“Mare Nostrum” al Museo del Mare, storia e leggenda del Mediterraneo danno spettacolo

di Black Giac
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“Ma che paura che ci fa quel mare scuro che si muove anche di notte non sta fermo mai” (P. Conte)

11694943_10206947169786071_4063586847899566623_nLa guardinga diffidenza del mandrogno di Asti nella mirabile canzone dedicata a Genova la dice tutta sull’inafferrabile mistero che da Omero in poi coglie l’umanità curiosa e contenta come un bambino a giocare fra le onde ma pronta a inorridire per i terribili misteri che il mondo sommerso riserba. Può anche essere un modo per sfuggire alla calura estiva che ci attanaglia in questi giorni fare un salto al “Galata museo del mare” per immergersi (il verbo è d’obbligo) nella storia marinaresca di Genova e della Liguria e scoprire o se non altro rimanere per l’ennesima volta rapiti dalle belle e misteriose vicende del mare. Il visitatore, foresto o genovese che sia, potrà vivere questa incredibile storia tra documenti antichi rigorosamente spiegati, effetti multimediali e passaggi interattivi perdendosi tra i racconti dei marinai delle galee genovesi e le difficoltà nel caricare un antico cannone dei pirati. Senza sosta, passaggio dopo passaggio, nella gratificante sensazione di imparare qualcosa di sé, della propria identità e della propria storia, smarrito nel tempo e nella fretta, sbiadito nel tempo. Perché, osservando quei modellini o camminando sulla tolda di una galea ricostruita a grandezza naturale si ha la fuggevole percezione di confrontarsi con una realtà, per quanto appartenuta agli avi, anche in qualche modo ancora e nuovamente nostra sia pure per qualche istante. Pezzo forte di un museo che racchiude in un percorso impegnativo ma mai noioso la storia del mare da Omero alle attuali vicende migratorie, è la mostra intitolata “Mare monstrum” e dedicata con intelligenti divagazioni alle insidie reali e immaginarie partorite dalla fantasia dell’uomo o realmente scaturite dal fondo degli abissi. Dalle sirene di Ulisse al Kraken del capitano Jack Sparrow passando per la balena bianca di Herman Melville e lo squalo di John Spielberg l’uomo ha sempre amato, paradossalmente, la paura profonda suscitata dal cuore dell’oceano. Nonostante le scoperte della scienza abbiano via via cancellato dai bestiari medievali molte delle creature fantastiche che vi erano elencate il fascino ancestrale di questi racconti porta ancora oggi spedizioni scientifiche a immergersi nel profondo degli abissi alla ricerca di leggendari mostri marini. Ma non si parla solo di mostri più o meno immaginari: l’orrore del mare sono stati anche i drammatici naufragi e le deportazioni dei nativi africani nelle colonie americane tutti realmente avvenuti, storie di cannibalismo e violenza inenarrabile recuperate e descritte con cura e un giusta dose di suggestione coinvolgente.
Non manca un coinvolgimento totale come la “tempesta in 4D” che porta il visitatore a bordo di una scialuppa in preda alle gigantesche onde dell’oceano Pacifico alla ricerca della salvezza. Tra iceberg e balene dovrete remare per salvare la pelle e non mancano gli spruzzi d’acqua che vista la temperatura fuori anche un naufragio così risulta gradito.

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