La candidata e il wc negato

Caterina Ansaldi, candidata alla Regione per la lista #conPastorino, denuncia una storia di ordinaria burocrazia

ansaldiRiguarda proprio la sua campagna elettorale, ma, spiega, è simile a quella di tante imprese che, come la sua, devono rapportarsi con gli enti pubblici.

“La burocrazia e l’incuranza uccidono imprese e iniziative – dice Ansaldi -. Quella che vi voglio raccontare è la storia di un wc chimico che mai sarà. Anzi, due wc chimici. Erano la mia idea per una campagna elettorale a servizio della città. Gestisco un negozio di gadget e servizi turistici in via San Lorenzo che fa anche da punto informazioni in convenzione – totalmente gratuita per la collettività – per il Comune. La più frequente richiesta dei turisti è proprio quella relativa a servizi igienici pubblici. Inoltre, i cittadini genovesi devono subire gli effetti della carenza di bagni pubblici perché non solo i turisti, ma anche i ragazzi che partecipano alla movida e gli stranieri che stazionano tra via Turati e Caricamento fanno pipì dove possono, spesso in un vicolo meno battuto degli altri. Mi sono detta che sarebbe stato più utile garantire il servizio più richiesto e necessario piuttosto che “investire” in aperitivi o cene come molti altri candidati. Una ben strana iniziativa elettorale, direte voi. Ho pensato che le conferenze e gli incontri elettorali carichi di promesse, spesso poi disattese, non sono il mio modo di vedere la vita. La mia parola d’ordine, come quella di tutti i piccoli e grandi imprenditori, è “fare” e non “parlare”. Lo è da sempre e lo è stata anche dopo le due alluvioni che hanno colpito Genova nel 2011 e lo scorso anno, quando ho deciso di lanciare con la parrocchia di Santa Margherita di Marassi l’iniziativa “Non c’è fango che tenga”, grazie alla quale è stato distribuito alle imprese alluvionate quasi un milione di euro (per i due eventi) come contributo a fondo perduto”.

Ansaldi racconta così l’iter della sua richiesta

“Il giorno 29 aprile ho inviato la prima email agli uffici comunali per chiedere le autorizzazioni – dice -. La mia idea era quella di installare i due wc chimici vicino al capolinea del bus “13”, nei pressi di palazzo San Giorgio, dove si radunano gli extracomunitari che danno vita al mercato delle pulci, dove c’è anche un cantiere accanto al quale ho pensato di posizionare i due gabinetti, che sarebbero stati presidiati per scongiurare qualsiasi abuso. Mi è stato detto, però, che non era il caso, per ragioni di estetica e perché la zona deve già “sopportare il disagio” del suq. Da quello che ho capito, c’era il timore che abitanti e titolari delle imprese della zona perdessero le staffe per l’iniziativa che sarebbe andata ad aggiungersi al problema del mercatino. Secondo me non sarebbe stato così, perché i wc chimici, regolarmente puliti e presidiati a mio carico, sarebbero stati ben migliori della puzza di orina che pervade costantemente la zona. Sarebbero stati aperti a tutti, anche agli stranieri, ovviamente, e sarebbero stati regolarmente puliti. Mi sono assoggettata, però, a quanto deciso dagli uffici comunali e, mentre i giorni passavano, ho chiesto di propormi un’altra collocazione. Prima mi è stato detto che in centro storico non si possono installare wc chimici per regolamento comunale, anche se io continuo a sostenere che un wc chimico che non costa alla collettività e viene tenuto pulito è meglio della puzza. Quindi, dopo qualche tempo, mi è stata proposta la sistemazione in piazza San Giovanni il Vecchio. Conservo il messaggio con cui la location mi viene indicata dal dipendente comunale addetto. Ho pensato che non fosse il posto migliore – la piazzetta si trova al lato della cattedrale di San Lorenzo e certo non sarebbe stata una collocazione migliore da quella da me proposta -, ma ho acconsentito per poter procedere col mio progetto e cominciato l’iter per chiedere la concessione mentre prendevo accordi con il fornitore dei wc chimici. Mentre i giorni continuavano a passare, mi è stato detto che per collocare in quella piazzetta qualcosa era necessario chiedere il permesso alla Curia e che gli uffici comunali si stavano adoperando. Sono passati altri due giorni e si è arrivati a ieri, 16 maggio. Quando mi è stato detto che la Curia non acconsentiva e che i wc chimici non si potevano installare.”

Il mio progetto è così naufragato contro gli scogli della burocrazia – dice la candidata, imprenditrice del turismo, contro un sistema che impedisce anche alle imprese, soprattutto quelle medie e piccole, del commercio e del turismo in particolare, di tentare di giocarsi tutte le carte che ha – e sono tante – per costruire un futuro migliore per i cittadini di questa città. I due wc chimici avrebbero migliorato l’accoglienza ai visitatori e la vivibilità di quella zona del centro storico. Non sarebbero costati nulla alla collettività. Gli uffici comunali hanno impedito che accadesse. Tra tutti i posti possibili, hanno proposto un luogo dove non disponevano della piena titolarità per la collocazione. Hanno scoperto a metà iter che esisterebbe un regolamento che impedisce di sistemare wc chimici nel centro storico – pur non impedendo che la città vecchia si trasformi in un luogo puzzolente e nauseabondo per assenza di servizi comunali, proprio in questo momento in cui le toelette di piazza De Ferrari sono chiuse perché il Comune non riesce a tenerle aperte -, hanno sprecato molto tempo, che per le imprese è prezioso, per dire – infine – un “no” che, a me non sembra, poi, così motivato e che è arrivato solo dopo ben 17 giorni fatti di “sì”, di “forse” e di “vedremo”. Questo è il “tempo perso” che danneggia le imprese e i cittadini. Gettato via inutilmente, privando la collettività di un servizio a costo zero. Questo è il sistema che va cambiato, perché è inutile lamentarsi che non ci sono fondi pubblici quando si impedisce, di fatto, che un’iniziativa privata che va incontro alle esigenze di Genova e dei genovesi venga realizzata senza alcun costo per le pubbliche amministrazioni. Se non cambieremo il sistema, questa città non potrà sostenere il decollo dell’unica industria cittadina che sembra rimanerci, garantendo posti di lavoro: il turismo”.

3 thoughts on “La candidata e il wc negato

  1. Non è che l’ennesima conferma di come questa amministrazione brancoli nel buio, quando si tratta di cogliere delle opportunità. Sempre le solite risposte balbettate: ” Si, ma non li, mettiti più in là, ma non qua, mi dispiace non sa da fà! “. Dopo un mese! Sembra una commedia napoletana.
    La tua, Caterina, era una iniziativa lodevole quanto trovo altrettanto lodevole che ti sia candidata. Perché a forza di pensare che la politica e tutti coloro che la praticano sono esseri immondi, alla fine l’abbiamo abbandonata proprio a coloro che l’hanno strumentalizzata ai propri fini. Quindi, ti ammiro e spero che tu sia di esempio, ad altre persone oneste e intraprendenti come te, a vincere la naturale repulsione di fare politica. Brava!

  2. Non perdere le speranze . Le cose più semplici nella nostra Bella Italia diventano complicate. La burocrazia è tanta che fa cadere le migliori intenzioni comunque ricorda il detto “non mollo “in bocca al lupo

  3. Brava Caterina! Queste sono le lotte che dobbiamo sostenere. Ovunque si viaggi in Europa sono presenti toilette pubbliche ben tenute ad uso turistico. Qui assistiamo allo scempio che noi, residenti e operatori, conosciamo benissimo. Possibile che le amministrazioni non siano a conoscenza dei problemi?

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