrioti che lottavano per l’indipendenza del loro paese. L’avventura si concluderà drammaticamente a Missolungi con la sua morte colpito da febbre malarica.

In una bella canzone il cantautore genovese Max Manfredi ripropone con efficacia l’immagine del poeta integrata con leggerezza nella Genova di oggi

“Byron è amico mio, perché lui era un manico
romantico, sciamanico, perché lui era un dandy;
claudicante e bellissimo e un tantino satanico
teneva in casa un teschio giusto per berci il brandy.”

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