Fiera, Dello Strologo presidente, ma l’azienda è in bilico

BILANCIO SALVATO SOLO DA DUE CIRCOSTANZE NON ATTINENTI ALLA GESTIONE CARATTERISTICA
A rischio la continuità aziendale
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di Monica Di Carlo
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Ariel Dello Strologo (che sarà nominato martedì presidente al posto della dimissionaria Sara Armella) avrà il suo bel daffare a tirare fuori la Fiera dalle secche di un’attività al lumicino, dei problemi di credito e a quelli di un bilancio 2014 salvato solo dalla rivalutazione delle partecipazioni ottenuta grazie al prolungamento della concessione demaniale da parte dell’Autorità Portuale (circa 1 milione e 710 mila euro) e dalla plusvalenza legata al fatto che il Comune si è accollato il mutuo del padiglione B (611 mila euro) essendone tornato in possesso. Il collegio dei sindaci dell’azienda, composto da Gian Alberto Mangiante (presidente), Adriano Bagnera (sindaco effettivo), Paola Capelli e Paolo Macchi (sindaci supplenti), ammette che il fatto che il bilancio sia chiuso in attivo rappresenta una novità, dopo tante annate “in perdita” (l’utile di esercizio è di poco più di 39 mila euro), ma aggiunge che deve essere analizzato, perché esistono fattori che non sono ripetibili e, inoltre, il saldo tra costi e ricavi della gestione caratteristica (l’attività fieristica), ulteriormente diminuiti, resta squilibrato. Il pareggio, dunque, è solo un equilibrismo. Assolutamente valido per la chiusura in attivo del bilancio 2014, ma irripetibile. Per questo, il collegio dei sindaci ritiene necessaria <una profonda e attenta valutazione> sulla continuità aziendale.
IL MANCATO CREDITO E I DEBITI VERSO I FORNITORI
Tra i punti sensibili anche la capacità di ricorrere ai finanziamenti di terzi. La conclusione, nel 2014, di un accordo per l’apertura di una nuova linea di credito per tre milioni (necessaria anche a pagare i debiti con alcuni fornitori) non si è ancora trasformata in realtà e questo, secondo il collegio sindacale, consiglia un secondo approfondimento <sulla difficoltà da parte della Fiera nel reperire creditp sul mercato finanziario, ovvero sulla incapacità di generare proprie risorse in autofinanziamento>. Questa circostanza, in assenza di soluzioni nel breve tempo, zpotrebbe esprorre la società al rischio di squilibri finanziari in caso di eventuali azioni esecutive da parte dei creditori>, che restano una spada di Damocle sulla testa di Fiera.
L’ORGANIGRAMMA AZIENDALE
Il personale è stato ridotto, con grande sacrificio dei lavoratori e l’incorporazione della controllata “Marina Fiera di Genova Srl” ha permesso di razionalizzare il tutto, ma ora potrebbero mancare le forze per l’operatività della società <con ricadute – scrivono i sindaci nella loro relazione – in termini di continuità operativa>.
I CONTENZIOSI
Secondoi sindaci, rappresentano <un elemento di richio patrimoniale, almeno in termini di valore>. La causa con Coopsette (a cui era stato appaltato il padiglione “Jean Nouvel”) viene ritenuta quella che comporta i maggiori rischi per la struttura patrimoniale- finanziaria di Fiera di Genova. <Il valore della causa – spiegano i sindaci – è compresa tra una richiesta di Coopsette di 30 milioni e una pretesa di Fiera di circa 10 milioni>. È in corso la fase istruttoria ed è stata appena disposta una consulenza tecnica d’ufficio. <Nel bilancio di Fiera – spiega il collegio dei sindaci – non vi sono appostazioni specifiche, con esclusione di una fattura emessa da Coopsette e non saldata per circa 2 milioni di euro. Va anche rilevato che ulteriori elementi quale il recente crollo di parte del controsoffitto aggiungono complicazioni ed incertezze nell’individuare eventuali annotazioni, soprattutto a fini contabili>.

Nel proprio documento, i sindaci sottolineano ognuno di questi problemi e ribadiscono <come il grado di copertura dell’indebitamento a breve termine non presenti adeguata copertura col capitale circolante> e, <considerato il precario equilibrio economico e finanziario, raccomanda agli amministratori di <monitorare in modo costante il risultato che progressivamente si forma nel corso del 2015, al fine di verificare “senza indugio” il venir meno dei presupposti della continuità aziendale>. Senza la continuatà aziendale, per esser chiari, si chiude.
Il totale dell’attività al 31/12/2013 era di 49 milioni e 716 mila euro (28.660 mila euro al 31/12/2014), le passività di quasi 35 milioni e 288 mila euro (14 milioni e 191 mila euro nel 2014). Sono diminuite le uscite, ma anche le entrate. il patrimonio netto è di quasi 14 milioni e 500 mila euro. Il valore della produzione è scedo in un anno di più di 4 milioni di euro (da 10 milioni e 522 mila euro a 6 milioni e 282 mila). I costi della produzione sono scesi da 16 milioni e 482 mila euro a 8 milioni 255 mila euro. La differenza è scesa da quasi 6 milioni a nemmeno 2. il risultato d’esercizio è passato da una perdita di 9 milioni a un utile di 39 mila euro anche per effetto delle circostanze viste sopra. Di fatto, il parere favorevole al bilancio è stato dato raccomandando il monitoraggio di tutti questi fattori e, in particolare, ha subordinato la continuità aziendale necessaria per andare avanti all’ottenimento del credito.

Questa è la situazione che Dello Strologo, scelto dal Comune, si troverà ad affrontare. La nua nomina potrebbe essere il primo passo verso la fuzione con Porto Antico Spa, del quale Dello Strologo è già presidente e in questa veste deve fare i conti con la questione Ponte Parodi, il cui progetto è naufragato, con gli ingenti debiti dell’Acquario (molto indietro con l’affitto) e con altre aziende commerciali che non pagano la “pigione”. Tra le due aziende, in prospettiva della fusione, esiste anche un problema relativo alla compagine societaria. La Fiera è di Comune di Genova (32,46%) – Città metropolitana (21%), per un totale del 53,46% in mano a al sindaco-presidente della Città metropolitana, Filse-Regione Liguria (27,39%), Camera di Commercio di Genova (17,24%) e Autorità Portuale di Genova (1,91%). mentre Porto Antico Spa è  partecipata al 51% dal Comune di Genova, al 43,44% dalla Camera di Commercio e al 5,56% dall’Autorità Portuale di Genova.
Toccherà alla Regione adesso scegliere l’amministratore delegato che sostituisca Antonio Bruzzone che si è dimesso da tempo per accettare un altro incarico fuori Genova. Comune e Regione si sono scambiati gli incarichi. Prima, infatti, il presidente veniva nominato da via Fieschi mentre l’ a.d. veniva scelto da Tursi.

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