Sui bus con Arcigay per dire “no” alla violenza omofoba

Rossella Bianchi: <Spero siano solo piccolissime frange che resistono coi loro pregiudizi>

Domani, giovedì 6 agosto, i volontari dell’associazione “L’Approdo Arcigay Genova” saranno sugli autobus delle principali linee genovesi <per dire che siamo contro ad ogni manifestazione di violenza, in particolare la violenza negli spazi pubblici della città e sugli autobus. Continuiamo a manifestare la nostra piena solidarietà al quarantenne che, come riportato dalla stampa, è stato aggredito perché ritenuto gay; è ancora grave in ospedale. Arcigay e tante altre associazioni saranno con noi sulle linee degli autobus 1, 7, 13 e 17.
L’iniziativa partirà alle 17 da piazza Caricamento nei pressi del capolinea dell’1
<A gruppi ci divideremo per salire sugli autobus 1, 7 (arrivando con l’1), 13, e 17 (salendo in via Ceccardi); questo per coprire almeno simbolicamente tutta la città. Ognuno si porti simboli (addosso) della propria associazione di appartenza, scartando gli oggetti ingombranti (niente aste alle bandiere). Ognuno dovrà essere autonomamente in regola coi titoli di viaggio sugli autobus> questo dicono gli organizzatori.

<A Genova facciamo fatica a ricordare quando si è verificata l’ultima aggressione di stampo omofobo e questa notizia è, come si è soliti dire, un fulmine a ciel sereno – dice Claudio Tosi, presidente del Arcigay Genova -. Questi sono eventi di cui sentiamo parlare di solito da altre città, da lontano, quindi perché anche qui? Perché in questa città che si è sempre saputa distinguere per inclusione e tolleranza? Perché nella Genova Città dei Diritti? Perché nella città del Pride del 4 luglio? L’aggressione è avvenuta in pieno centro città, nei pressi di importanti luoghi di ritrovo per genovesi e turisti ed inoltre presso alcuni locali frequentati nel fine settimana da gay genovesi. Il fatto che l’uomo aggredito non fosse gay per noi non è importante. Innanzi tutto è una persona e in quanto tale sentiamo di voler manifestare la nostra solidarietà e vicinanza, garantendo, se necessario, l’assistenza dei nostri legali. Dobbiamo fare anche qualche altra riflessione. Per gli aggressori era gay e a noi basta per chiedere ad alta voce d’essere difesi. Difesi come persone e come gay. La Legge Mancino (205/93) punisce discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Questa Legge, utile e importante, si preoccupa di riconoscere la lesione che colpisce non solo la persona aggredita, ma anche il gruppo di appartenenza. La comunità Lgbt in questo elenco non è mai stata compresa: orientamento sessuale e identità di genere non ci sono. Tante volte abbiamo ormai visto iniziare un iter legislativo per farlo, ma mai lo abbiamo visto concludersi.
Oggi il gruppo aggredito è quello Lgbt; la comunità gay genovese oggi non può che sentirsi aggredita e chiede giustizia; quella giustizia che lo Stato italiano ha il dovere di garantire. Su Facebook in molti stanno diffondendo la notizia e manifestano la propria solidarietà e la propria rabbia. Chiediamo a tutti di continuare, di farlo come singoli e come gruppi, associazioni o enti. Facciamo vedere a tutti che questa aggressione non è Genova!!!>.

<Arci Genova Aderisce ed invita iscritti e militannti a partecipare. Contro l’omofobia, contro l’indifferenza!> dice Stefano Kovac, presidente provinciale dell’associazione.

Ferma condanna da Cgil e Cdlm: <È bastato uno sguardo frainteso ad un altro uomo, un abbigliamento considerato un pò eccentrico per scatenare una furia trasformatasi in linciaggio – si legge in una nota -. La Cgil genovese e ligure, nell’esprimere  la  propria solidarietà alla vittima, denuncia  la gravità di un gesto che va al di là di un atteggiamento discriminatorio nei confronti del diverso, ma si rivela come il frutto di una subcultura che non riconosce le differenze, “l’altro” come persona degna di rispetto e dignità. Tutti e tutte noi potremmo essere un possibile bersaglio di chi si arroga il diritto di annientare il nostro modo di stare al mondo, di sentirci liberi di indossare ciò che vogliamo, di posare uno sguardo su chi ci sta intorno. La nostra città, ha visto aggravarsi le proprie condizioni di vita quotidiana, anche questi episodi dimostrano quanto sia profonda la crisi economica e sociale che la sta attraversando . Ci auguriamo che la magistratura possa velocemente chiarire quanto è accaduto e che i responsabili vengano puniti. Non si può prescindere da una ricostruzione dei legami sociali di solidarietà e tolleranza,  intese non  come parole astratte, ma atti concreti. Accettare l’essere umano nelle sue peculiarità, favorire una arricchente contaminazione e condivisione, educare all’affettività e all’uguaglianza, fa parte di un processo che deve partire dalla scuola e dai luoghi deputati alla formazione dell’individuo. Il vivere sociale è diventato una giungla, dove vince il più forte, lo vediamo ogni giorno sui posti di lavoro, come organizzazione sindacale vogliamo combattere questo stato di cose e promuovere azioni in difesa delle fasce più deboli>.

Rossella Bianchi, presidente dell’associazione “Princesa”, ricorda che un tempo episodi come questo erano la regola. <Ora, per fortuna, è un’eccezione. Mi auguro che siano piccolissime minoranze che resistono con i loro pregiudizi>.

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