Battaglie e pirati, l’impresa del “San Francesco da Paola”

battaglia navaledi Black Giac
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A chi è capitato di vedere il corposo e avvincente film “Master & Commander” con Russell Crowe nei panni di un comandante della marina inglese impegnato nella ricerca di un temibile veliero francese, veloce e potente, capace da solo di mandare a picco intere flotte ha respirato per diversi minuti delle vicende del mare, degli inseguimenti, dei pericoli ma anche del grande fascino che esse suscitano. Oggi vi racconterò una storia che nulla ha da invidiare alle avventure del capitano Jack Aubrey ma che accadde nei nostri mari e ha un eroe tutto genovese.

Siamo nel 1763, la Repubblica genovese vive ormai un irreversibile declino circondata da potenze straniere sempre più forti e invadenti. Dopo anni turbolenti (era di 17 anni prima la rivolta dei genovesi contro gli occupanti austriaci scatenata Giovanni Battista Perasso detto “Balilla”) la Repubblica gode di una temporanea tranquillità. Giacomo Casanova a quell’epoca assiduo frequentatore della Superba dice che “a Genova non c’è nient’altro da fare che mangiare funghi, guardare le “casacce” (assistere alle processioni) e giocare al Biribis”. Lui poi dell’altro lo trovava, da fare, ma questa è un’altra storia. Il 17 ottobre del 1763 quindi dal porto della Repubblica esce un vascello commerciale destinato a Cadice: il San Francesco da Paola. La nave nonostante i suoi scopi pacifici è armata con 32 cannoni di grosso calibro e munita di artiglieria leggera, i cosiddetti “cannoncini da murata” per tutto il perimetro della nave. Insieme ai marinai pronti a imbracciare i fucili anche qualche soldato di scorta. La ragione è che il Mediterraneo è infestato dai pirati africani provenienti dalle coste algerine. Agiscono in piccole flotte di cinque o sei imbarcazioni, molto frequentemente sciabecchi, velieri veloci ma al tempo stesso capaci di sopportare il peso di una quindicina di cannoni di medio calibro senza perdere nulla in manovrabilità e velocità. Aggrediscono, uccidono e saccheggiano quindi fuggono. Il comandante di quel vascello genovese si chiama Domenico Castellino. Dopo qualche giorno di tranquilla navigazione accade quello che in cuor loro tutti i membri dell’equipaggio temevano: al largo dell’isola di Ibiza all’orizzonte si stagliano le sagome di ben sei velieri sono cinque scabecci e una fregata e si avvicinano velocemente al S. Francesco Da Paola: sono pirati. Sulla velocità il vascello genovese non ha scampo sarebbe raggiunto dalle più veloci imbarcazioni nemiche, quindi le alternative sono due: arrendersi o dare battaglia. Castellino non ha esitazioni e decide per la seconda ipotesi. Rallenta la corsa del veliero e con una rapida manovra si incunea tra due degli scabecci che lo inseguivano. La mossa sorprende i pirati che probabilmente pensano a una resa e a una manovra per farsi abbordare ma non è così. Il S. Francesco da Paola una volta allineato in mezzo ai velieri nemici forte anche di cannoni di maggiore calibro e gittata apre il fuoco di batteria sul primo. Una tempesta di proiettili perforanti e palle chiodate per danneggiare l’alberatura si abbatte sul primo scabeccio che viene letteralmente distrutto. Castellino, freddamente, una volta assestato il colpo da una parte ordina il fuoco alla batteria di bordo del lato opposto. Le bocche di dodici cannoni vomitano proiettili e in pochi minuti la piccola flotta avversaria deve contare due defezioni decisive. Ma i pirati non ci stanno: dalla fregata, dove si trova il capitano, viene dato l’ordine di abbordare il S. Francesco da Paola e lo scabeccio pirata più vicino si accosta per l’assalto. Castellino non si fa prendere dal panico. I marinai imbracciano i fucili mettendo a portata di mano asce, sciabole, pistole e coltelli per il combattimento corpo a corpo. Altri ancora vanno ai cannoncini e li armano. Arrivato a giusta distanza il ponte dello Scabeccio viene spazzato da una scarica di fucileria, i cannoncini armati a “mitraglia” investono gli assalitori. È un massacro ma i pirati non demordono e vanno all’arrembaggio. Si scatena sul vascello genovese una cruentissima battaglia all’arma bianca, Castellino ordina alla batteria una nuova scarica: colpi di cannone a distanza ravvicinatissima e lo scabeccio rischia di affondare, i pirati devono scappare per non rimanere intrappolati e prigionieri sul vascello genovese. Castellino ha quasi la vittoria in pugno ma non demorde per tenere lontano l’altro veliero pirata vira e mette tutta la batteria pronta a sparare di fronte ai nemici. Fuoco! E a quel punto per i pirati è troppo e si ritirano. Il San Francesco Da Paola arriva a Formentera con un drammatico bilancio: 32 morti e 42 feriti ma il carico è salvo e la sua vittoria ha distolto i pirati dall’attacco all’isola. Accolto come un salvatore a lui verrà dedicata una targa e una piazza. Il racconto della sua impresa arriva a Genova dove per molti anni verrà raccontata con l’aggiunta di sempre maggiori particolari diventando una vera e propria leggenda del mare.

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